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Dopo i trascorsi religiosi e il glorioso passato di importante centro culturale, l’Isola di San Michele è oggi nota in tutto il mondo per il cimitero cittadino; per questo è anche denominata l’Isola dei Morti.

Un tempo era conosciuta per essere “Cavana de Muran” in quanto offriva rifugio ai barcaioli diretti a Murano.

Le origini dell'isola di San Michele, oggi comunemente chiamata l'isola del Cimitero, risultano riconducibili alla presenza sul luogo dei monaci Camaldolesi pur essendoci due versioni attualmente accreditate in merito al loro arrivo sul posto.

Un’antica leggenda racconta che nel 978, in occasione di un pellegrinaggio a Venezia, il monaco benedettino Romualdo di Sant’Apollinare, fondatore della congregazione camaldolese, assieme al proprio maestro spirituale Marino approdassero “sopra un paludo apreso Muran” diversamente noto come Cavana di San Michele Arcangelo. Da questo fortuito evento, si narra che decisero di costruirvi un ricovero provvisorio divenuto poi definitivo dai confratelli dell’Oratorio di Sant’Andrea.

Stando alla storia, invece, risulta che il primo stazionamento religioso in isola avvenne nel 1212 su volere del governo della Serenissima e in accordo con papa Innocenzo III che convalidò la donazione dei vescovi di Torcello e San Pietro di Castello per aprire l'area ad una vita monacale ed eremitica. I Camaldolesi costruirono pertanto un complesso monastico nel 1221 mentre la chiesa che oggi conosciamo venne realizzata nel Quattrocento da un giovane e allora poco noto Mauro Codussi. L'opera dell'architetto bergamasco venne talmente apprezzata che, a partire dalla seconda metà del XV secolo, il monastero divenne un centro culturale importante che attirò molti uomini di cultura tra i miniaturisti, i trascrittori di codici, i geografi e i cosmografi, uno su tutti Fra’ Mauro, l’autore del conosciutissimo mappamondo conservato nella Biblioteca Nazionale Marciana e considerato uno dei più importanti documenti cartografici veneziani realizzati nel periodo storico di transizione tra mondo medievale e i primi viaggi esplorativi. Oggi il complesso religioso, dopo aver subito numerosi rimaneggiamenti, accusa pesantemente le travagliate vicende ottocentesche che hanno portato anche alla completa dismissione della storica biblioteca i cui volumi oggi sono conservati nella Biblioteca di San Francesco della Vigna.

La destinazione d'uso a Camposanto comincia a delinearsi con l'editto di Sant-Cloud del 1804 che impose, per motivazioni d'igiene, di defilare la sepoltura dei defunti all'esterno del centro abitato. Fino all'arrivo di Napoleone, infatti, i deceduti veneziani venivano sotterrati adiacenti alla chiesa parrocchiale di appartenenza, come ancora oggi ricordano i nizioleti di campi e calli; solamente i benefattori e i nobili potevano avere il privilegio di essere tumulati in sepolcri monumentali all'interno di chiese o chiostri.

Con il decreto napoleonico del 12 giugno 1804 venne scelta l'Isola di San Cristoforo della Pace, posizionata di fronte alle Fondamenta Nuove, quale luogo più idoneo a cui affidare il ruolo di cimitero cittadino; questa decisione comportò la demolizione di chiesa e monastero preesistenti. Il complesso monumentale venne affidato a Gianantonio Selva i cui disegni sono oggi conservati nella Biblioteca del Museo Correr; il risultato finale, piuttosto freddo e impersonale, non trovò l'apprezzamento del popolo.

Ben presto ci si rese conto, però, che l'esiguo spazio a disposizione per le sepolture non era sufficiente a contenere tutti i corpi dei defunti pertanto si decise di ampliarlo utilizzando l'estensione territoriale dell'Isola di San Michele, che nel frattempo nel 1823 venne acquistata dal Comune; venne interrato il rio che divideva le due isole e il 2 agosto 1839 ci fu la benedizione del patriarca. Venne bandito un nuovo concorso di idee che il trevigiano Annibale Forcellini vinse; definì il progetto mostrando numerosi punti in comune con il Cimitero di Milano e i lavori si conclusero nel 1876.

Il Camposanto mostra una pianta a croce greca inserita in un quadrato, un muro di delimitazione in mattoni pieni rossi a sua volta circoscritto da pietra d'Istria e un percorso che include anche l'area conventuale, il cui monastero fu adibito per un breve periodo a carcere politico dove vennero rinchiusi anche Silvio Pellico e Pietro Maroncelli.

I numerosi monumenti tombali sono organizzati in sezioni catalogate secondo le cifre romane o le lettere dell’alfabeto, intervallati da grandi alberi quali allori, querce, aceri, magnolie, pini argentati ed austriaci, araucarie in aggiunta a roseti e siepi. Sono sepolti nel cimitero innumerevoli personaggi famosi tra i quali: il musicista Luigi Nono, gli storici Giulio Lorenzetti e Pompeo Molmenti, gli scrittori Carlo e Gasparo Gozzi, l'attore Cesco Baseggio, i commediografi Riccardo Selvatico e Giacinto Gallina, i pittori Virgilio Guidi, Emilio Vedova e Mario De Luigi, i compositori Ermanno Wolf Ferrari e Igor Stravinskij (oltre alla pietra tombale di Giacomo Manzù), la famiglia della seconda moglie veneziana dell'attore Anthony Quinn, il pittore-collezionista Italico Brass, i poeti Josif A. Brodskij e Ezra L. Pound, lo psichiatra Franco Basaglia, lo scienziato Christian Doppler, l'ideatore dei "Ballets russes" Sergej Diaghilev. I chiostri accolgono le spoglie dell'architetto Giuseppe Jappelli e il poeta-patriota Alessandro Poerio.

L’approdo del vaporetto, la linea che porta verso Murano e Burano, è posizionato proprio ai piedi della chiesa di San Michele e rappresenta l'attuale accesso all'isola e al suo cimitero mentre fino al 1950 si accedeva al luogo dall'entrata storica fronte Fondamenta Nuove; al tempo, il primo novembre di ogni anno — giorno della commemorazione dei morti — veniva costruito un ponte di barche che consentiva di attraversare la laguna e collegare Venezia all'isola.

Galleria immagini

Chiostro interno
Viale interno
Vista sul campanile di San Marco (sullo sfondo)
Entrata storica vista dall'interno
Uno dei monumenti interni
Viale principale dall'entrata storica verso l'interno
Particolare dell'edificio dell'entrata storica
Vista dall'entrata storica verso l'interno
Particolare dell'edificio dell'entrata storica
Particolare dell'edificio dell'entrata storica
La porta d'ingresso dell'entrata storica collegata alle Fondamente Nuove dal ponte di barche.
Vista verso le Fondamente Nuove
Particolare dell'esterno, verso la chiesa

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Pubblicato: Sabato, 06 Agosto 2016 — Aggiornato: Mercoledì, 12 Giugno 2019