Venipedia®

Un rapporto secolare con il suo elemento primario, l’acqua, e il satellite che direttamente ne influisce sulle maree, la Luna. Un rapporto vitale, pratico, romantico, divertente e fonte di saggezza.

Venezia rimane ancora oggi una meravigliosa città di mare e lagunare, il cui cordone ombelicale e legame vitale con il suo elemento naturale resta ancora saldamente ancorato.

Il mare, le maree, la laguna e la Luna scandiscono la vita dei Veneziani, influendo quindi sullo spirito della città e dei suoi abitanti, forse più che in altre città di mare, essendo letteralmente immersa nelle acque lagunari.

Un rapporto che ora è d’amore, ora è di “odio” (con l’uso doveroso del virgolettato perché forse il Veneziano non arriverà mai ad odiare veramente l’acqua, anche quando diventa un vero nemico), che si alterna come la sua marea e talvolta proprio a causa di quest'ultima, con il fenomeno dell’acqua alta.

Un rapporto romantico, invariabilmente legato alla dedica verso la propria amata o alla stessa Luna come compagna di vita, che si ritrova nelle canzoni tradizionali veneziane. Tra le più famose, nel El Gondolier (Pope Ohe!) il gondoliere declama l’amore per la voga e per il suo lavoro — Notte de luna, notte piena de stele, vado in laguna e vogo e vogio cantar. — mentre in La Gondoliera, più tradizionalmente serenata d’amore, la Luna scandisce il tempo — Piccola fata bruna sulla laguna di stelle d'or spunta di già la luna e il tuo balcone non s'apre ancor —.

Un racconto divertente, nel corteggiamento d’altri tempi come in Marieta monta in gondola dove il nostro satellite diventa un goffo tentativo di far leva per scroccare almeno un bacio alla propria amata — Lui: Ma varda che spetacolo la luna xè d'argento / Lei: No far del sentimento cossa te vol mi so’. —.

Immagine promozionale del film Venezia, la luna e tu

Diventa al tempo stesso romantico, divertente e ruffiano nella sua accezione bonaria quando citiamo Venezia, la luna e tu, che è al tempo stesso un altro dei brani più famosi dedicati a Venezia, la luna e la propria amata — di cui va ricordata la calda voce di Umberto Da Preda come splendido interprete e artefice del rilancio delle canzoni veneziane nel mondo— e uno splendido film del 1958, regia di Dino Risi, con Alberto Sordi, Nino Manfredi, Marisa Allasio, Riccardo Garrone e la partecipazione di un giovanissimo quanto sconosciuto Giuliano Gemma. Un film che è anche un documento storico in cui, oltre ai vari scorci della città, ritrae una galleggiante (in cui compare proprio Gemma nel ruolo di Brando) dove si suona e si balla, che è ormai ricordo di altri tempi.

Diventa fonte si saggezza quando è legato al ciclo delle maree, il cui ritmo tranquillo e ondeggiante a cicli di 6 ore, crea l’adagio Sìe ore ła cresse, sìe ore ła cała utilizzato come modo per ricordare in maniera figurata che la vita va presa sempre con filosofia.

Un rapporto, quello tra Venezia e il nostro satellite, che non è allora definibile in un solo senso, ma è piuttosto un autentico legame multiforme e multicolore.

(mt)

Leggi anche