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Le donne in grado di scrivere hanno sempre desiderato prendere parte ai dibattiti e ai movimenti che connotavano il loro tempo, esprimendo, con una varietà di stili e di posizioni, il proprio pensiero; ma l’altro orientamento che ha accumunato le scritture femminili è stata la volontà di contrastare le maldicenze maschili, i pregiudizi sessisti, la misoginia, ribattendo colpo su colpo.

Di entrambe le volontà si fece interprete Christine di Pizan, come si è già visto in una pillola precedente, ma anche altre presero la penna in mano per partecipare alla cosiddetta Querelle des femmes: il dibattito che prese avvio verso la fine del Medioevo per proseguire per tutta l’età moderna, incentrato sulla natura femminile e sui rapporti tra i sessi. E lo fecero anche dal chiostro, con l’audacia di rileggere le Sacre scritture e affermare una spiritualità differente e sessuata.

Nella Spagna della seconda metà del XV secolo, una di queste singolari scritture proviene dalla clarissa Isabel de Villena (1430-1490), figlia illegittima di un aristocratico, imparentato con le case reali di Castiglia e Aragona, divenuta badessa del monastero della Santissima Trinità di Valencia. Con la Vita di Cristo, scritta in lingua valenciana, operava una straordinaria rilettura dei Vangeli non solo a difesa delle donne bensì ad affermazione di un deciso protagonismo delle figure e dei valori muliebri.

Focalizzava l’attenzione dei lettori e soprattutto delle lettrici, prima di tutto le consorelle, sugli episodi in cui Cristo parlava pubblicamente in favore delle donne e soprattutto restituiva centralità ai personaggi femminili, dalla Vergine Maria a Maria Maddalena, a molte altre meno note, tra le quali quelle che si avvicinarono a Cristo sulla strada per il Golgota, accompagnandolo e sostenendolo, esprimendo pertanto il linguaggio concreto dell’amore.

Un mondo di emozioni, pensieri, autonomia di azione e vita quotidiana delle donne emerge dalle pagine rielaborate da Isabel a partire dai Vangeli e memorabile è il racconto della grande gioia con cui Maria accoglie le prime parole pronunciate dal piccolo di Gesù, piene di riconoscenza verso sua madre. L’opera di Isabel de Villena è reputata una delle maggiori opere dell’inizio del Siglo de oro valenciano.

Fu pubblicata nel 1497 dalla badessa che le successe, suor Aldonça de Montsoriu. È stata riscoperta recentemente dalle storiche come tassello di una genealogia femminile (e catalana). Non dunque è a caso che è apparso un significativo murales ad Alicante che la raffigura come icona femminista. Merita riprodurla insieme all’incisione presente nell’edizione del 1513, in cui Isabel offre la propria opera alle consorelle.

(tp)

Fa parte della serie: Storia delle scritture delle donne in Europa di Tiziana Plebani
Pillole di storia scritte da Tiziana Plebani, provenienti dalla sua ricerca confluita nel libro Le scritture delle donne in Europa (Carocci editore) e un omaggio all’8 marzo.

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