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Il 2020 è stato l’anno in cui tutto il mondo ha nuovamente conosciuto intimamente il significato di quarantena, insieme alle parole contenimento, epidemia e pandemia. L’abbiamo toccato con mano in tutti i suoi aspetti: la sua importanza nella prevenzione e nel contenimento dei contagi, la sua variabilità in termini di giorni da rispettare, il suo impatto negli aspetti sociali ed economici.

Quando nasce la quarantena? Chi l’ha inventata?

Il nostro viaggio inizia nei tempi più antichi, dove la Sacra Bibbia, nel Levitico, fornisce precise indicazioni per il trattamento dei lebbrosi in cui il sacerdote isolerà per sette giorni colui che ha la piaga [...] Al settimo giorno il sacerdote l'esaminerà ancora; se gli parrà che la piaga si sia fermata senza allargarsi sulla pelle, il sacerdote lo isolerà per altri sette giorni. Tali indicazioni si estendono anche agli oggetti e non solo alle persone: Quando apparirà una macchia di lebbra su una veste [...] Il sacerdote esaminerà la macchia e rinchiuderà per sette giorni l'oggetto che ha la macchia. [...] Al settimo giorno esaminerà la macchia [...] il sacerdote ordinerà che si lavi l'oggetto su cui è la macchia e lo rinchiuderà per altri sette giorni.

Nella Grecia del 460 a.C. circa vede la luce colui che sarà fondamentale per la medicina moderna: il suo nome è Ippocrate. Figlio d'arte, viene ben presto introdotto all'arte medica da suo padre e sviluppa un metodo, secondo Platone, per cui non è possibile curare la singola malattia, e il singolo paziente, senza conoscere la natura del tutto. Grazie a questo approccio, il suo lavoro diventa capace di migliorare le condizioni di vita, igieniche e sanitarie, dei suoi pazienti, da un punto di vista psicologico oltre che dietetico. Ma Ippocrate non si ferma qui: i suoi trattati scritti segnano la nascita di un sapere medico in forma scritta, con un processo comune in quel periodo ad altri campi come la retorica, l'architettura, la matematica.

È un aspetto importante, questo, perché aprirà la strada ai medici nel diventare parte di una élite intellettuale, colta e preminente ma soprattutto porterà la medicina ad un livello professionale, di conoscenza aperta a tutti e non solo più tramandata oralmente da padre in figlio o da maestro ad allievo. Questo permette di creare le basi della moderna scienza medica, dove è possibile verificare, confutare, discutere, confrontare e migliorare le conoscenze nel campo medico. Ed è proprio Ippocrate a stabilire che una malattia acuta si manifesta solo entro quaranta giorni e nel caso della peste questa affermazione era rappresentativa, poiché una malattia che si manifesta dopo 40 giorni non può essere acuta, ma cronica, e non può essere peste.

Un millennio dopo circa, nel 980, in Persia e più precisamente ad Afshana nasce un bambino che si rivelerà prodigioso, il suo nome è Abū ʿAlī al-Ḥusayn ibn ʿAbd Allāh ibn Sīnā, ma nel mondo è conosciuto come Ibn Sīnā, o Avicènna. Abū 'Ubayd al-Jūzjānī, meglio consciuto come al-Jūzjānī, colui che è stato il suo pupillo, ci narra che a 10 anni il piccolo Ibn Sīnā ha letto e memorizzato l’intero Corano. Supera il suo insegnante in logica, avvia il suo percorso in medicina a 16 anni — naturalmente ispirato dai testi e dagli studi di Ippocrate —, inizia a scrivere saggi all’età di 21. Gli oltre 100 libri da lui scritti e pubblicati spaziano tra: matematica, geometria, astronomia, fisica, metafisica, filologia, musica e poesia.

È un territorio fertile, quello di nascita, per una mente come quella di Ibn Sīnā. Un Oriente dove gli stabilimenti ospedalieri sono già una realtà evoluta.

Il Canone della medicina di Avicenna (U.S. National Library of Medicine)

Avicènna considera la scienza teorica e la scienza applicata allo stesso livello di importanza, e ritiene determinante una medicina basata sui fatti e sulle evidenze. Un credo che gli porterà una grande ricchezza di contenuti nella stesura dei suoi scritti e nel contribuire a creare la fondazione della medicina moderna. Il suo uso di principi scientifici per testare la sicurezza e l’efficacia dei medicamenti ha creato la base della farmacologia e dei trial clinici di oggi.

Ha introdotto diagnosi e trattamenti per malattie sconosciute anche ai Greci ed è stato il primo medico a descrivere la meningite. Ha inoltre proposto nuovi argomenti sull’uso delle sostanze anestetiche, analgesiche e anti infiammatorie. Ha proposto aggiustamenti nella dieta e nell’esercizio fisico come metodo per curare e prevenire malattie, e il suo contributo è stato vitale nello sviluppo della moderna cardiologia, pulsologia e la nostra conoscenza nelle malattie cardiovascolari.

Si racconta che fosse in grado di trovare i sintomi di alcune malattie solo sentendo il polso del paziente, approccio che, insieme all’osservazione dell’inalazione, inserì in un suo trattato come metodo di diagnosi nei pazienti. Documenta inoltre varie nozioni sulla pressione sanguigna, che è oggi alla base dei parametri vitali utili al comprendere lo stato di salute di una persona.

Tra i vari casi si ritrova a gestire anche epidemie di colera, di peste e di tubercolosi e intuisce che alcune malattie possono essere trasmesse attraverso qualcosa che non si vede a occhio nudo (i microorganismi) — come nel caso della tosse e degli starnuti — e individua un metodo temporale per controllare la trasmissione delle malattie contagiose: tenere in isolamento il malato (o i malati) per quaranta giorni, rilevando che questo periodo produce efficaci effetti sul contenimento delle epidemie di tubercolosi e di colera. Scopre per primo anche l’effetto antisettico dell’alcol, utilizzato ancora oggi come comune metodo per disinfettare e sterilizzare ferite, superfici e strumenti.

Tra gli innumerevoli scritti pubblicati, nel campo della medicina il più importante è il Canone della medicina (al-Qānūn fī -ṭibb), un’imponente opera enciclopedica di migliaia di pagine che avrà importante influenza sulla medicina medievale fino al 16° secolo.

E proprio tra il 14° e il 16° secolo l’Europa affronta una terribile epidemia di peste, ancora oggi conosciuta con l’appellativo di “morte nera”, che ne riduce la popolazione di quasi un terzo, diffondendosi poi lungo tutto il Mediterraneo, i paesi nordici e la Russia. Una vera e propria pandemia.

È un periodo storico difficile, buio e caratterizzato da terribili ondate pestilenziali, intere popolazioni decimate e le economie messe a dura prova. Non sembra esserci nessun rimedio efficace per combatterla e la conta dei morti si fa sempre più alta.

Ricostruzione storica del Lazzaretto Nuovo, all'interno dell'area espositiva e museale dello stesso (Lazzaretti Veneziani)

Nel 1348 la peste arriva a Venezia dalla Dalmazia per le vie mercantili, portata da marinai in fuga da Caffa (l’allora epicentro), che si trasformano in vettori del contagio. Dalla sua entrata nella città lagunare, si conosceranno focolai annuali e ulteriori terribili ondate di peste che decimeranno la popolazione veneziana, impattando in maniera negativa sulla vita sociale ed economica della città.

Tale è l'impatto di queste ondate in tutta Europa e oltre, che ogni territorio, a proprio modo, istituisce contromisure per provare a contenere l'epidemia, anche drastiche. È il caso del visconte Bernabò di Reggio, quando nel 1374 dichiara che ogni persona affetta da peste deve essere portata fuori dalla città nei campi, per morire o per guarire (soluzione che ritroviamo già nello stesso Levitico 13:46 Sarà immondo finchè avrà la piaga; è immondo, se ne starà solo, abiterà fuori dell'accampamento).

La città portuale di Ragusa (oggi Dubrovnik, allora sotto il dominio veneziano) adotta una strategia similare, quando Jacob da Padua — l'allora medico capo della città — consiglia di stabilire un luogo fuori dalle mura della città per il trattamento dei cittadini malati e degli estranei che venivano in città in cerca di una cura, ma si rivela una soluzione modesta rispetto alla forza del contagio. Il Gran Consiglio della città delibera allora una legge, nel 1377, chiamata trentino o trentina, un periodo di isolamento di 30 giorni. Prevede drastiche misure di prevenzione e contenimento, con 4 regole ferree: i cittadini o visitatori provenienti da aree endemiche di peste non saranno ammessi a Ragusa fino a quando non siano rimasti in isolamento per 1 mese; a nessun ragusano è permesso di recarsi nella zona di isolamento, pena la permanenza di 30 giorni; le persone non assegnate dal Gran Consiglio a prendersi cura di coloro che si trovano in quarantena non sono autorizzate a portare cibo a persone isolate, pena la permanenza con loro per 1 mese; chiunque osservi queste regole viene multato e soggetto a isolamento per 1 mese. Tuttavia la trentina veniva applicata per tutti gli arrivi via mare. Ai viaggiatori via terra viene applicato un numero maggiore, di quaranta giorni, o quarantina, perché si presume che 30 giorni siano troppo pochi per prevenire il contagio. Una legge che viene emanata non solo per la salvaguardia della salute, ma anche — e forse con più predominanza nella motivazione — per salvaguardare e proteggere i traffici commerciali, vitali per la sopravvivenza stessa delle persone, delle città e del dominio veneziano. Modello legislativo che sarà poi replicato in molte altre città come Marsiglia, Genova, Pisa e, ovviamente, la stessa Venezia.

Ed è proprio in quest'ultima, con la nascita dei due lazzaretti veneziani (l’isola del Lazzaretto Vecchio e l’isola del Lazzaretto Nuovo), che si arriverà definitivamente a mettere a punto una struttura, un sistema di contenimento e di prevenzione che introdurrà l’utilizzo della quarantena in modo sistemico non solo per le persone, ma anche per merci e beni in arrivo dalle rotte commerciali. Il Lazzaretto Nuovo diventa una vera cittadella dell’innovazione, affinando tecniche e metodi sempre più efficaci per evitare che il morbo della peste si diffonda e rimanga invece il più possibile circoscritto in queste due strutture isolate. Da Venezia, successivamente, il termine quarantina, e poi quarantena, si diffonderà insieme alle metodologie in tutta Europa, e più tardi in tutto il mondo.

L’ultima grande epidemia di peste inizia in Cina a fine ‘800 e si diffonde altrove contagiando oltre 30 milioni di persone e uccidendone 12 milioni.

Questa volta lo sforzo diventa multinazionale, portando i due ricercatori Yersin e Kitasato a individuarne la causa in un batterio gram negativo, chiamato poi Yersinia pestis in onore del primo dei due ricercatori, grazie alla coerenza e ai risultati raggiunti nella sua ricerca, permettendo così di affinare ulteriormente le metodologie di quarantena, cura e contenimento dell’epidemia pestilenziale.

L’evoluzione della quarantena moderna è un concetto declinato oggi in più ambiti, compreso quello informatico, e può godere di sistemi di comunicazione e di condivisione in tempo reale che ne permettono l’affinamento e l’adattamento a livello globale su scala e tempistiche che sia Ippocrate, sia Avicènna che i veneziani non potevano a quel tempo nemmeno immaginare, ma di cui, grazie a loro, oggi possiamo beneficiare.

(mt)

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