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Poco dopo il 1500 l'artista giunse in terra lagunare, probabilmente come tanti altri giovani che desideravano compiere il proprio apprendistato a Venezia.

Un testamento del 1510 lo cita dapprima residente a S. Giovanni in Bragora, poi trasferito entro il 1513 a S. Basso, vicino S. Marco. Proprio in questo periodo il pittore assunse il soprannome di Palma, il cui appellativo "Vecchio" fu aggiunto solo dal 1584 in poi da Borghini, per distinguerlo dall'omonimo nipote.

Ai primi anni dopo il suo trasferimento in laguna risalgono alcune pale eseguite per importanti altari, come a S. Antonio di Castello, S. Elena (citati anche da Vasari), S. Maria Formosa e S. Moisé.

Al 1513 risale l'iscrizione dell'artista alla Scuola Grande di S. Marco e all'anno successivo la commissione della pala d'altare con l'Assunzione per la Scuola della Beata Vergine Assunta di Santa Maria Maggiore, oggi alle Gallerie dell'Accademia.

Poco dopo la morte di Giorgione avvenuta nel 1510, Palma eseguì opere di piccolo formato di tema mitologico-pastorale, mediante le quali il pittore si confrontava con i maggiori artisti a lui coevi, quali lo stesso Giorgione, Tiziano e Sebastiano Luciani.

La maggior produzione di Jacopo fu di pale d'altare o dipinti di devozione privata.  Un altro filone però nel quale si industriò l'artista fu quello della ritrattistica, soprattutto femminile, genere particolarmente apprezzato dai collezionisti.

Tra i committenti di Palma figura il patrizio Francesco Priuli, forse omaggiato della sua presenza nella Sacra Conversazione (Museo Thyssen-Bornemisza), che probabilmente introdusse l'artista ad altri nobili personaggi veneziani quali Francesco Querini e Angelo Trevisan.

Il terzo decennio del secolo vide la presenza di Palma ormai consolidata e, di conseguenza, l'aumentare di commissioni da parte delle chiese veneziane. Oltre ai rapporti con la città di residenza, Jacopo strinse legami lavorativi anche con la sua città natale, realizzando polittici per vari paesi del bergamasco.

Nel 1525 Palma faceva parte della Scuola di S. Pietro Martire e fu firmatario della richiesta al Consiglio dei Dieci dei fondi necessari a finanziare la nuova pala d'altare della confraternita nella chiesa dei SS. Giovanni e Paolo. Tra il 1526 e l'anno successivo si tenne a questo proposito un concorso a cui partecipò Jacopo stesso, oltre a Tiziano e a il Pordenone. La vittoria andò al cadorino e il modello scartato di Palma fu probabilmente da lui riutilizzato per l'Uccisione di S. Pietro Martire per l'omonima chiesa di Alzano Lombardo (Bg), oggi presso il museo parrocchiale.

Nel 1526 Palma acquistò delle terre a Montagnana (dove già aveva possedimenti) e l'anno successivo un podere nel bergamasco.

Il 28 luglio 1528 Jacopo dettò testamento, in seguito ad un'improvvisa malattia, chiedendo di essere sepolto presso la Scuola dello Spirito Santo della Chiesa di S. Gregorio, lasciando anche una dote alla nipote e il resto dei suoi avere ai tre figli del fratello. La morte soggiunse due giorni dopo. 

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