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Il termine anconeta, come è facilmente intuibile dai veneziani, rimanda all’idea di una piccola icona sacra, inizialmente posizionata nella chiesa di San Marcuola e raffigurante la Beata Vergine. La venerazione nei confronti di questo antico dipinto di Madonna del Capitello ha sempre attratto una nutrita schiera di fedeli che la considerava miracolosa.

Si narra che un piccolo gruppo di giovani della Contrada di San Marcuola, dopo aver istituito una propria confraternita, entrarono in contrasto con il parroco della chiesa di San Marcuola, luogo dove i ragazzi avevano esposto un'icona della Madonna. Questo litigio comportò la dipartita del gruppetto con al seguito il dipinto della Vergine e, grazie agli aiuti dei parrocchiali, in breve tempo l'icona della Santa trovò posto in un piccolo oratorio costruito per l'occasione.

La chiesetta venne chiamata, appunto, dell'Anconetta, piccola icona, termine che deriva dal greco eikòn, immagine. Si racconta che, verso la metà del Cinquecento, il pellegrinaggio dei devoti alla sacra effigie era continuo durante tutta la giornata al punto che il luogo di culto restava aperto anche di notte, per consentire a tutti di visitarla. La situazione ovviamente non piacque ai religiosi di San Marcuola che persero parte dei praticanti che preferivano frequentare la chiesa dedicata alla Santa piuttosto che quella intitolata ai Santi Ermagora e Fortunato.

Nonostante i numerosi tentativi di screditamento, portati avanti dai preti di San Marcuola ai danni dei giovani dell’Anconetta, l'oratorio e la confraternita restarono in piedi e nell'agosto del 1623, grazie al lascito testamentario di Pasqualino Carlotti, la chiesa venne ingrandita, con tre piccoli altari in marmo e diversi dipinti.

Nel febbraio 1652 il Senato della Repubblica di Venezia sottopose alla protezione della Signoria i luoghi, garantendo la continuazione dell'opera di devozione, considerata meritevole e decorosa per la città di Venezia. 

Nel 1740 il complesso religioso venne nuovamente ristrutturato grazie al contributo economico della vedova Laura Sandrin, per poi essere chiuso al culto nel 1806 a causa dei decreti napoleonici di soppressione degli istituti religiosi. 

Nel 1844 dell’Anconetta esisteva solo la struttura esterna priva all'interno di ogni arredo e riferimento sacro; 11 anni dopo, per favorire il transito pedonale dalla Stazione verso Rialto, si decise di allargare la via e la chiesa venne rasa al suolo, insieme all’interramento dei vicini Rio de San Lunardo, Rio Farsetti, Rio del Cristo e del Rio drio de la Chiesa.

Oggi pertanto nulla è rimasto dell'oratorio dell'Anconetta, eccetto l'immagine sacra dipinta della Madonna che è ritornata alle origini, nella chiesa di San Marcuola. Il ponte omonimo e la toponomastica sono gli unici elementi che ricordano la presenza della chiesa, in quanto — la pietra bianca piantata in mezzo alla strada sul posto dove si dice sorgesse un tempo il tempio — non corrisponde al punto esatto e anche il Capitello posizionato nel campiello rappresenta solo un ricordo sbiadito del tempo ormai passato. 

Galleria immagini

Panorama dal ponte dell'Anconetta.
Distanza dal ponte al canale.
Le case che si affacciano sul canale.

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