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Campo Manin è uno tra i maggiori campi veneziani, come dimensione e ampiezza.

Deve il suo nome attuale a Daniele Manin, eroe cittadino nella rivoluzione del 1848-49. In esso risiede infatti il monumento a lui dedicato — una statua in bronzo realizzata da Luigi Borro con, ai piedi di Manin, un grande leone alato con le ali spiegate — che lo ritrae ritto e in posizione fiera. Proprio da questo campo si può vedere la casa dove Manin abitò, su cui è stata apposta una targa in ricordo, posizionata tra il ponte della Cortesia e il ponte di San Paternian.

È proprio il ponte che ci ricorda il nome in origine del campoSan Paternian, appunto — che era di dimensioni più modeste, ospitava un pozzo al suo centro e la chiesa omonima, di origine molto antica e presente nella mappa di Jacopo de' Barbari, si presentava con una struttura di stile romanico. La sua facciata era molto semplice ed essenziale, senza particolari decorazioni. Molto più caratteristico e interessante era il campanile, anch'esso di stile romanico, che era a struttura pentagonale anzichè quadrata (come si può vedere in alcune foto e disegni dell'epoca).

Si racconta che la chiesa — all'epoca in legno — risalga al IX secolo, voluta dalla famiglia Andrearda in onore del vescovo San Paterniano, fatta diventare parrocchia nel 959 dal doge Pietro Candiano IV. Nel 976, nel 1105, nel 1168 e nel 1437 la chiesa fu oggetto di incendi e sempre ricostruita, fino al 1810 in cui venne adibita a magazzino e il campanile a negozio di legna e carbone.

La contrada di San Paterniano ha ospitato anche la celebre Accademia Aldina, fondata e voluta da Aldo Manuzio nella propria abitazione.

Sarà quindi nel 1875 — con il sacrificio di numerosi edifici dell'epoca, demoliti per un'opera di razionalizzazione della viabilità cittadina che interessò anche San Paternian — che il campo prenderà il nome definitivo di Manin, con la successiva erezione del monumento a lui dedicato.

A testimonianza della conformazione originale del campo e della presenza dell'Accademia Aldina, esiste ancora oggi una targa posta a terra, vicino al monumento di Manin.

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