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Nobile casato probabilmente originario della Catalogna (Girona); nel 1400 si trasferì in Francia, ad Avignone (alcuni attribuiscono a questa città l'origine della famiglia), poi passò in Italia, prima a Firenze e poi a Venezia.

Noti per le immense ricchezze di cui disponevano, i Labia vennero iscritti al patriziato veneziano nel luglio 1646 grazie al loro contributo di 100.000 ducati offerto alle casse della Serenissima, a copertura delle spese belliche che Venezia stava sostenendo nella guerra di Candia contro i Turchi.

Carlo Labia, che morì nel 1701, fu vescovo d'Adria e arcivescovo di Corfù.

La tradizione narra che i Labia, per dimostrare la loro ricchezza, organizzassero dei fastosi banchetti durante i quali, alla fine del pasto, lanciavano le loro migliori stoviglie dorate e d'argento, nel Canal Grande, gridando: "L'abia o no l'abia, sarò sempre Labia". La scaltrezza popolare però racconta che il giorno successivo la servitù recuperasse i preziosi oggetti in quanto, nel punto in cui venivano gettati, si posizionavano preventivamentedelle reti.

Contributo a Venezia:

Fecero costruire l'altare dei Tre Magi all'interno della Chiesa dei Tolentini ed edificarono Palazzo Labia in campo San Geremia.

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Prima pubblicazione: Martedì, 07 Agosto 2012 — Ultimo aggiornamento: Giovedì, 25 Settembre 2014

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