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Uno dei tanti primati della Serenissima è stato quello di trasformare il vino in un bene di lusso commercializzandolo dapprima in tutto il bacino del Mediterraneo e successivamente in Romania, attraverso il Mar Nero, ma anche a Southampton nel mare del Nord, lungo delle rotte chiamate Mude. La muda più spettacolare era senza alcun dubbio quella di Fiandra: verso fine maggio, quattro o cinque tra le galere più solide costruite all'Arsenale, salpavano per un viaggio di almeno un anno alla volta dell'Inghilterra e delle Fiandre.

A Venezia queste specialità erano servite tutte i giorni nelle varie osterie distribuite lungo le calli della città. Tra le bevande più amate e apprezzate dai veneziani troviamo le Malvasìe — ovvero quei vini dolci e liquorosi prodotti lungo i vari possedimenti della Serenissima nel Mar Mediterraneo orientale — che si accompagnavano egregiamente ai dolci tipici quali ciambelle, bussolai, pignoccate, marzapane e biscotti che mai mancavano al termine dei pasti.

Dal nome del famoso vino — che in origine era definito con il termine Monemvasìa, per la sua provenienza da Monembasìa, una città-fortezza situata nel Peloponneso ancora oggi esistente — nascono le malvasìe — chiamate anche banderuole — ovvero le botteghe dedicate alla vendita di questa pregiata specialità di vino.

Tra le varie Malvasie, la bottega dei Remèdio vicino alla chiesa di Santa Maria Formosa, viene ricordata per una curiosa leggenda originata dalla somiglianza del nome del proprietario Remèdio e la parola rimèdio (che per altro nella sua forma più antica era proprio remèdio). Grazie alla similarità dei due termini si pensò che la malvasìa venduta in quell'osteria possedesse delle specifiche qualità terapeutiche, tali da curare perfino verminosi incurabili morbi.

Accenni in merito se ne riscontrano anche in un passo dei Codici Gradenigo — conservati al Museo Correr — a cui si collega un'antica tradizione dei patrizi veneziani di presentare al Doge i giovani rampolli al compimento della giusta età per entrare nel possesso dei loro diritti civili e politici. Al termine della cerimonia, alquanto solenne, era consuetudine sostare nella Malvasìa del Remèdio per assaporare l'omonimo vino con i gustosi buzzoladi, ovvero i famosi biscotti veneziani, con la convinzione che tale sosta avrebbe portato gran fortuna al giovane aristocratico sia per le future nozze che per la carriera lavorativa.

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