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50 anni fa, le isole e i litorali della laguna venivano coperti d'acqua: ecco il nostro racconto di quella incredibile, quanto tragica, giornata.

Il 4 novembre 1966 fu per molti una data epocale, un evento straordinario e terribile, vissuto da tutti con angoscia e sgomento, per quel senso di impotenza e insicurezza per le sorti di questa città così fragile e così bella. 

Il 4 novembre 1966 è stato raggiunto il livello di +194 cm, la sera alle ore 18:00. Fu la marea più alta mai registrata nella storia delle osservazioni.  

Durante i secoli, oggi come allora, numerose volte dal VI al XIX secolo la città lagunare è stata poco o tanto invasa dall'innalzamento della marea ma sicuramente, da quando le osservazioni diventarono regolari e si avviarono gli studi specifici per prevenire le mareggiate (a partire dagli anni 70 dell'Ottocento), mai l'acqua è cresciuta tanto come cinquant'anni fa.

Molti sono i racconti di nonni e amici che hanno fatto trasparire un pensiero e una sensazione comune di impotenza, come se la natura avesse improvvisamente deciso di ricordare chi comanda togliendo la sicurezza del famoso adagio veneziano sìe ore cresce, sìe ore cala (la marea).

L'acqua alta per i residenti, caliamoci nella parte.

Chi non ha mai vissuto il fenomeno dell'acqua alta a Venezia come residente, spesso trova la cosa bizzarra e divertente scatenandosi in ogni tipo di interazione con l'evento. Vale la pena perciò provare a calarsi in ciò che questo rappresenta per chi abita in laguna: prima di tutto bisogna considerare che l'acqua alta viene annunciata dalle sirene che in tempo di guerra venivano usate per la contraerea.

Una sirena che naturalmente si attiva a qualsiasi ora del giorno, e della notte. Per molte persone, che la guerra l'hanno vissuta, è talvolta ancora motivo di ansia. E se non lo è questo ricordo, lo è per tutto quello che riguarda il fenomeno: correre ai ripari per chi ha una attività, preoccuparsi di alzare ogni cosa che possa venire danneggiata dall'acqua, mettere le paratie alle porte, organizzarsi per andare a lavoro e via dicendo.

Non sono molti a sapere, inoltre, che il vero problema dell'acqua alta a Venezia è il fatto che le paratie, per quanto alte, non sempre bastano: l'acqua spesso filtra da sotto, attraverso il pavimento, perciò di frequente l'unica cosa che si può fare è attendere con pazienza che la marea faccia il suo decorso e rimboccarsi poi le maniche per pulire, risistemare, sciacquare con acqua dolce per togliere il salso, asciugare.

Va anche compreso che Venezia ha zone basse e zone alte, ovvero in quelle più basse la marea arriva prima — e quindi più alta rispetto alle zone più alte.

L'adagio delle sei ore, ovvero che la marea cresce e cala a cicli di 6 ore, può saltare se le condizioni atmosferiche sono avverse: pioggia e vento forte, specialmente quello di Scirocco, possono scombinare i tempi di deflusso e causare un "sovraccarico" della marea stessa. Talvolta di pochi millimetri, talvolta, come vedremo molto di più.

E ora proviamo a calarci nel 1966: cosa successe a Venezia centro storico

Tutto ebbe inizio il giorno prima, il 3 novembre 1966 alle ore 22:00, con un normale aumento repentino della marea che, secondo le regole astronomiche, doveva gradatamente calare e rientrare alle 5:00 del mattino seguente. Quando giunse l'ora, qualcosa non andò come doveva: infatti, pur essendoci stata un'inflessione, l'acqua non si ritirò completamente.

Passarono altre 6 ore e, verso le 12:00 circa, l'acqua continuò ad alzarsi e, dopo aver ripreso l'altezza delle 22:00, aumentò ulteriormente. Cominciarono i primi disagi per la popolazione, che restò senza linea telefonica, luce e in molte zone anche senza gas. Nonostante fossero tutti muniti di stivaloni alti, il transito risultava impossibile e alcune imbarcazioni, mestamente, vagavano per la città sotto la pioggia, spinte da un vento caldo di scirocco.

Immersi ormai nel buio più completo, si cominciò ad attendere con una punta d'angoscia le ore 18:00: il momento di deflusso dichiarato dalle regole meteorologiche. Con l'arrivo delle ore 18:00, il lume di speranza dei veneziani si spense gradualmente: ancora una volta la marea non fu espulsa ma anzi, contro ogni regola o tradizione, salì ulteriormente, spregiudicata, quasi a voler cancellare per sempre Venezia, prendendo possesso della città per un tempo lunghissimo ed esasperante.

Per fortuna, lo smarrimento e la disperazione degli abitanti per questo anomalo e tragico fenomeno naturale fu scongiurato alle ore 21:00 del 4 novembre, quando con la stessa intensità e velocità con cui è arrivata, l'acqua cominciò a scemare.

Cosa successe nelle isole

Quando l'acqua alta raggiunse la punta dei 194 centimetri, cominciò ad interessare anche i litorali, le acque lagunari si unirono alle onde marine portando con se' devastazione e paura. Così per la prima volta il litorale del Cavallino andò sotto acqua e con esso orti, vigneti e campi coltivati, il bestiame e le macchine agricole vennero spazzate via e mai più ritrovate. 

Fu la volta, poi, dell'isola di Burano, che si è ritrovata senza la copertura naturale di Cavallino, e in breve tempo anche l'isola dei merletti restò senza luce, telefono e acquedotto. Lo stesso avvenne per l'isola di Sant'Erasmo, che al tempo contava mille abitanti: venne travolta da ondate alte fino a quattro metri che si spinsero fino al Lido; qui, portarono via diverse strutture balneari e la sabbia dalle spiagge. Cominciarono ad aprirsi alcune falle sul primo tratto dei murazzi anche se il punto di rottura riguardò l'assottigliamento del cordone litoraneo, unico elemento di divisione tra mare e laguna: qui le onde passavano ormai sopra alla protezione dei murazzi quasi ritrovandosi al centro di una scena, se possibile, ancora più apocalittica.

Da San Pietro in Volta e Pellestrina, le 7.000 persone pensarono alla fine del mondo: con lo sgretolamento progressivo dei murazzi, nulla avrebbe trattenuto il mare. Riuscirono appena in tempo ad avvisare Venezia per chiedere soccorso, poi metà fuggirono in barca dalle proprie case al Lido di Venezia e il restante venne salvato con la motozattera.

Quali furono le conseguenze

Per fortuna non vennero registrati morti ma i danni furono notevoli, in primis per l'agricoltura e l'allevamento di bestiame. L'anomala altezza di un metro e novantaquattro centimetri sopra il livello medio del mare non risparmiò alcuna abitazione o negozio a piano terra così come ogni laboratorio artigianale, portò via la nafta a centinaia di caldaie, inzuppò e danneggiò un numero incalcolabile di libri nelle biblioteche, fece marcire le merci nei magazzini e i mobili nelle case, distrusse atti pubblici in molti uffici e rovinò molti elettrodomestici.

Dopo 24 ore di terrore, i Veneziani si riappropriarono della loro città, riversandosi con le candele in mano nelle calli e nei campi finalmente libere dall'acqua ma piene di mobili imbevuti e sporchi, topi e colombi morti, immondizie sparse ovunque.

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Prima pubblicazione: Venerdì, 04 Novembre 2016 — Ultimo aggiornamento: Venerdì, 04 Novembre 2016

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