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Definito da Giorgio Vasari come colui che darà alla pittura una svolta verso la maniera veneta, Giorgione né da dimostrazione nei suoi lavori con l'uso di solo colore caratterizzati dall'assenza della fase di disegno.

La scarsità delle notizie biografiche riguardanti la vita dell’artista, tutte inoltre collegate alla parte finale della sua esistenza, hanno contribuito a creare un clima di incertezza riguardo alla personalità di Giorgione. Neppure il suo nome viene citato nel XVI secolo, indicato soprattutto con la sua provenienza geografica “da Castelfranco” o come “Zorzon”, per la sua prestanza fisica. Se anche l’anno di nascita, 1477, è solo presunto, lo stesso non si può dire per quello di morte, 1510, e la causa è da ricondurre alla peste.

Indiscussa è invece l’importanza storica della sua arte, che venne riconosciuta sin dai suoi contemporanei, come lo dimostra, ad esempio, il carteggio, avvenuto nell’anno della sua morte, tra Isabella d’Este e Taddeo Albano, suo funzionario a Venezia. Isabella chiede all’“agente” del pittore di poter acquistare un’opera dell’eredità dell’artista. Se la vita dell'artista è da considerare incerta, non da meno è l'ambito artistico, sia per l'attribuzione sia la datazione delle sue opere, che rappresentano una delle questioni più controverse della storia dell'arte, rispecchiando di volta in volta i gusti e gli interessi delle varie generazioni.

Il primo documento ufficiale che accerta l’esistenza di Giorgione risale al 1° giugno 1506 e rappresenta l’iscrizione dietro la tela intitolata Laura di Vienna, attribuita al maistro Zorzi da Chastelfranco. Attestato al 1506 – 1507 è invece il telero, e il relativo pagamento da parte del Senato della Repubblica, per la Sala dell'udienza nel Palazzo Ducale di Venezia e del 1508 è l’azione legale intentata dall’artista per il mancato pagamento degli affreschi della facciata del Fondaco dei Tedeschi. Purtroppo il primo lavoro è oggi distrutto mentre del secondo restano tracce insignificanti e alcune incisioni settecentesche.

Di particolare importanza per la ricostruzione delle vicende artistiche di Giorgiorne sono gli appunti del taccuino marciano del nobile Marcantonio Michiel, giovane amante delle arti che, a partire dal 1525, annota sintetiche descrizioni, corredate da precise indicazioni di paternità, dei quadri visti nelle case dei collezionisti veneziani. All’interno di questo elenco, sono presenti le seguenti opere indiscusse: I tre filosofi della Galleria di Vienna, la Venere della Galleria di Dresda, la Tempesta della collezione Giovanelli a Venezia, ora acquistata dal governo italiano e donata alle Gallerie di Venezia, il Cristo della chiesa di S. Rocco a Venezia, la Madonna in trono fra i santi Francesco e Liberale nel duomo di Castelfranco, la Giuditta dell'Ermitage di Leningrado, il ritratto di giovine del Museo di Berlino. Sono poi individuate alcune tele che potrebbero essere state dipinte da Giorgione, pur non avendone la certezza: il Concerto campestre del Museo del Louvre, il Concerto della Galleria Pitti a Firenze, la Madonna col Bambino, S. Antonio e S. Rocco del Museo del Prado a Madrid e il Cristo che porta la croce del Museo Gardner a Boston.

(nb)

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