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Giovanni Bellini detto Giambellino nacque a Venezia tra il 1430 e il 1433. Il padre Jacopo creò a Venezia un'importante bottega, dove insegno ai figli il mestiere. Il maggiore, Gentile, si specializzò nella pittura di storia; Giovanni fu un artista poliedrico e la sorella Nicolosia sposò nel 1453 Andrea Mantegna.

Nel 1460, per la prima volta, il nome di Giovanni compare nell'iscrizione della pala per la cappella Gattamelata nella basilica del Santo a Padova in collaborazione con la sua famiglia. Tra il medesimo anno e il 1465, quasi sicuramente, il pittore realizzò per l'omonima scuola il Polittico di San Vincenzo Ferrer per la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo.

Al decennio successivo risale la Pala di Pesaro, ora al Museo Civico della città marchigiana, nella quale si coniuga il sapere di Giovanni a metà fra tradizione e innovazione, portando in evidenza le sue nuove sperimentazioni spaziali.

Entro la fine del decennio, il pittore eseguì per i francescani dell'omonima chiesa la Pala di San Giobbe, ex voto dopo la peste del 1478 ed esaltazione della Vergine protettrice di Venezia. In tale opera vi è probabilmente la polemica con l'Ordine dei Domenicani, dei quali il santo fondatore è costretto alla lettura per istruirsi a dovere. Nel 1488, con il Trittico dei Frari, l'artista mise in risalto l'Immacolata Concezione di Maria oltre a celebrare la committenza tramite i santi eponimi.

Probabilmente alla fine dell'ottavo decennio risale il San Francesco nel deserto (Frick Collection di New York), opera in cui l'artista dimostra una grande cultura basata su fonti veterotestamentarie e francescane, connotando il santo tramite una costellazione simbolica quale novello Mosè, Elia e Cristo.

Dal 1479 in poi, Giovanni fu impegnato con i teleri per Palazzo Ducale, prima affiancando il fratello e poi con ruolo ufficiale, tralasciando per qualche anno le pale d'altare.

Nel 1505 tornò alla ribalta con la Pala per la chiesa di San Zaccaria, dominata dalla simmetria e dalla simbologia connessa ai santi Girolamo e Pietro, esempio di organizzazione ecclesiastica, e alle sante Caterina e Lucia, esempio per le giovani educande nell'istituto.

Per la committenza privata, Giovanni eseguì diverse Madonne con Bambino, prefigurazione della futura passione di Cristo. Vari elementi fungono da supporto in questo senso, dalle meste espressioni di Maria al sarcofago su cui spesso è poggiato Gesù. Oltre a tale significato, tali opere avevano anche lo scopo di ricordare la natura umana del Cristo, viste le polemiche ancora in auge. Altre opere inserite nel medesimo contesto sono la Sacra Allegoria degli Uffizi (1490), ricca di simbologie, e la Madonna col Bambino, il Battista e una santa (1500-1502) in cui oltre agli elementi presagio della Passione, sono disseminati epiteti mariani.

Nel 1507 Gentile Bellini morì lasciando al fratello, come specificato nel suo testamento, la raccolta di disegni del padre a patto che finisse la Predica in Alessandria per la scuola di San Marco. Giovanni eseguì velocemente il volere del fratello con l'ausilio di qualche pittore della bottega.

Come opere profane, l'artista dipinse il Festino degli dei nel 1514 per Alfonso d'Este, duca di Ferrara, dimostrando però come egli si trovasse decisamente più a suo agio nelle tematiche devozionali.

Secondo Marin Sanudo, la mattina del 29 novembre del 1516 si spense Giovanni, sepolto poi nel cimitero della chiesa dei Santi Giovanni e Paolo.

(rb)

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Prima pubblicazione: Giovedì, 16 Maggio 2013 — Ultimo aggiornamento: Sabato, 05 Ottobre 2013

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