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La collezione libraria nasce nel 1812, assieme all’Ateneo Veneto. Il nucleo originario fu composto dai fondi appartenuti all’Accademia Veneta Letteraria, alla Veneta Società di Medicina e all'Accademia dei Filareti, fuse con il decreto n. 310 del 25 dicembre 1810.

La collezione venne elevata a rango di "biblioteca" in realtà solo nel 1895, per mano dell’allora presidente Paulo Fambri perchè per tutto l’Ottocento, era stato dato maggior risalto alle riviste, cioè al Gabinetto di lettura, mentre la preziosa dotazione libraria era considerata di secondo piano.

Grazie soprattutto ad un finanziamento del Ministero per i Beni Culturali, negli anni Sessanta, venne composto il Catalogo cartaceo per autore e il Soggettario di materia veneta, dove in quest’ultimo furono inserite 5.000 voci–soggetto di materia veneta e veneziana. Il materiale librario — sistemato il deposito con un importante operazione di restauro — fu collocato in apposite scaffalature metalliche.

A partire dal 2007 la biblioteca ha aderito al Servizio Nazionale di Catalogazione (SEBINA) per le recenti accessioni e ha provveduto a recuperare dei fondi antichi e delle miscellanee. 

Nel corso del XX secolo, la collezione si è ulteriormente incrementata di importanti raccolte a carattere giuridico, storico, umanistico e/o generale (per lo più ottocentesco), grazie a donazioni e lasciti di soci e illustri studiosi quali — per citarne solo alcuni — Franceschinis-Sacerdoti, Occioni-Bonaffons, Cipollato, Bosisio, Marconi, Associazione Scrittori Veneti etc.

Di recente acquisizione il fondo Del Torre, costituito da circa un migliaio tra opuscoli e libri di materia veneta, attinenti in particolare la storia agraria, sociale, fiscale ed ecclesiastica.

Il patrimonio  bibliotecario è composto da circa 50.000 volumi classificati nelle varie materie — per lo più umanistica, storica, artistica, scientifica — di cui 3.000 fanno parte dell’archivio storico. Sono presenti inoltre 16.000 Miscellanee/Opuscoli di materia veneziana e triveneta e 680 (dei quali c.a. 200 correnti) periodici, le cui testate sono reperibili nel Catalogo dei periodici della biblioteca dell’Ateneo Veneto, edito dall’istituto nel 2004.

L'Archivio storico dell'Ateneo Veneto

Nel deposito assieme alla Biblioteca è conservata la sezione storica dell’archivio dell'Ateneo, cioè gli atti prodotti dall'istituzione nei suoi primi 150 anni, dal 1812 al 1960 circa. Si tratta di 108 faldoni o buste a cui si aggiungono le serie dei registri dei verbali del Corpo Accademico, del Consiglio Accademico e delle sedute di Presidenza, i verbali delle Letture Accademiche ed il Protocollo Generale. Fanno parte della sezione anche 6 faldoni che custodiscono gli atti precedenti rimasti delle tre accademie culturali dalla cui concentrazione è nato l'Ateneo (arti, lettere e medicina). E' presente, inoltre, una busta con documentazione personale di Francesco Aglietti, acquistata negli anni attorno al 1839 da Giandomenico Nardo direttamente dalla vedova di Aglietti.

L'Istituto, fin dalla sua nascita, ha conservato i propri atti — anche se in modo discontinuo — sia per fattori naturali di riduzione dell’attività che per altri motivi casuali. Ad esempio durante il periodo della Prima guerra Mondiale l'ente si contrasse a tal punto da quasi sparire quando, con la rotta di Caporetto, gran parte dei soci se ne fuggì da Venezia. 

Il primo ordinamento dell'archivio documentato è quello operato nel 1839 da Neu Mayer. Egli divise gli atti dal 1791 fino al 1839 in tre sezioni (dal 1791 al 1811, dal 1811 al 1839 e dal 1839 in poi) a loro volta suddivise all’interno in ordine alfabetico. Quando gli subentrò De Kiriaki — nuovo Segretario accademico — questi provvide a coordinare per materia gli atti, secondo un ordine logico, indicando in una speciale rubrica i soggetti assegnati. Inoltre, egli compilò un elenco cronologico di tutti i lavori letti o presentati all'Ateneo dalle sue origini fino al 1885, assieme all'elenco delle cariche sociali e dei soci.

Infine nell'assemblea del 22 dicembre 1906 si stabilì di incaricare un esperto d'archivio per un nuovo riordino degli atti; il 22 giugno 1911 l'attività venne affidata ad Andrea da Mosto socio dell'Ateneo e futuro direttore dell'Archivio di Stato di Venezia, che ideò un più organico sistema per la conservazione degli atti, ancora oggi parzialmente in vigore. 

L’ultimo lavoro di sistemazione delle carte d’archivio fu eseguito tra il 1996 e il 1998, archiviate seguendo il titolario individuato dal da Mosto, che rimane — sia pure con le dovute modifiche — ancora aderente all’attività svolta dall’istituto.

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