Venipedia: much more than an encyclopedia of Venice. – The best guide of Venice.

Tempo di lettura: 19 minuti

Il nome Pietro Gallo viene spesso affiancato a quello di Costantino Reyer, suo inseparabile amico.

È stato il fondatore della "Società di Ginnastica Costantino Reyer” nonchè propulsore dello sport e dell'educazione fisica a Venezia. 

Pietro Gallo nasce a Lissaro di Mestrino, all’epoca in provincia di Vicenza e attualmente di Padova, il 27 dicembre 1841, da Bernardo e Stefania Guerra. Non ci sono precise notizie sulla famiglia anche se si può intuire un’estrazione borghese: il piccolo Pietro viene mandato a studiare a Venezia presso il Liceo-convitto “Santa Caterina” (che dopo il 1866 assumerà il nome di “Marco Foscarini”). È probabile uno spiccato sentimento risorgimentale da parte del giovane Pietro che, nel 1860 — al momento del servizio di leva sotto l’amministrazione austriaca — preferisce fuggire da Venezia per recarsi a Torino ed arruolarsi tra il corpo dei bersaglieri.

Nella capitale sabauda, all’epoca, c’è uno stretto legame tra l’apparato militare e la Reale Società di Ginnastica Torino dove opera il noto ginnasiarca zurighese Rudolf Obermann, il quale, nei lunghi anni di permanenza in città, introduce la ginnastica in tutti i corpi dell’esercito piemontese e successivamente anche nella società civile.

Pietro a Torino si distingue come atleta, consolidando la sua passione con l’acquisizione del brevetto di maestro di ginnastica alla Scuola Normale Militare. Non è provato da alcun documento un contatto nella capitale del Regno d’Italia tra Costantino Reyer (anche lui impegnato a Torino nel 1861, ma al primo corso magistrale di ginnastica) e Pietro Gallo. L’incontro avviene sicuramente a Pisa e poi a Livorno dal 1863, dove i due giovani ginnasiarchi svolgono un periodo di tirocinio nella loro professione di maestri di ginnastica.

A Livorno, Pietro Gallo apre una propria palestra in via Santi Giovanni e Paolo al numero 4 e, assieme a Costantino, fonda il settimanale di educazione fisica La Ginnastica (il primo numero è datato 1 gennaio 1866 – usciranno undici numeri “livornesi”).

All’indomani del Plebiscito per l’annessione del Veneto al Regno d’Italia (autunno 1866) Costantino Reyer si trasferisce a Venezia dove inizia a insegnare ginnastica in alcune scuole veneziane, ma è costretto qualche mese dopo a rinunciare all’insegnamento per motivi di salute; chiamerà a sostituirlo nell’attività didattica veneziana l’amico Pietro che lascia quindi la sua bene avviata palestra di Livorno per rispondere alla chiamata di Costantino. Ricorderà più tardi Pietro:

“mi legava a Costantino la più sentita amicizia cementata da comuni sofferti pericoli e privazioni all’epoca dell’emigrazione e qualunque assai mi dolesse il dover abbandonare chi mi accolse con tal generosità e mi aveva favorito una brillante posizione, pure soddisfai l’amico”.

Nel frattempo Pietro, assieme ad una altro giovane ginnasiarca, Emilio Baumann, anche lui diplomato a Torino nel 1861, aveva scritto un trattato, Manuale di ginnastica per le scuole elementari. Baumann sta frequentando la facoltà di medicina a Bologna, cercando di coniugare l’educazione fisica con la competenza di medico. Questo Manuale provocherà una dura contestazione da parte del “vecchio” maestro Obermann, forse poco propenso ad estendere la ginnastica ai bambini e alle bambine, “poiché in nessuna nazione anche progredita si è introdotta la ginnastica nelle scuole elementari”.

Questa prima polemica, che si trascinerà anche sulla rivista La Ginnastica redatta da Reyer e da Gallo, segnerà la nascita di una nuova e moderna scuola di pensiero che si contrapporrà, negli anni a seguire, a quella del maestro Obermann e di altri suoi allievi. Da una parte la scuola innovativa capitanata da Baumann, Gallo e Reyer, la cosiddetta “scuola veneto-emiliana” e dall’altra quella dei conservatori definita “scuola torinese”. Da una parte i maestri che vorrebbero decentrare in tutte le province italiane l’educazione fisica, dall’altra quelli che vorrebbero mantenere accentrate competenze e direttive anche per non perdere il filo diretto con i poteri della politica che parte dalla prima capitale Torino per stabilirsi poi a Firenze e infine a Roma.

Intuendo il clima di “accentramento del potere” Reyer e Gallo – sempre da La Ginnastica – propongono l’istituzione di una scuola per nuovi maestri a Venezia, in relazione o in opposizione al privilegio fin qui concesso esclusivamente alla scuola di Torino, precisando che “il motto di noi ginnasti è liberi per le nostre proprie forze; noi non possiamo volontariamente abbandonarci all’arbitrio altrui”.

Il ritorno di Pietro a Venezia, documentato dall’atto di immigrazione/emigrazione (Archivio Storico Municipale di Venezia), ha una data precisa: 15 luglio 1867. Pietro assume il ruolo di Reyer che mantiene, fin che le sue condizioni di salute glielo permettono, quello più specifico di direttore della ginnastica femminile:

“A capo della educazione ginnastica femminile era destinato dall’Autorità Costantino Reyer, il quale, diede la sua dimissione, e venne da me sostituito. Mutatis mutandis, adottai le stesse norme che valevano per le scuole maschili”.

Così scriverà Pietro che manifesta in questa occasione tutta la sua lungimiranza, dettata anche dalla necessità di rafforzare la sua posizione e di espandere la base scolastica con l’inserimento della ginnastica in tutte le scuole elementari veneziane, creando un nucleo di 48 capisquadra e iniziando i corsi di istruzione per i maestri elementari. La progressione è straordinaria: dai 200 alunni del 1867 si arriverà ai circa 7.000 del 1872, dei quali quasi 3.000 femmine.

Il primo numero “veneziano” de La Ginnastica è del 1° ottobre 1868 e contiene, nella sintesi editoriale, la strategia di Gallo e di Reyer, ai quali si affianca il veneziano Domenico Pisoni che, oltre ad essere un brillante ingegnere, progetta attrezzi per la ginnastica. Si compone così il trio con compiti specifici: Reyer sarà l’ideologo-finanziatore – il capo carismatico –, Gallo il teorico pratico – sempre presente e attivo – e Pisoni l’organizzatore-tecnico.

“La scuola in generale istruisce miseramente l’intelletto, educa male il morale, punto il fisico; essa perfino ignora assolutamente l’esistenza di quella scienza suprema che è l’educazione fisica. Molto declama il volgo e plebeo e gentilizio sul ritornello di progresso e libertà, ma non fa nulla – quello che solo può darci la vera libertà – per l’educazione fisica. Lo stesso vogliamo noi, prevenire le malattie, conservare il vigore e la salute, che perdute quasi sempre per l’ignoranza delle più elementari nozioni del proprio corpo, di rado e difficilmente si riacquistano. Svolgeremo più ampliamente nei seguenti numeri le nostre idee ed indicheremo ancora i mezzi da noi più efficaci reputati e specialmente ci occuperemo dell’educazione fisica della donna perché più negletta e più importante”.

Nello stesso primo numero de «La Ginnastica» il trio lancia un appello a tutti i ginnasti, inteso a raggruppare — sotto l’egida di un’unica federazione — i circoli ginnastici, quelli del tiro a segno e della scherma:

“GINNASTI ITALIANI! I sottoscritti penetrati dall’importanza dell’educazione fisica, fin ora trascuratissima, si sono costituiti in comitato pel primo Convegno Ginnastico che avrà luogo in Venezia i giorni 15, 16, 17, 18, 19 marzo 1869, nei quali si eseguiranno degli esercizi ginnastici e si terranno delle riunioni per la discussione dei temi riguardanti l’educazione fisica. Sicuri d’incontrare il plauso di tutti i ginnasti sperano un numeroso concorso e dichiarano che sarà loro cura speciale di escludere qualsiasi apparato festivo, essendo unico loro scopo promuovere l’educazione fisica".

Gallo Pietro – Direttore dell’istituzione scolastica in Venezia; Pisoni Dott. Domenico – Ing. Civile; Reyer Costantino – Maestro brevettato e Direttore del Giornale La Ginnastica”.

Nel secondo numero dell’edizione “veneziana” della rivista viene precisata la data (1868) di inizio ufficiale a Venezia dei Corsi Magistrali di ginnastica elementare femminili e maschili — tenuti da Pietro Gallo per i soli insegnanti — dando continuità alla collaborazione con l’amministrazione comunale che durerà più di cinquant’anni.

Nel frattempo il dinamico trio mette in pratica un’altra iniziativa con l’apertura di una palestra in città il primo febbraio 1869, ai Santi Apostoli, nel sestiere di Cannaregio (corrispondente al numero 4612 – dove ora operano un supermercato e un cinema). È un’area con giardino delimitata da un muretto “ed ombreggiato da sette grosse piante. Vi si trovano cavalletti, sbarre, anelli, cavallo, alberi da arrampicarsi, e bellissimi apparati per salto”.

Il primo incontro per la fondazione della Federazione Ginnastica Italiana (FGI), riportato da La Ginnastica, avviene a casa di Reyer (sestiere di San Marco, Piscina San Zulian) il 16 marzo 1869. La sede provvisoria è invece ubicata a casa di Pietro Gallo (sestiere di Dorsoduro, Santa Marta). Per le esercitazioni pratiche e le dimostrazioni degli atleti è probabile – perché unico spazio ampio e attrezzato a loro disposizione – la Palestra Reyer (ai Santi Apostoli).

Nei mesi successivi Reyer viaggia in diverse città italiane nel tentativo di estendere le adesioni alla FGI, mentre Gallo diviene sempre più autorevolmente direttore della ginnastica delle scuole primarie veneziane, nonché insegnante della stessa materia al Liceo-convitto “Marco Foscarini”, al collegio armeno “Moorat Raphael” e all’istituto tecnico superiore che successivamente prenderà il nome di “Paolo Sarpi”.

Frequenti i “rapporti” di Pietro sulla ginnastica e i “discorsi” (spesso pubblicati) in occasione dei saggi di fine anno scolastico. All’inizio del 1871 è a Bologna assieme a Reyer per dare il suo contributo a Baumann, per la fondazione della Società Sezionale di Ginnastica in Bologna che nel prosieguo assumerà la semplice denominazione di Virtus.

Un viaggio di studio, documentato dal Diario ginnastico, scritto dallo stesso Gallo, lo porterà lungo il Triveneto, la Germania e l’Austria, assieme a Reyer. Dopo questa esperienza verrà pubblicato un saggio scritto a quattro mani: Osservazioni sulla ginnastica in Italia e in Germania. Il libretto, 24 pagine in tutto, è infarcito di considerazioni anche di carattere politico, nelle quali viene fatto notare che la scelta del viaggio e delle località toccate mette in evidenza alcune zone irredenti dove la cultura tedesca predomina su quella italiana. Sono inoltre pesanti le parole al riguardo dello stato della ginnastica in Italia, con particolare riferimento al “monopolio” della “scuola torinese” che non ha favorito in alcun modo la diffusione di altre società nella penisola.

Nel settembre del 1872 a Verona la FGI riesce tra mille difficoltà ad andare a Congresso. Dalla costituzione, nel 1869, nuovi presidenti sono stati eletti portando, come previsto dallo statuto, la sede istituzionale nella città di residenza del presidente pro-tempore. Gallo e Reyer, entrambi presenti si trovano in minoranza, come riformisti, uscendo sconfitti, ingabbiati dall’abile regia dei piemontesi, in particolare del ginnasiarca Felice Valletti, e delusi dal voltafaccia del veronese Francesco Cajol, tra i fondatori nel 1869 della FGI.

A Venezia quindi si accelerano i tempi di fondazione di una nuova società ginnastica a carattere pubblico e a novembre del 1872 avviene l'operazione: Pietro Gallo viene designato presidente provvisorio della Società Veneziana di Ginnastica, Antonio Fornoni — sindaco di Venezia — sarà il primo presidente eletto. Pietro assumerà il ruolo di Direttore Sportivo e Palazzo Diedo, nel sestiere di Cannaregio, sarà la prima sede con palestra coperta. Reyer non è presente, ha lasciato da poco la residenza veneziana, dopo aver lavorato come insegnante in alcune scuole (a cominciare dal Liceo “Marco Polo”). Non ci sono notizie precise sulla chiusura della sua palestra privata ai Santi Apostoli, forse avvenuta in sordina o assorbita dall'attività del primo asilo d'infanzia froeberiano aperto negli stessi spazi già nel novembre del 1869. La nuova società viene dedicata, su iniziativa di Pietro Gallo e del giovane Apollo Barbon (uno dei protagonisti dell’epopea veneziana) proprio a Costantino Reyer che accetta con una bella ed affettuosa lettera.

Nel contesto nazionale appare evidente lo strapotere della “scuola torinese”, dopo la conquista della leadership della FGI: è in via di definizione una proposta di legge del ministro dell’Istruzione, Francesco De Sanctis, per la costituzione di nove scuole di ginnastica a Bari, Bologna, Catania, Firenze, Napoli, Padova, Palermo, Roma e Torino che esclude clamorosamente sia Venezia sia Genova.

I conflitti tra le due scuole sono insanabili e la resa dei conti avviene al successivo Congresso di Bologna nel 1874, dove Baumann e Reyer vengono platealmente esclusi dai lavori della Federazione. Il gruppo di innovatori, capitanato sempre da Costantino, non perde tempo e fonda la Federazione delle Ginnastiche d’Italia, la FGDI, che si contrappone alla FGI, eleggendo il periodico La Ginnastica, come proprio organo di stampa.

Sempre nel 1874 la Municipalità di Venezia inserisce la ginnastica come materia obbligatoria in tutte le scuole e in tutte le classi, anticipando la riforma dello stesso ministro De Sanctis, consentendo di prevenire il disagio provocato da alcune malattie derivanti dalla poca cura nell’educazione fisica, dalla scarsa igiene personale e dalla diffusa indigenza. Il Municipio finanzia anche corsi gratuiti per operai e studenti tramite la “Società Veneziana di Ginnastica Costantino Reyer” e i propri maestri.

Gallo e Reyer, nella loro particolare attenzione verso il mondo della scuola, avevano scritto in precedenza (1872) il volumetto Regolamenti di Ginnastica per i Regi Licei-ginnasi e scuole tecniche in Venezia. Gallo, in questo caso assieme a Baumann, scrive anche un manuale dal lungo ma significativo titolo: Programmi di ginnastica agli ordegni per uso delle società di ginnastica e delle scuole secondarie e già adottati dai municipi di Venezia, Bologna e Vicenza. Felice Valletti difende la “scuola torinese” e attraverso un articolo su una rivista specializzata critica aspramente i metodi proposti da Gallo e da Baumann. È immediata la controreplica dei due rappresentanti della “scuola veneto-emiliana” che scelgono di pubblicare un opuscoletto da distribuire a tutte le società dal titolo eloquente: Risposta del dott. Emilio Baumann e Pietro Gallo alle osservazioni del maestro Felice Valletti sui programmi di ginnastica proposti per le Scuole Elementari del Comune di Venezia. Il testo è articolato in una decina di pagine, con una formula semplice e chiara: sul lato sinistro le Osservazioni di Valletti e sul lato destro le Risposte. Gli autori offrono interessanti confronti pratici e dettagli statistici a supporto dei loro metodi applicati alle scuole veneziane e bolognesi. Il capitolo conclusivo è particolarmente degno di attenzione per i messaggi, non proprio velati, contro l’invidia della “scuola torinese”, invitando Valletti e soci a “visitare le nostre scuole dove vi accoglieremo a braccia aperte”. È una sfida che continua mettendo anche in dubbio la qualità del Corso Magistrale di Torino e accennando all’eventualità di trasferire lo stesso Corso a Firenze. “Non abbiamo tempo di rispondere essendo noi due impegnati uno per tremila e l’altro per ottomila scolari”, concludono, con sarcasmo Baumann e Gallo, aggiungendo, con l’orgoglio di chi è sicuro di essere dalla parte giusta, un elenco di nomi di prestigiosi maestri che lodano il loro operato.

In questo periodo Reyer è più impegnato all’estero, soprattutto in Germania, dove assume importanti incarichi nella Federazione Ginnastica Germanica. Pietro ormai è radicato a Venezia, dove si sposa, il 21 settembre 1874, con Annina Riva e pochi mesi dopo nasce anche il primo figlio (Ferruccio, che morirà prematuramente). Al liceo “Foscarini”, dove insegna, Pietro tiene anche le fila dell’effervescente comunità veneziana e incontra il talentuoso studente Antonio Fradeletto, che diventerà un noto politico e intellettuale, amico personale e appassionato critico teatrale delle opere di Riccardo Selvatico e di Giacinto Gallina, tra i protagonisti della istituzione della Biennale d’Arte e ministro del governo Orlando, tra il 1917 e il 1919.

La FGDI organizza il primo Congresso Internazionale a Treviso (maggio 1875) e qualche mese dopo quello federale di Vicenza (settembre). Pietro sottoscrive una Relazione all’Onorevole Giunta Municipale di Venezia sulla necessità di fondare una Palestra Centrale di Ginnastica, un interessante resoconto sui primi mesi della “Società Reyer”, contenente una premessa che mette in risalto il ruolo che “la regina dell’Adriatico occupa nel campo ginnastico, un posto da competere colle altre città italiane e straniere dove da molti anni viene coltivato quest’importante ramo dell’istruzione nazionale”.

Il secondo Congresso Internazionale della FGDI viene disputato a Venezia nel 1876 presso le strutture del Liceo-convitto “Foscarini”. Il Congresso è ricordato con una grande targa in marmo all'interno dello stesso edificio. L’evento è boicottato dalla FGI e parzialmente dalla Società Ginnastica di Torino e dalle società ad essa alleate, come quelle di Verona e Padova, che mandano comunque qualche ginnasta in rappresentanza. Massiccia la presenza di atleti tedeschi e austriaci, accanto alle associazioni di Gorizia e Trieste e alle società di Bologna, Milano, Modena, Rovigo, Treviso e Venezia. Pietro Gallo è iscritto nella lista degli oratori, alla cerimonia conclusiva, con il tema Il nuovo comando ginnastico. Il discorso completo è riportato sulle pagine de La Ginnastica: l’opera di Reyer e di Pisoni viene esaltata così come la generosa ospitalità della Municipalità veneziana. Nello stesso numero è riportato anche l’intervento di Baumann, nella sua veste di segretario del Congresso nonché di redattore della stessa rivista.

La FGI e la FGDI, pur con qualche scambio e l’apparente equidistanza dell’amministrazione statale, operano in piena autonomia. Ma se parte del nord-ovest, del centro e del sud d’Italia isole comprese, continua a far riferimento alla FGI, gran parte del nord-est, con Veneto ed Emilia-Romagna appoggiate da Liguria e Lombardia fanno capo alla FGDI. Nel 1877 a Bologna, in seno alla Virtus, viene aperta da Baumann la Scuola Magistrale di ginnastica razionale. A Reyer è demandata la direzione tecnica, mentre Gallo è uno degli insegnanti. Il discorso inaugurale è di Giosuè Carducci, che manifesta la sua simpatia verso i ginnasiarchi della “scuola veneto-emiliana”. Alla Scuola Magistrale, come ricorderà successivamente Gallo, Reyer introduce l’uso del bastone, strumento per la ginnastica inventato dal noto maestro tedesco Otto Jäger.

L’anno successivo, 1878, passa la legge De Sanctis che rende obbligatoria la ginnastica nelle scuole di ogni ordine e grado. Una vittoria per Gallo e Reyer che l’avevano proposta; Gallo, in considerazione della sua pluriennale esperienza nell’insegnamento, viene cooptato nella apposita commissione preparatoria. La frequentazione degli ambienti governativi romani offre a Gallo l’occasione per sistemare la sua posizione con il riconoscimento del diploma di maestro nazionale di ginnastica e ottenendo anche l’autorizzazione definitiva per l’uso del bastone Jäger nelle scuole pubbliche.

Pietro Gallo è uno dei protagonisti della Grande Festa di Francoforte del 1880. L’evento è grandioso, sia nei numeri (circa 12.000 atleti) che negli spazi (la vasta area metropolitana del Rhein-Main conta ventidue palestre pubbliche). Una delegazione italiana viene inviata su indicazione diretta del ministro all’istruzione Francesco De Sanctis; partecipano ginnasti e maestri della FGI e della FGDI e non è da escludere l’auspico dello stesso ministro di vederle, nell’occasione, finalmente riappacificate e riunificate. Il regista occulto dell’evento è Reyer che accompagna con competenza la delegazione italiana a Francoforte. Bisognerà attendere ancora qualche anno per la nascita di un’unica federazione, esasperando comunque lo stesso Reyer che tenterà nel prosieguo nuove strategie per realizzare i suoi progetti.

Delegazione italiana alla "Grande Festa della Ginnastica di Francoforte" del 1880 composto da poco più di una ventina tra maestri e ginnasti (Archivio famiglia Gallo - immagine tratta dal libro "Costantino Reyer e Pietro Gallo" di Crovato e Rizzardini, Marsilio, per gentile concessione degli autori).

I ginnasiarchi della “scuola veneto-emiliana” riescono tuttavia ad affermarsi anche a livello nazionale. Gallo nel 1881 segnala al Ministero le competenze di Baumann e il risultato si vedrà dopo tre anni quando il bolognese vincerà il concorso per dirigere la Regia Scuola Normale di Ginnastica di Roma, nonostante gli ostacoli frapposti dai noti “piemontesi”.

Nel 1882 Gallo fonda l’Associazione Maestri di Ginnastica che assumerà un ruolo propulsore per lo sviluppo della moderna educazione fisica sia nel mondo scolastico sia in quello dell’impegno civile. Due anni dopo pubblica l’edizione riveduta, ampliata e illustrata del Bastone Jäger pegl’Italiani. Per comprendere meglio il pensiero dell’autore è interessante la parte iniziale dell’introduzione:

“Chi ha insegnato praticamente il bastone con la caratteristica che dirò nelle generalità, ne avrà certamente rilevato la suprema utilità fisica, morale e patriottica, Io pure devo ripetere, sempre sorretto da prove di fatto, che nessun altro attrezzo sviluppa in sì breve tempo il tronco e gli arti superiori e non vi è altro ginnico esercizio che alletti di più gli scolari, li tenga costantemente attenti e disciplinati”.

In un momento di forti turbolenze che preludono alla riunificazione delle due federazioni, Gallo assume la direzione de La Ginnastica. A Roma, nel 1887, vi è il congresso di riunificazione: sono 58 le società presenti e 86 i ginnasiarchi invitati. Reyer e Gallo non sono presenti. A dare un forte segnale istituzionale è la presenza dei rappresentanti dei ministeri della Pubblica Istruzione, Guerra e Interni. E non è un caso che risulti eletto presidente della Federazione Ginnastica Nazionale (FGN) un esponente del Regio Esercito, un generale, che nel prosieguo assumerà incarichi di massimo livello anche nel mondo nella politica (Luigi Gerolamo Pelloux).

Reyer e Gallo non si danno per vinti e avviano un nuovo corso, cercando di aggirare gli ostacoli con la creazione di nuove istituzioni finalizzate al coinvolgimento degli insegnanti e delle amministrazioni municipali.

Nel 1890 viene fondata la Lega fra gl’insegnanti della città e della provincia di Venezia. Presidente è Antonio Fradeletto e vice presidente Costantino Reyer.

Il gruppo dei riformisti rielabora il concetto della Nazione Armata attraverso le Palestre Marziali. Il nuovo progetto prevede il coinvolgimento di tutti i municipi italiani invitati a fondare ognuno una Palestra Marziale, con a capo (presidente) il sindaco del comune stesso. “Torniamo all’antico” è il motto. Il progetto è elaborato da Enrico Bertet, tenente-colonnello garibaldino che presenta il programma dell’ambito dell’assemblea dell’Associazione Italiana Maestri di Ginnastica tenuta a Bologna nel 1890.

Anche la rivista La Ginnastica si adegua ai tempi: dal 1893 si chiama La Palestra Marziale, stesso editore, Reyer, stesso direttore, Pietro Gallo.

Esce in questi anni, forse con qualche ritardo rispetto all’evoluzione politica del movimento dell’educazione fisica, il romanzo di Edmondo De Amicis Amore e ginnastica, nel quale si legge che i ritratti – ritagliati dai giornali – di Baumann, Reyer e Gallo adornano le pareti della cameretta dell’indomita maestra di ginnastica, signorina Maria Pedani. “Essa viveva di un solo pensiero: la ginnastica, non per ambizione o per spasso, ma per profonda persuasione che la ginnastica educativa, diffusa e attuata com’essa ed altri intendevano, sarebbe stata la rigenerazione del mondo”. L’entusiasmo, per questa formidabile – presunta – presa di posizione del famoso romanziere, noto a livello internazionale come autore di Cuore, prende la mano a Pietro Gallo che pubblica un breve trafiletto su La Ginnastica dal titolo Un giudizio di Edmondo De Amicis, estrapolando, senza alcun commento, un brano del libro: “ha più buon senso e talento Baumann in un dito mignolo, di quel che n’abbiano nel cervello tutti gli obermanisti passati, presenti e futuri. Egli è il fondatore d’una nuova ginnastica che potrebbe dare immensi frutti; è un grande ingegno, un gran dotto, un creatore di caratteri; è una figura d’uomo predestinato a grandi cose; dategli i mezzi e lui vi rifarà una nazione. Non fosse che per la riforma che voleva fare della ginnastica femminile, le donne italiane gli avrebbero dovuto innalzare una statua”.

La polemica investe lo stesso De Amicis, che apertamente non vuole essere coinvolto e chiede a Pietro Gallo una puntuale rettifica: “il giudizio relativo a Obermann ha dato cagione a lagnanze e rimproveri che sarebbero giustificati se quel giudizio che Ella diede per mio fosse mio e non di un personaggio di una novella”. La pubblicazione della rettifica di Gallo è immediata, come le giustificazioni e i contrattacchi che vedono coinvolto, a difesa di Gallo, anche lo stesso Reyer.

Alla fine del secolo arriva il foot-ball, il calcio. Pietro Gallo non perde l’occasione e diffonde il nuovo sport tra gli studenti del “Foscarini”. L’eredità viene raccolta dal figlio Mario, che si è diplomato alla Scuola Normale di Roma. Mario Gallo porta da subito una ventata di energia, specie con l’organizzazione delle attività nel “campo sportivo” di Sant’Elena, ancora Sacca o Piazza d’armi, dove trovano pratica e razionale definizione gli allenamenti del gioco del calcio. Mario è l’unico figlio a seguire la professione paterna (sono 7 i figli di Pietro, di cui Ferruccio, Ada e Maria morti in tenera età; Omero Giannino, giornalista; Bruno, avvocato; Ione, coniugata con un medico veterinario a Pieve di Soligo).

Pietro Gallo sembra fare qualche passo indietro anche nell’impegno dell’insegnamento scolastico, delegando altri maestri a coprire l’istruzione ginnica in diversi istituti.

Nel 1907 Pietro Gallo riceve il riconoscimento più ambito per qualsiasi suddito del regno d’Italia: l’elogio pubblico del re Vittorio Emanuele III che si trova a Venezia per la visita alla Esposizione Internazionale d’Arte e per il Concorso Ginnastico Nazionale. Ha un colloquio privato con il re: dopo le formalità di rito, in modo molto amichevole, il re riconosce il suo vecchio maestro di ginnastica quando, ancora principe, frequentava il Lido per la villeggiatura.

Una medaglia d’oro gli viene consegnata dal Comune di Venezia, come “benemerito della nostra gioventù”, un’altra in occasione dei festeggiamenti per il centenari del Liceo-convitto “Foscarini” e una terza assieme a Costantino Reyer come “benemerito dell’educazione fisica”.

Nel 1911, dopo la morte della moglie, Pietro si trasferisce di casa, in prossimità del luogo che ha visto la nascita ufficiale della Società Veneziana di Ginnastica Costantino Reyer nel 1872, a San Giovanni Laterano nel sestiere di Castello. Diverse sono, nel tempo, le residenze veneziane di Pietro Gallo: da Dorsoduro 2056 a Cannaregio 4582 – calle dei Proverbi -, a Castello 6044 – campo Santa Marina -, a San Polo 2648 – corte Amaltea-, a Cannaregio 4663 – calle del Tagiapiera – a Dorsoduro 1312 – calle Toletta –, e infine a Castello 6450/a – calle Muazzo –, e qui abita fino al 1916, quando verrà ospitato a Pieve di Soligo dalla figlia Ione, dove muore il 23 novembre.

Una lapide commemorativa in bronzo e marmo è posta sulle mura perimetrali del cortile dell’ex Palestra Marziale a San Provolo a Venezia, costruita sulle sculture di Annibale De Lotto e con un ritratto, nel medaglione in bronzo, tratteggiato da Umberto Bellotto. Nell’iscrizione la sintesi di una vita: “Pietro Gallo – insegnò per 53 anni ginnastica – volgendola ad elevazione civile – la ricondusse coi giuochi – allo spirito classico – la informò con l’esercizio delle armi – alla idea garibaldina – n. 1841 m. 1916 – FORTITUDO – VELOCITAS – VENUSTAS".

(gc) (ari)

Pubblicato: Tuesday, 27 February 2018 — Aggiornato: Sunday, 18 March 2018

Missiva — La newsletter di Venipedia

Ricevi comodamente gli aggiornamenti, le anticipazioni e le novità di Venipedia nella tua casella postale.