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Facendo subito un sommario veloce, per poi approfondire meglio:

  • Prevenzione, prima di tutto.
  • Vanno rese pubbliche le informazioni sulla malattia, sull'epidemia e ancor più sull'eventuale pandemia. Non vanno nascoste.
  • Non va data priorità agli interessi economici rispetto alle necessità sanitarie.
  • Vanno seguite le regole dettate dagli organi e istituzioni sanitarie, così come dagli enti governativi preposti.
  • Non ci si deve far prendere dal panico, ma bisogna adottare massima prudenza.

In questi giorni la parola quarantena è tornata fortemente di attualità, ribattuta praticamente in tutti i luoghi del pianeta. Una parola che nasce a Venezia grazie ad un metodo innovativo creato nei lazzaretti veneziani in periodo di epidemia pestilenziale.

E proprio qui, in questo periodo storico possiamo ritrovare dei parallelismi educativi, utili soprattutto oggi che viviamo in una società globale e molto più interconnessa rispetto al passato.

La prevenzione è tutto

L'adagio meglio prevenire che curare è ancora più importante quando si è a rischio epidemia e pandemia. Se non si fa il massimo per prevenire, l'impatto che può avere in termini di costi (economici, risorse umane, ricadute sociali, ecc.) la cura è decisamente, e talvolta drasticamente, più alta.

Se la peste del 1348 si può considerare una novità per la Serenissima, le successive epidemie e pandemie sono affrontate con un approccio diverso, con più competenze ma anche con maggior rigore: nel 1423 viene vietato l'accesso a chiunque arrivi da luoghi contagiati, punendo anche chi offre ospitalità a persone contagiate nonostante il divieto, con una pena di 6 mesi di reclusione e il pagamento di una multa. Nello stesso anno viene creato per la prima volta un ospedale speciale permanente.

Nel tardo '400 viene istituita nel Lazzaretto Nuovo la famosa quarantena, ovvero un periodo precauzionale di 40 giorni in cui i sopravvissuti e chi è venuto in contatto con persone contagiate devono restare nel Lazzaretto a soggiornare, per evitare di trasmettere a loro volta la malattia.

Queste innovazioni e accorgimenti, quando applicati correttamente, porteranno Venezia a non subire ulteriori epidemie quando invece in altri luoghi continueranno a verificarsi.

Non bisogna anteporre gli interessi economici a quelli sanitari ed è vitale seguire le regole

Attualmente, viviamo in una società regolata principalmente dalle economie e dal denaro. Lo sappiamo tutti. Tuttavia, soprattutto in determinati casi non può e non deve essere l'unica bussola di orientamento e organizzazione di una civiltà che si può considerare evoluta e, appunto, civile.

Venezia, città di mercanti e del commercio, non poteva rinunciare a questa vitale linfa economica. Questo ha prodotto alcuni errori che ne hanno causato danni ben maggiori delle perdite economiche previste:

  • il Maggior Consiglio avviò una serie di misure per rilanciare l'economia, con sgravi fiscali per i commercianti, intimando i pubblici ufficiali a riprendere servizio regolarmente, incoraggiò l'immigrazione, ripristinò le processioni e le feste prima abolite per il rischio contagio, vanificando le deboli misure di contenimento in atto;
  • l'esigenze di commercio, ha reso gli stessi nobili tra le persone più esposte e portatori di contagio — e forse un po' più imprudenti di quanto fosse necessario — portando all'estinzione di più di 50 famiglie patrizie veneziane dopo la pandemia del 1348;
  • l'ambasciatore del duca di Mantova, marchese De Strigis, proveniva dal mantovano dove erano stati individuati dei focolai di peste il quale, contrariamente ad ogni norma, non venne messo in quarantena nel Lazzaretto Nuovo ma nell'isola di San Clemente. Il destino volle che durante un intervento di manutenzione a San Clemente il falegname venne contagiato e portando con sè in città il terribile morbo;
  • L'aggravante fu il tener nascosta la nuova epidemia — per evitare l'isolamento commerciale di Venezia — causando così un contagio decisamente maggiore, che già con le conoscenze dell'epoca poteva essere evitato.

Da ognuna di queste storie oggi, al tempo del coronavirus che tutti stiamo affrontando, possiamo imparare a non ripetere gli errori del passato per fare in modo di contenere quanto più possibile ogni tipo di danno ed assicurarci di uscirne in buono stato.

La prevenzione, come lavarsi correttamente le mani, permette di ridurre al minimo il rischio di trasmettere il virus a noi stessi e agli altri.

Seguire le regole, come evitare gli assembramenti di persone, permette di ridurre al minimo il propagarsi dell'epidemia e dell'eventuale pandemia globale, che potrebbe creare un collasso delle strutture sanitarie, sottraendo cure anche a chi ne ha vitale bisogno, oltre al coronavirus.

Non anteporre gli interessi economici a quelli sanitari, come non rispettare la quarantena, se imposta, o non agevolare lo smart working, se possibile, ma anche non fare scelte politiche dettate da interessi economici prima che di salute pubblica, permette di dare una mano agli scienziati, ai ricercatori e a tutte le strutture di ricerca e sanitarie così da provare a risolvere la situazione in tempi il più possibile rapidi e con successo.

Non bisogna farsi prendere dal panico ma bisogna usare massima prudenza, come evitare di sbancare il supermercato e sentirsi liberi di fare una passeggiata nel parco, seguendo però le regole generali di prevenzione (distanza, evitare strette di mano e baci di saluto e commiato, e ogni altro consiglio ufficiale).

In tutto questo, naturalmente, è necessario che il Governo e le istituzioni preposte, operino anche in modo per supportare le persone e le attività economiche affinché siano messe in grado di seguire le regole senza ulteriori pensieri e preoccupazioni.

Non esistono confini

Un altro insegnamento importante che arriva da ogni epidemia e pandemia è: non esistono confini.

Ai virus non interessa se ci sono nazionalismi o campanilismi in atto tra le varie persone, anzi, paradossalmente meno collaborazione, apertura e dialogo tra noi c'è, più il virus trova terreno fertile per propagarsi.

Continuiamo a lavorare tutti insieme, allora, perché questi confini siano sempre più il passato e il considerarci cittadini del mondo sia sempre più il presente, perché questo porterà sicuramente più benefici che svantaggi, in ogni campo.

Lo ha dimostrato l'avvento di internet, lo dimostra la collaborazione attuale nel campo della ricerca e della scienza, lo dimostrano tante altre iniziative inter-collaborative che in questi anni si sono andate via-via sviluppando e consolidando. Il gioco, come si suol dire, ne vale sicuramente la candela.

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