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La chiesa deve la sua realizzazione a due personalità: san Bernardino da Siena (particolarmente attivo e presente a Venezia verso la metà del XV secolo) e il doge Cristoforo Moro (contribuì in maniera consistente allo sviluppo civile e religioso di questa zona urbana soprattutto durante il suo dogato dal 1462 al 1471). Venne eretta attorno al 1450 da due architetti noti e molto attivi a Venezia: Antonio Gambello e Lorenzo di Gian Francesco; il campanile fu completato nel 1464.

Il portale d'ingresso venne realizzato dall'illustre scultore Pietro Lombardo grazie alla somma di 10.000 ducati che il doge Cristoforo Moro decise di investire in questa opera che rappresentò lo spirito francescano di rinnovamento e cambiamento per mezzo della fede e della devozione a Dio. Esso, infatti, partendo dal fondo, mostra un cespuglio di spine che sale verso l'alto e man mano si trasforma in fiori e frutti ai quali si nutrono numerosi volatili e animali simbolici, fino a raggiungere, nel punto più alto l'aquila gloriosa — uccello simbolico per eccellenza, utilizzato dalla Bibbia per rappresentare la resurrezione e la rinascita.

L'interno è costituito da un'unica navata: evidente è la asimmetria tra la parte sinistra ricca di cappelle e la destra molto più lineare; la motivazione è legata al fatto che non si poteva costruire nella parte destra in quanto era già presente il convento. Nel Quattrocento la chiesa venne decorata dai maggiori artisti veneziani dell'epoca; alcune opere sono ancora conservate nel luogo di culto mentre altre sono attualmente esposte alle Gallerie dell'Accademia. Nella cappella dedicata ai Contarini, è presente la Natività di Cristo di Girolamo Savoldo, sopra all'altare della sacrestia si trova lo splendido trittico di Antonio Vivarini che raffigura l'Annunciazione tra i Santi Antonio da Padova e Michele Arcangelo mentre il presbiterio è arricchito da Pietro Lombardo.

La chiesa fu chiusa al culto per molti anni e divenne sede parrocchiale solo nel 1952.

Nel 1378, per volontà del nobile Giovanni Contarini, venne eretto in questo campo un piccolo ospizio per indigenti — l'area interessata, essendo un pò marginale, era popolata da povera gente — con annesso oratorio. Cinquant'anni dopo, la figlia — Lucia Contarini — consegnò l'ospedale, dedicato a San Giobbe, nelle mani dei Frati Minori Osservanti che con dedizione assistettero i meno abbienti; la partecipazione di popolo aumentó velocemente e molto presto portò all'edificazione della chiesa.

Sono presenti le spoglie del doge Cristoforo Moro che scelse di essere sepolto scalzo e con la tradizionale veste francescana.

Galleria immagini

Facciata della Chiesa di San Giobbe
Particolare della facciata.

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