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L'area veneziana pareva essere uno degli ultimi luoghi sicuri di questo importante bivalve, ma la situazione è diventata molto più grave con la morte di oltre il 90% degli esemplari osservati. La buona notizia è che possiamo ancora aiutare il progetto, tutti insieme.

La perdita di biodiversità è diventata purtroppo uno dei grandi temi e una delle grandi sfide del nuovo secolo, che riguarda tutti perché da lei dipendiamo anche noi, ne dipende la nostra stessa sopravvivenza.

Pinna nobilis è il nome di un grande invertebrato marino, conosciuto anche sotto il nome di nacchera di mare, stura o palostrega, specie endemica del Mediterraneo (cioè presente solo in questa area) nonché uno dei più grandi bivalvi al mondo, che raggiunge il metro di altezza, tanto che nella nostra laguna è possibile vederla affiorare in condizioni di bassa marea.

La sua presenza nell’intero Mediterraneo è fondamentale perché è una specie costruttrice di habitat, che favorisce la biodiversità, portatrice di servizi ecosistemici, nonché specie-bandiera per tutte le altre specie collegate che da essa dipendono.

In pratica la Pinna nobilis gioca un ruolo ecologico chiave, come filtratore d’acqua e come habitat ideale per altre specie marine che intorno a lei crescono e si nutrono, formando ricchi popolamenti.

Ad agosto avevamo parlato con Marco Sigovini, del CNR-ISMAR di Venezia, a capo del progetto di ricerca partecipata Mappa la Pinna, per capire come la laguna veneziana sia oggi uno degli ultimi luoghi in salute di tutto il Mediterraneo e di quanto i progetti di ricerca in tal senso—come appunto quello da lui diretto—siano estremamente importanti per comprendere l'epidemia che ne ha decimato la specie dal 2016 ad oggi, individuare i fattori per ristabilire un equilibrio favorevole alla sopravvivenza della Pinna e quali soluzioni poter quindi adottare per salvaguardarne la vitalità, così da invertire la rotta e ripopolare le nostre acque di questo importante bivalve.

Conchiglia di Pinna nobilis vuota e divelta dopo la morte dell’individuo (foto: Shoreline soc. coop. - CNR-ISMAR)

Il comunicato stampa diramato l'11 dicembre 2020 però porta la triste notizia dell'aggravarsi della situazione, con un repentino cambio di salute della Pinna lungo il litorale veneziano, più precisamente presso alcune formazioni rocciose che si trovano al largo, localmente note come tegnùe: oltre il 90% degli esemplari osservati è morto:

L’epidemia che ha decimato la specie protetta Pinna nobilis in tutto il Mediterraneo ha verosimilmente raggiunto le coste del Veneto, tra le ultime aree finora indenni. Un evento di mortalità di massa è stato infatti registrato a fine novembre 2020 presso alcune formazioni rocciose al largo del litorale veneziano, localmente note come “tegnùe”. I numeri sono allarmanti: oltre il 90% degli esemplari osservati è morto. Il fenomeno è stato riscontrato nel corso di attività di indagine svolte in collaborazione tra l’Istituto di Scienze Marine di Venezia (CNR-ISMAR) e l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto (ARPAV) nell’ambito della Direttiva 2008/56/CE sulla Strategia Marina, con il supporto operativo di Shoreline Soc. Coop.

Precedenti osservazioni effettuate lo scorso settembre non avevano evidenziato segni di sofferenza. La dinamica dell’evento si conforma purtroppo a quanto registrato nelle altre località colpite. Bisogna considerare pertanto a rischio immediato le popolazioni di Pinna nobilis presenti nelle altre tegnùe sparse tra Caorle e Chioggia, così come nella laguna di Venezia. Nei prossimi giorni queste aree saranno oggetto di ulteriori indagini da parte del CNR-ISMAR.

[...]

Il CNR-ISMAR è coinvolto in diverse attività per lo studio ed il monitoraggio di Pinna nobilis nelle acque costiere del Veneto ed in Laguna di Venezia, in collaborazione con altri enti tecnici e scientifici. Un ulteriore investimento in termini di ricerca e monitoraggio diventa ora urgente per affrontare l’emergenza e garantire un futuro a questa specie. Tutti possono dare un contributo: l’iniziativa “Mappa la Pinna”, lanciata attraverso i social media la scorsa primavera, si rivolge ai subacquei, ai diportisti e a tutti coloro che frequentano la laguna di Venezia e le coste del Veneto

Ci sono un paio di altre cose importanti da considerare: le correnti di marea, così importanti per la laguna nel mantenere alto il livello di vivibilità della stessa, in questo caso possono diventare dei vettori in grado di trasmettere la patologia dalle pinne sul litorale a quelle dentro la laguna. Tuttavia, è altrettanto vero che le condizioni specifiche dell'ambiente lagunare potrebbero aiutare le popolazioni a resistere meglio all'epidemia. 

Mappa la Pinna ha bisogno più che mai del nostro aiuto, che possiamo svolgere in modo semplice e molto pratico, ovvero segnalando la presenza della Pinna nobilis—e del suo stato di salute— attraverso la mappa del progetto (segui le indicazioni, fai doppio click nel punto esatto che vuoi segnalare, si aprirà una scheda da compilare) oppure via mail all’indirizzo [email protected].

Ogni segnalazione può fare la differenza non solo nelle amate acque lagunari ma in tutte le coste che vanno dall’Adriatico fino alle porte dell’Oceano Atlatico.

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