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Nella Crocifissione (andata perduta) del 1436, realizzata per il Duomo di Verona, il pittore si firmò allievo di Gentile da Fabriano, il quale aveva soggiornato a Venezia tra il 1408 e il 1414. Forse Jacopo aveva anche accompagnato il maestro a Firenze nel terzo decennio del secolo, stabilendo così un contatto con i maestri del primo Rinascimento, quali Paolo Uccello, Leon Battista Alberti, Andrea del Castagno e Donatello.

Nel 1437 divenne confratello della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista e quattro anni dopo fu nominato decano per il sestiere di San Marco.

Nello stesso anno, Jacopo fu chiamato da Lionello d'Este per eseguire un suo ritratto, in gara con Pisanello che ne uscì sconfitto. Tale competizione fu anche ricordata in due sonetti di Ulisse degli Aleotti.

Forse di poco precedente al 1444 è una Madonna (Louvre) con Lionello ritratto in preghiera come committente, presentando caratteristiche ancora piuttosto gotiche ma in cui già si preannuncia un rinnovato senso per la natura, soprattutto nel cielo.

Agli inizi del decennio risale l'Annunciazione per S. Alessandro a Brescia, in cui si nota una certa maturità rispetto alle opere precedenti.

Nel 1452 sappiamo che Jacopo abitava presso la chiesa (ora distrutta) di San Geminiano e, l'anno successivo, la figlia Nicolosia sposò Andrea Mantegna. In occasione del matrimonio, la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista diede come dote della giovane venti ducati.

Tra il 1456 e il 1457, il pittore dipinse a San Pietro di Castello l'effigie del Beato Lorenzo Giustiniani sulla sua tomba e, nel 1460, fu impegnato insieme ai figli nella decorazione della cappella Gattamelata a Padova.

Il British Museum di Londra e il Louvre di Parigi conservano due libri di schizzi del pittore. Essi rappresentano la maggiore testimonianza dell'attività artistica del Bellini oltre che dell'organizzazione della sua celebre bottega. I due quaderni custodiscono al loro interno dubbi e interessi dell'artista, come quelli sul paesaggio e sull'architettura. Tramite testamento, il libro inglese passò al figlio Gentile che, a sua volta, lo lasciò in eredità al fratello Giovanni, a patto che finisse un suo telero incompiuto. Quello francese, invece, era stato donato da Gentile a Maometto II in occasione del suo viaggio a Costantinopoli nel 1479.

Jacopo Bellini morì tra il 7 gennaio 1470 e il 25 novembre 1471. La sua morte si attribuisce a questo intervallo di tempo dato che alla prima data risale l'ultimo documento che cita l'artista e al secondo riferimento risale il testamento della moglie in cui si dichiara vedova.  

(rb)

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