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Raggiunto il punto più alto del Ponte dell'Accademia, due sono i palazzi che saltano subito all'occhio ai piedi del ponte stesso: da una parte ci sono le Gallerie dell'Accademia, dalla parte opposta si staglia sul canale un palazzo altrettanto maestoso. È Palazzo Franchetti, oggi sede dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti.

Rappresenta uno dei maggiori esempi di architettura gotica della seconda metà del Quattrocento nella città lagunare.

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La costruzione di questo palazzo avvenne nella secoda metà del XV secolo e la sua facciata, risalente allo stesso periodo, è stata ampiamente e in più momenti ristrutturata secondo le volontà dei numerosi proprietari che si sono susseguiti nel corso della storia. Saltano subito all’occhio le sue appariscenti decorazioni, molte delle quali riprendono la strutturazione architettonica di Palazzo Ducale. La pianta, nel complesso, ricalca lo schema tipico del Palazzo veneziano e, delle due scale interne, risalta il celebre scalone disegnato dall’architetto Camillo Boito, che associa perfettamente alcuni elementi medievali con altri eleganti in stile liberty. Anche l'interno non è da meno con un tripudio di marmi pregiati, farzose decorazioni  e sculture di notevole bellezza. 

Le origini di questo edificio risultano avvolte in un alone di mistero, tuttavia si crede che esse siano legate alla famiglia Marcello del ramo di San Vidal che, agli inizi del XVI secolo, possedeva una grande residenza che si affacciava sul Canal Grande. Nei tre secoli successivi, la dimora vide la convivenza di diversi nuclei familiari proprietari; infatti, accanto ai Marcello, trovarono posto i Gussoni e i Cavalli, che nel 1569 ne acquistarono un piano nobile. Questo ultimo subentro portò a delle modificazioni importanti sia a livello di pianta che di volumetria totale dello stabile.

Nel 1780 venne istiuita, per mano del conte Alessandro Pepoli, l’Accademia dei Rinnovati che si occupò di rappresentazioni teatrali e canore. Dopo la caduta della Serenissima, la residenza cambiò nuovamente proprietario e si insediò l’arciduca Federico d’Austria negli anni Quaranta dell'Ottocento; egli avviò una complessa attività di ammodernamento funzionale, introducendo l’illuminazione a gas e le stufe in maiolica in ogni stanza. Sfortunatamente l’arciduca Federico passò a miglior vita a soli 27 anni e non potè vedere la realizzazione completa dei suoi propositi. Passati tre mesi dal triste evento, Henri Charles Ferdinando d’Artois, conte di Chambord, divenne il nuovo proprietario della casa e affidò i lavori di ristrutturazione all'architetto Giovan Battista Meduna, che attribuì all'edificio un'impronta prettamente “francese”. Meduna, sotto l’attenta sorveglianza degli intendenti di corte, apportò una massiccia serie di trasformazioni al palazzo, tra cui l'uniformità ai due corpi di fabbrica e la creazione del nuovo giardino laterale (a discapito di uno squero che occupava la zona).

Quando Venezia venne ceduta al Regno d’Italia (1866), a causa della Terza Guerra d’Indipendenza, la figura francese del conte di Chambord venne sostituita da un altro genere di aristocrazia. Il 9 febbraio 1878 il barone Raimondo Franchetti acquisto l'intero palazzo pagando la bellezza di 200.000 lire italiane; l'edificio restò in mano alla famiglia Franchetti fino al 1922. Fu durante la permanenza di questa dinastia che operò in palazzo il noto architetto romano, ma veneziano di formazione, Camillo Boito. Fu Boito che stravolse il luogo secondo il modello del “gotico veneziano”, attualmente visibile in particolare nella facciata principale e nel magnifico scalone del lato nord, costruito come elemento a sé stante tra il 1881 e il 1884 e parzialmente visibile anche dall’esterno.

Nel settembre 1922 la vedova del barone Franchetti, Sarah Luisa de Rothschild, cedette il palazzo all’Istituto Federale di Credito per il Risorgimento delle Venezie che lo gestì per più di settantanni. La proprietà dello stabile cambiò nuovamente nel settembre 1999 quando venne ceduto all’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti: venne così realizzato, ad opera dell’architetto Alessandro Comin, uno dei più autorevoli luoghi di cultura veneziana che ogni anno ospita congressi, mostre ed altri eventi culturali 

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