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Da molte settimane si è verificato un proliferare di alghe in laguna, visibili soprattutto dal Ponte della Libertà, a pelo d'acqua. Più recentemente si è verificato anche un odore piuttosto intenso di decomposizione e ancora più di recente si è verificata una moria di pesci in quantità preoccupanti. Questo ha naturalmente scatenato alcuni annosi dubbi relativi all'inquinamento dell'acqua e al riversamento di sostanze dannose per l'ecosistema lagunare. Proviamo a capirne qualcosa di più.

La laguna di Venezia, così come tutti i sistemi lagunari — tecnicamente conosciute come acque di transizione (fonte Arpav) —, è un delicato ecosistema che contiene insospettabili varietà di forme di vita, e per questo motivo ha necessità di essere tenuto sotto controllo e protetto da fattori inquinanti e di squilibrio.

Talvolta lo squilibrio viene causato "semplicemente" da un clima molto rigido — come accaduto durante il 2012 dove la laguna ha subìto un parziale congelamento e si è verificata una altrettanta massiccia moria di pesci —, altre volte la causa scatenante può essere un insieme di fattori, più complessa da analizzare ed individuare.

Questo aspetto può diventare ancora più importante e complesso se su una di queste lagune ci sono insediamenti urbani, come nel caso di Venezia, dove i fattori di squilibrio possono essere molteplici e contemporanei.

Cerchiamo prima di capire cos'è l'anossia e quali possono esserne i fattori scatenanti (fonte Arpav):

Le acque di transizione possono essere soggette, nelle stagioni più calde, a fenomeni di scarsità di ossigeno disciolto causati da un consumo maggiore di tali molecole da parte degli organismi eterotrofi (organismi che non sono in grado di produrre molecole organiche e si nutrono di quelle prodotte da altri organismi) rispetto a quanto rilasciato dall’attività fotosintetica e a quanto introdotto dall’atmosfera.

In concomitanza con l’innalzamento delle temperature e della disponibilità di nutrienti (azoto, fosforo), un forte sviluppo della vegetazione e del fitoplancton presso la superficie dello specchio d'acqua comporta una limitazione degli scambi gassosi e quindi anche del passaggio in soluzione dell'ossigeno atmosferico (O2); quando poi le alghe muoiono vi è una conseguente diminuzione di ossigeno a causa della loro decomposizione da parte di microrganismi.

Si parla di ipossia quando si verifica una significativa diminuzione dell´ossigeno disciolto nelle acque e i valori che indicano tale condizione sono compresi tra 3,0 e 1,0 mg/l, mentre si verifica una condizione di anossia quando la carenza di ossigeno disciolto è tale da raggiungere valori compresi tra 0-1,0 mg/l. Condizioni di anossia possono verificarsi di frequente nelle aree lagunari soggette a ridotto ricambio idrico, nella stagione più calda e principalmente nelle ore notturne, soprattutto negli strati prossimi al sedimento.

In pratica, quindi, in certi casi l'ecosistema delle laguna potrebbe soffrire di soffocamento in determinate condizioni ambientali, potenzialmente favorite anche da eventuali scarichi nei fiumi non conformi alle leggi vigenti in materia di tutela ambientale. Fiumi che poi sfociano inevitabilmente nei mari e nelle lagune.

Ma l'attuale preoccupazione di chi vive a Venezia e nelle zone limitrofe è data anche dallo spettro dell'area industriale di Porto Marghera, produttore e contenitore di sostanze dannose per l'ambiente fin dai tempi del polo petrolchimico e oggetto di attività di bonifica, dichiarato nel 1998 come Sito di Bonifica di Interesse Nazionale (Legge 9 dicembre 1998, n. 426 - Nuovi interventi in campo ambientale.).

Il dubbio rimane vivo sulla domanda: sono cause solo naturali o è stato riversato qualche pericoloso inquinante?

Conoscendo la storia industriale del territorio il timore deriva dal fatto che nonostante da molti anni siano state attuate varie misure di purificazione delle acque e dei terreni insieme al divieto di sostanze scatenanti come il fosforo, rimane l'incertezza sulla presenza di scorie dei tempi passati che ancora oggi potrebbero continuare ad inquinare. Considerando che alcune di queste attività produttive sono ancora operative, nonostante abbiano pianificato delle produzioni più ecosostenibili, è comprensibile che il timore sia ancora vivo, specialmente in caso di manifestazioni di questa gravità.

Nel frattempo il Comune di Venezia ha allertato tutte le strutture competenti per eseguire ogni rilevazione e accertamento utile. In tarda mattinata la conclusione degli esperti è stata di cause naturali, compreso il colore scuro dell'acqua che è provocato da una particolare alga. Teoricamente già da lunedì la situazione dovrebbe cambiare grazie anche ad un movimento previsto delle correnti di laguna e di aria, che dovrebbe ripulire la laguna.

Altre analisi, in forma privata, sono state avviate.

Una cosa però è certa: l'immensa quantità di pesci, molluschi e crostacei morti che è risultata visibile in questi giorni, dimostra che l'attenzione per la tutela di questo splendido ecosistema chiamato laguna deve necessariamente continuare con impegno e passione.

Galleria immagini

Foto di alghe affioranti, in laguna di Venezia (Ponte della Libertà verso Porto Marghera)
Foto di alghe affioranti, in laguna di Venezia (Ponte della Libertà verso Porto Marghera)
Foto di alghe affioranti, in laguna di Venezia (Ponte della Libertà verso Porto Marghera)

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