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Prima dell’istituzione della carica di doge sulle lagune venete il potere civile e militare era esercitato dal bizantino magister militum al quale i tribuni, che amministravano le diverse isole, dovevano rendere conto. Alla fine del VII secolo però le varie comunità, spesso in disaccordo tra loro ma costrette a vivere nello stesso luogo per sottrarsi al pericolo rappresentato dai barbari, sentirono il bisogno di aggregarsi.

Pur rimanendo fedeli a Bisanzio, nel 697, allo scopo di far cessare le rivalità ma anche per avere un capo a cui far riferimento nelle opere comuni (fortificazioni, progettazione di vascelli armati, regolarizzazione dei rapporti con i Longobardi), la popolazione, riunita in assemblea generale ad Eraclea, elesse doge Paoluccio Anafesto con potere riconosciuto su tutti gli abitanti della laguna. Era nato il dogado dei Venetici che in seguito si sarebbe trasferito stabilmente a Venezia.

I dogi governarono per più di mille anni: è naturale che con il passare dei secoli ruolo e funzioni si siano gradatamente modificati.

Il doge e la concione generale, ossia l’assemblea popolare, furono gli organi su cui si fondò la politica venetica dei primi secoli. La concione eleggeva il doge: questi aveva potere assoluto e poteva avvalersi della prerogativa di associarsi un co-reggente e di conseguenza provvedere alla propria successione con una persona di sua fiducia.

All’inizio il doge aveva per lo più funzione di comandante militare, il suo potere era assoluto ma la sua vita precaria; i primi dogi furono uccisi, abbacinati, deposti. Con il tempo aumentarono la sicurezza personale, ma il loro potere diminuì progressivamente: il concetto politico di aristocrazia nobiliare meritocratica, cui la società veneziana sostanzialmente tendeva, escludeva che poteri forti potessero concentrarsi nella mani di una sola persona. Gli interventi diretti a limitare il potere dogale furono diversi.

A partire dal 1148 fu istituita la Promissione. Questo documento, modificato ed aggiornato ad ogni nuova elezione, conteneva le limitazioni che il capo dello Stato, all’atto della propria elezione, doveva accettare con solenne giuramento. Il doge ad esempio doveva presiedere ai vari Consigli dove era invitato ma non disponeva che di un voto, come tutti gli altri membri.

Con il tempo la Promissione divenne sempre più severa e per evitare divergenze interpretative fu istituito un Consiglio di Correttori, ossia di funzionari delegati al controllo del rispetto dei doveri del doge. Fu previsto un giuramento anche per la dogaressa che si impegnava a non accettare altri doni che non fossero fiori o profumi. Furono introdotti ulteriori articoli per impedire il rafforzamento della posizione personale del nuovo eletto.

Nel 1172, sotto il dogado di Sebastiano Ziani (1172-1178), venne inoltre istituito un Maggior Consiglio di 480 membri e sotto il dogado di Orio Mastropiero (1178-1192) comparve il Minor Consiglio formato prima da tre e poi da sei consiglieri, che si affiancò al Serenissimo.

(dz)

Fa parte della serie: Dogi di Venezia

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