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La diffusione dei volgari si associa allo sviluppo delle città e al loro bisogno di scritture, di registrazione degli scambi, degli affari, soprattutto nelle città mercantili. E le recenti ricerche hanno evidenziato quanto fossero presenti le donne in questo mondo di lavoro e di transazioni. Bisogna premettere alcune considerazioni di fondo per contestualizzare meglio questa vivace presenza delle donne nel mondo economico e il riscontro nella documentazione. 

  1. La prima è che dobbiamo sempre tenere a mente che la struttura del lavoro medievale (e anche di prima età moderna) era di tipo familiare, anche se i nomi femminili non sono registrati. Esistevano tuttavia corporazioni miste o femminili. Ad esempio a Venezia le merzere (merciaie) sono ben documentate.
  2. La seconda considerazione riguarda il numero di famiglie rette da donne, per assenza o morte del marito; circa un terzo e non solo a Venezia, quindi le attività familiari erano gestite dalle donne, vedove o figlie. 
  3. La terza considerazione che è molto cruciale per Venezia è l’assenza degli uomini per lungo tempo a causa delle attività commerciali per mare. Se ne stavano fuori casa per vari mesi se non anni e ciò originò un trasferimento di responsabilità e di diritti alle donne. L’assunzione di responsabilità di gestione in aiuto o in sostituzione dei congiunti in viaggio d’affare è molto documentata a Venezia (come a Genova) dalla diffusione del gran numero di deleghe fatte dai mercanti veneziani alle proprie mogli e madri: queste deleghe autorizzavano le parenti a emettere quietanze per i pagamenti ricevuti dai creditori del marito e a gestire gli affari.

La partecipazione alla vita economica da parte delle donne, la loro agency fu di stimolo all’alfabetismo e alla confidenza con la penna, quel tanto che bastava a registrare conti, a tenere registri di attività, cedole di prestito e di credito ma anche a comprendere anche appieno ciò che stavano facendo, quindi a una padronanza insieme cognitiva e pratica. Questo ci deve mettere sull’avviso di non dar troppo retta, come spesso si è fatto, alle fonti precettistiche che hanno insistito sulla non pertinenza delle donne nell’ambito pubblico se non addirittura inammissibilità della loro presenza.

Ecco dunque la scrittura della veneziana Guglielma (scoperta da Vittorio Formentin nell’Archivio di Stato di Venezia) vedova di Stefano Venier che dovette gestire i debiti del marito anche nei confronti del fratello Bernardo. In questo attergato, cioè nel retro di un contratto del 1286, ribadiva che tale debito verso Benvenuto Calbo di tre lire e mezzo era stato estinto (=tagliato). Scrive di averlo provato alla Corte di Petizion (io lo provai alla corte di Petizion) e aggiunge una nota interessante: Logai (conservare) ben sta carta (leggi anche: Chi ben lóga, ben trova.)

I poleografi direbbero che scrive male, poco corsivamente, e allineando male le parole. Ma Guglielma ha scritto, ha gestito i suoi affari e si è rivolta pure alle magistrature in prima persona. Un atto di soggettività e di agency. What else?

(tp)

Fa parte della serie: Storia delle scritture delle donne in Europa di Tiziana Plebani
Pillole di storia scritte da Tiziana Plebani, provenienti dalla sua ricerca confluita nel libro Le scritture delle donne in Europa (Carocci editore) e un omaggio all’8 marzo.

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