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“La prima volta che m’incontrai con Venezia" – ebbe a scrivere "ero adolescente in vesti di lutto per la scomparsa di mia madre, aggiuntasi a una serie di avversità familiari. Pioveva, tutto era torbido e grigio: la città pareva che piangesse assieme al mio pianto segreto. L’aspetto non fu consolante ma quasi nemico. C’era di che fuggire. E mai più avrei supposto che invece Venezia sarebbe diventata per sempre la mia città.” 

Teresa Sensi nacque il 27 dicembre 1899 a Perugia. Suo padre, Torello, era professore di arte; quando rimase vedovo sposò, in seconde nozze, una vedova con due figlie e da questa nuova unione nacque Teresa che crebbe in una famiglia unita ed affettuosa. 

Compì i primi studi nella città natale e frequentò il liceo dimostrando capacità e predilezione per la scrittura. Aveva solo sedici anni quando sua madre morì. Si trasferì allora con il padre a Bologna dove cominciò a collaborare con la rivista Il fuoco diretta da Antonio Foschini. Scrivere era per lei una passione innata: con il tempo ne avrebbe fatto un vero e proprio mestiere. 

Nel 1916, per i tipi dell’editore Cappelli, uscì la raccolta di novelle L’ignoto.

Era intanto scoppiata la Prima Guerra Mondiale. Sensi passò la prima parte del conflitto ad Assisi, ospite di una zia paterna, poi si recò a Ferrara presso una famiglia di amici, infine si trasferì a Venezia, a casa di una zia che aveva sposato un professore dell’Università Ca’ Foscari. 

Scrivere era l’unica cosa che sapeva e voleva fare. Inviò alla Gazzetta di Venezia un suo racconto. Il direttore lo pubblicò  e le assegnò anche il compito di occuparsi di quelle che oggi si chiamerebbero pubbliche relazioni per una grande compagnia alberghiera. Doveva intervistare attori e attrici che arrivavano a Venezia per la Mostra del Cinema, compilare resoconti di feste, redigere cronache mondane. 

Il 7 luglio 1929 fu iscritta, prima donna, all’Albo dei giornalisti del Veneto e poté essere ufficialmente assunta alla Gazzetta. Era la sola donna della redazione. Doveva occuparsi di critica letteraria, di scrivere racconti, di correggere bozze. Con uno pseudonimo i suoi articoli cominciarono ad essere pubblicati anche su Il Gazzettino, giornale più popolare e diffuso, per il quale avrebbe scritto fino a pochi giorni prima di morire. Il suo giornalismo conquistò il pubblico femminile: i suoi consigli di moda, di cucina, di bon ton divennero legge, i libri che recensiva erano tra i più venduti. Quando uscì  la sua seconda raccolta di novelle, La casa di carta, l’editore Angelo Rizzoli la sollecitò a scrivere un romanzo. Teresa accettò:  L’amore degli altri, fu il primo di una lunga serie di romanzi d’amore (una ventina), tutti pubblicati da Rizzoli, che ne fece una delle sue autrici preferite. Negli anni Quaranta e Cinquanta, ammirata e famosa, Teresa Sensi si divise con successo tra giornalismo e letteratura. L’uscita di ogni libro costituiva un avvenimento per lettrici e lettori, la critica l’apprezzava per la sua tecnica narrativa, la scelta delle vicende, la scrittura sobria e nitida. 

Il matrimonio con il pittore Carlo Dalla Zorza arrivò inaspettato nel 1946. Si erano conosciuti per ragioni di lavoro e il loro amore, nato dalla stima e dall’amicizia, crebbe immensamente nel tempo. Come artisti si completarono a vicenda: Carlo sviluppò nella moglie una straordinaria capacità di visualizzazione cromatica; Teresa alimentò nel marito l’interpretazione psicologica e la piega narrativa. Riservati e abitudinari, non viaggiarono molto. In primavera loro meta prediletta era Asolo (Treviso), dove soggiornavano nell’albergo che aveva ospitato la Duse. D’estate invece andavano a Teòlo. Tavolozza e carta da scrivere li accompagnavano ovunque. Altro luogo amato fu Burano, tappa d’obbligo per i pittori per la suggestiva bellezza del paesaggio.

La Sensi aveva molte relazioni in campo professionale e amicizie selezionate. Conosceva Ada Negri ed Emma Gramatica, fu grande amica di Milli Dandolo, di Matilde Sironi, moglie del pittore Mario, e di Luisa Bàccara, la pianista che aveva a lungo vissuto con D’Annunzio. Anche il pittore De Pisis frequentava la sua casa. 

Nel gennaio del 1977 Dalla Zorza fu stroncato da un male inaspettato e repentino. Da quel momento la vita della Sensi, che sarebbe stata ancora lunga, fu dedicata al ricordo del marito. Si ritirò in una solitudine sempre più esasperata, lontana da un mondo in cui non si riconosceva. Anche la sua vita professionale cambiò: i gusti dei lettori erano mutati e i suoi romanzi non incontravano più il favore del pubblico. Continuò però a scrivere regolarmente sul Gazzettino. Nel 1991 durante la prima edizione della “Festa della scrittura ardente” la Casa Editrice Eidos e il Coordinamento Giornaliste del Veneto Claudia Basso la festeggia come decana delle giornaliste italiane, prima donna iscritta come professionista all’Albo dei Giornalisti nel luglio del 1929.

Morì l’8 gennaio 1993. I funerali si svolsero in forma strettamente privata: nessuno la ricordava più.

Lasciò la sua casa in calle Foscari all’Università Ca’ Foscari perché ne facesse una sede per gli studenti. 

Nel 2002 uscì postumo,curato da Daniela Zamburlin per i tipi di Supernova, il romanzo Pietre in fiore, da lei scritto ad Asolo tra il 1965 e il 1966. Il manoscritto fu gentilmente messo a disposizione dal suo esecutore testamentario e amico Franco Scaldaferro e fu pubblicato grazie al contributo di Ca’ Foscari. 

(dz)

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Pubblicato: Sabato, 25 Ottobre 2014 — Aggiornato: Sabato, 25 Ottobre 2014