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Paolo Caliari, detto il Veronese, nacque a Verona nel 1528.

Il vero cognome della famiglia non è noto, ma si sa che Paolo assumerà quello di Caliari dal 1555 in poi, firmando il contratto per la Pala di Montagnana.

Nel 1541 compare il suo nome nella bottega di Antonio Badile e, successivamente, entrò a far parte del gruppo di artisti protetti dall'architetto Sanmicheli insieme a Giambattista Zelotti.

Paolo realizzò diverse opere entro la prima metà del secolo e prima di arrivare a Venezia, tra cui il Matrimonio mistico di Santa Caterina (1547) per il matrimonio tra Anna della Torre e Giambattista Pindemonte, la Pala Bevilacqua-Lazise (1548) per l'omonima cappella nella chiesa di San Fermo Maggiore a Verona, la Lamentazione su Cristo morto commissionata dall'abate Bernardo Torlioni e la Deposizione di Cristo.

La pala per la cappella Giustiniani a San Francesco della Vigna nel 1551 è la prima opera veneziana di Paolo e si nota un’evidente citazione della Pala Pesaro di Tiziano per i Frari. In contemporanea, l'artista continuò a operare anche in terraferma, come nella villa dei Soranzo a Treville.

Nel 1553 arrivò il primo incarico presso Palazzo Ducale. Nella Sala dell'Udienza Paolo realizzò Giove che scaccia i Vizi, Giunone che versa doni su Venezia, La Gioventù e la Vecchiaia e La Libertà. Nella Sala della Bussola l'artista poté disporre dell'intero soffitto per esaltare il "buon governo" della Serenissima come da dettami di Daniele Barbaro. Nella Sala dei Tre capi, i laterali raffigurarono Il trionfo della Virtù sul male e Il trionfo della Nemesi sul Peccato.

Subito dopo, Paolo iniziò a lavorare per la sua più importante e celebrativa impresa veneziana: la decorazione della chiesa di San Sebastiano, realizzata dallo Scarpagnino. Per oltre un ventennio Caliari fu impegnato in questa grandiosa opera e il committente fu lo stesso Bernardo Torlioni già conosciuto in gioventù a Verona. Nel 1555 erano complete le tele del soffitto della sacrestia con l'Incoronazione della Vergine, gli Evangelisti e Storie dell'Antico Testamento. La caratteristica peculiare è l'esser riuscito a dilatare lo spazio dando contemporaneamente perfetta leggibilità alle opere. L'anno successivo saranno terminate anche le tele per il soffitto della navata con Il ripudio di Vasti, Ester incoronata da Assuero e il Trionfo di Mardocheo nelle quali si possono già notare le caratteristiche architetture che saranno caratteristiche in moltissime opere di Veronese, ispirate ai dettami di Sebastiano Serlio.

Nell'agosto del 1556, la Serenissima incaricò sette pittori di eseguire ciascuno tre tondi da inserire nel soffitto della sala d'Oro della libreria Marciana. Entro il febbraio dell'anno successivo, Paolo realizzò L'Onore, L'Astronomia, l'Armonia e la Menzogna e La Musica.

Agli inizi del settimo decennio risale la grandiosa impresa decorativa per villa Barbaro a Maser, realizzata entro il 1558 da Palladio. Nell'esecuzione degli affreschi fu coniugato l'interesse classico dei committenti (Daniele e Marcantonio Barbaro) con uno stretta affinità tra decorazione pittorica e architettura, quasi a far pensare ad un comune programma con l'architetto. Il pittore operò sul piano nobile della residenza, dilatando illusoriamente gli spazi come già aveva sperimentato nella chiesa di San Sebastiano .

Il medesimo decennio vede anche l'inizio della realizzazione del tema delle Cene di Cristo. Tra il 1562 e il 1563 realizzò le Nozze di Cana per il convento benedettino di San Giorgio Maggiore, in cui si nota una grandiosa impostazione scenografica oltre che un gusto per i costumi dell'epoca. Nel 1570 eseguì la Cena in casa di Simone per il convento di San Sebastiano, il Convito in casa di Gregorio Magno (1572) per il santuario del Monte Berico e l'Ultima Cena per il refettorio del convento domenicano dei Santi Giovanni e Paolo (1573). Per quest'ultimo dipinto, l'artista fu accusato dall'Inquisizione di aver inserito alcuni elementi poco rispettosi del testo sacro e, di conseguenza, sembrava aver aderito alle idee riformistiche nord europee. Veronese difese durante il processo la libertà dell'artista ma, nonostante ciò, l'inquisitore Schellino lo obbligò a modificare le parti non consone. In realtà, l'unica correzione che apportò il pittore al dipinto fu il nome (Convito in casa di Levi) citando il Vangelo di Luca sulla parte superiore della tela.

Veronese tornò a lavorare anche per San Sebastiano, realizzando prima la Madonna in gloria adorata dai Santi Caterina, Elisabetta, Sebastiano, Pietro e Francesco (1565) e I Santi Marco e Marcelliano condotti al martirio e il Martirio di San Sebastiano per il presbiterio poi, tra il 1565 e il 1570.

In questi anni, Veronese fu impegnato anche a realizzare temi non devozionali, come le quattro Allegorie d'amore della National Gallery di Londra (1575 circa) e varie opere con protagonista la dea dell'amore, quali Marte che spoglia Venere (Edimburgo), Venere che disarma Amore (Roma) e Venere e Adone (Seattle).

Tra il 1575 e il 1577, il pittore fu nuovamente impegnato a Palazzo Ducale, colpito da un incendio nel 1574. All'artista fu affidato il soffitto della sala del Collegio dove glorificò il "buon governo" della Serenissima, esaltandone le virtù e la fede che da sempre lo guidava. Sopra il trono dogale e di poco successiva è l'Allegoria della battaglia di Lepanto, tela che esaltava anche la potenza bellica di Venezia ricordando la vittoriosa battaglia del 7 ottobre del 1571 contro la flotta turca.

Nel 1577 un nuovo incendio flagellò Palazzo Ducale, distruggendo la sala del Maggior Consiglio e quella dello Scrutinio. Dopo la celere ricostruzione, Paolo fu chiamato ad eseguire l’ovale con il Trionfo di Venezia, da collocarsi sopra al trono dogale.

L’ultimo decennio di vita del pittore lo vide impegnato in temi cristologici, realizzando numerosi Crocifissi, e in tematiche mariane, realizzando attorno al 1586 l’Assunzione della Vergine per la chiesa di Santa Maria Maggiore.

Il 18 aprile del 1588, Paolo Veronese morì in seguito ad un’infezione polmonare e fu sepolto nella chiesa più significativa della sua vita, quella di San Sebastiano. 

(rb)

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Pubblicato: Giovedì, 02 Maggio 2013 — Aggiornato: Lunedì, 21 Agosto 2017

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