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Si presume che l’isola, fin dall'antichità, avesse una importante funzione strategica a controllo delle vie acquee verso l'entroterra, che al tempo dei romani andava da Ravenna fino ad Altino. Ritrovamenti archeologici dimostrano la presenza dell'uomo nel territorio già a partire dall'era del bronzo mentre il primo atto pubblico ufficiale risalse al 1050 e denomina l'isola “Vigna Murada”.

La proprietà dell'isola fu, a partire dall fine dell'XI secolo, dei monaci benedettini di San Giorgio Maggiore che vi eressero un luogo di culto dedicato a San Bartolomeo; il territorio isolano era circondato da saline e il maggior produttore di sale della laguna Nord era l'isola di Torcello.

Un decreto del Senato della Serenissima sancì che, a partire dal 1468, l'isola della Vigna Murata svolgesse mansioni di Lazzaretto con lo scopo di prevenire i contagi di peste; l'attributo "Novo" fu assegnato per non confonderlo con il lazzaretto detto Vecchio, vicino al Lido, nel quale erano ricoverati i malati accertati di peste. Le navi, provenienti dal mediterraneo e sospettate di esser portatrici dell'epidemia, venivano messe in quarantena sull'isola, dotandola di un'adeguato impianto sanitario e una serie di celle (camere) per ospitare le persone e grandi spazi coperti da tettoie per igienizzare le merci attraverso l'uso di erbe aromatiche.

Il Tezon Grande, il cuore dell'isola nonchè uno degli edifici pubblici più grandi di Venezia, ha una lunghezza di 100 metri e conserva al suo interno un patrimonio di scritti e disegni ineguagliabile che attestano i commerci e le attività sanitarie e mercantili che venivano effettuate sull'sola, nonchè un sistema di certificazione delle merci attraverso sigilli e simboli.  

La destinazione d'uso del fabbricato con scopi sanitari cambiò durante il 1700 quando, sotto il dominio napoleonico e poi austriaco, divenne un tassello dell'efficiente sistema difensivo della laguna: le arcate del Tezon vennero chiuse per diventare una polveriera e anche la cinta muraria venne fortificata di conseguenza. Venne collegata con la Torre Massimiliana di Sant'Erasmo diventando il punto di controllo degli ingressi al porto del Lido. 

L'uso dell'isola con scopi difensivi e militari decadde nel 1975 diventando un'isola abbandonata e vincolata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Da alcuni anni, affidata in concessione all'associazione Ekos Club e vincolata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l'isola ha conosciuto una vivace attività di recupero, con importanti lavori a cura della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici e del Magistrato alle Acque. L'associazione Ekos Club composta da volontari si occupa, all'interno del progetto "Per la rinascita di un'isola", in collaborazione con altri enti ed istituzioni, della gestione e della custodia dell'isola del Lazzaretto Nuovo, cura inoltre le le visite guidate, che possono essere effettuate da aprile ad ottobre, il sabato e la domenica in orari prestabili (alle 9.45 o alle 16.30) oppure su prenotazione.

A partire dal 1988, l'associazione Archeoclub di Venezia, in collaborazione con Soprintendenza ai Beni Archeologici del Veneto, le Università di Venezia e di Padova, il Centro Internazionale Ricerche Archeologiche - CIRA, l’associazione francese Rempart e l’European Forum of Heritage Associations, organizza campi archeologici nei quali adulti, studenti e bambini possono svolgere campi di lavoro, di restauro e manutenzione, corsi di formazione e stage teorico-pratici per avvicinarsi al mondo dell'archeologia in maniera del tutto inusuale. Durante questi campi, i partecipanti vengono ospitati nelle strutture ricettive presenti in loco.

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