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Scrisse il Sanudo: “…il doge diede ordine di far sonar dopio a San Marco e che le fossero tributate esequie solenni…”; questo fu l’ultimo grandioso saluto di Venezia all'ex Regina di Cipro, tanto amata dal suo popolo.

In ricordo della vivace vita di Caterina, Gaetano Donizetti realizzò un'opera lirica ad ella intitolata.

Caterina Cornaro (italianizzazione del cognome veneziano Corner), appartenente ad una delle più abbienti e potenti famiglie veneziane, nacque, si presume, il 25 novembre 1454. Figlia di Marco di Giorgio, discendente in linea diretta dall'omonimo doge, e di Fiorenza di Nicolò Crispo, duchessa di Nasso e nipote dell'imperatore di Trebisonda, trascorse serena l'infanzia nella residenza del padre per passare poi in monastero all'età di 10 anni. Qui vi restò presumibilmente fino al 1468, anno in cui fu data in sposa per procura a Giacomo II Lusignano, re di Cipro e d’Armenia; l'unione effettiva tra i due giovani fu ritardata di quattro anni (1472).

Il matrimonio venne caldeggiato dallo zio paterno di Caterina, Andrea (esiliato nell'isola di Cipro dalla Repubblica di Venezia) e ne parlò al giovane sovrano cipriota. Duplici gli interessi in gioco: da una parte, la famiglia Corner poteva meglio amministrare i propri averi presenti nell’isola e dall’altra il matrimonio rivestiva una grande importanza politica per la Repubblica veneziana che, in caso di morte del re, avrebbe avuto modo di pretendere di svolgere un ruolo centrale nell'isola cipriota e consolidare così il proprio controllo nel Mediterraneo orientale. Giacomo II, dal canto suo, aveva tutto l’interesse di accettare l’unione e di rinsaldare l’amicizia con Venezia per tutelare la propria persona da possibili agguati da parte di guerriglieri mossi dalla sorellastra Carlotta alla quale egli usurpò il trono nel 1464.

Caterina, seguita da una lunga folla di nobili e popolani, lasciò il porto di San Nicolò di Lido a bordo del Bucintoro per giungere nella sua nuova residenza a Nicosia. 

Neppure un anno dopo, nella notte tra il 6 e il 7 luglio 1473, Giacomo II Lusignano morì improvvisamente e misteriosamente lasciando Caterina e il loro bimbo ancora in grembo; considerando il suo stato interessante, la regina venne esclusa dal trono e venne affidato ad un collegio di “commissari”. Fu molto difficile per la Cornaro riuscire a veder riconosciuto il suo titolo di Regina di Cipro, addirittura l’arcivescovo di Nicosia tentò di impadronirsi di tale potere. Caterina non mollò e restò fino a quando la flotta veneziana raggiunse l’isola e ristabilì l’ordine. Dal 28 marzo 1474, la Repubblica di Venezia affiancò a Caterina un provveditore e due consiglieri, allontanando dall’isola alcuni uomini di fiducia della donna.

La situazione di forte solitudine della sovrana aumentò ancor di più quando il figlioletto, di appena pochi mesi, morì di febbre malarica nell’agosto dello stesso anno. La grave depressione in cui caddè Caterina venne lenita dall’intervento del padre che la raggiunse e la aiutò; non solo, considerando i limiti di potere della figlia, comportò una forte discussione con le tre persone nominate dal governo veneziano e affiancate alla Cornaro. Dopo diverso tempo, un po’ alla volta, la Serenissima concesse maggior potere alla sovrana.

La tranquillità dell’isola cominciò ad essere messa in discussione nel 1487, a causa della contesa e imminente guerra tra il sultano di turco e quello egiziano. Nell'ottobre 1488, una congiura ad opera di nobili catalani la cui ribellione venne repressa da Venezia, la città lagunare inviò Priuli nell’isola per persuadere la Cornaro a tornare in patria e cedere il regno, garantendole in cambio prerogative reali e un compenso fisso annuale di 8.000 ducati. Caterina non accettò la proposta di Priuli. La Repubblica non si dette per vinta e, grazie all’intervento del fratello Giorgio Cornaro, Caterina di arrende, anche se a malincuore, e accetta di rientrare in patria e donare l'isola a Venezia. 

Il 26 febbraio 1489 venne alzato il vessillo di San Marco in tutto l’isola e, circa 15 giorni dopo, la sovrana abbandonò l’isola, con forte commozione sue e dei suoi sudditi.

Dopo le celebrazioni di rito a Venezia, Caterina riuscì ad ottenere in cambio dalla Signoria la terra e il Castello di Asolo di cui divenne "Domina", conservando però anche il titolo di "rejna de Jerusalem Cypri et Armeniae", un palazzo sul Canal Grande e l'annuale rendita di 8.000 ducati a partire dall'11 ottobre 1489.

Durante il suo soggiorno nel borgo asolano, Caterina richiamò alla sua corte artisti, letterati, regnanti, uomini di potere e di cultura, con i quali realizzò un piccolo salotto letterario; tra gli altri, spiccavano: Giorgione, Lorenzo Lotto e Pietro Bembo, che qui ambientò Gli Asolani

Nel 1509, le incursioni da parte delle truppe della Lega di Cambrai nel territorio asolano costrinsero la Cornaro ad abbandonare la sua reggia (il Castello di Asolo ancora denominato "della regina Cornaro") e a rifugiarsi a Venezia, dove morì il 10 luglio 1510, per doja di stomaco. Per sua volontà, venne tumulata ai Santi Apostoli ma la sua permanenza nella chiesa non fu troppo lunga in quanto, sessant'anni dopo, quando la chiesa venne ricostruita, fu spostata nella chiesa di San Salvador, dove giace attualmente.

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Pubblicato: Domenica, 20 Luglio 2014 — Aggiornato: Lunedì, 13 Novembre 2017

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