Venipedia®

Grazioso edificio tinto di rosso affiancato a Palazzo Memmo Martinengo Mandelli, una delle due sedi regionali del Veneto della Corte dei Conti. Appartenuto alle dinastie dei Gritti e dei Dandolo.

Dimmi di più

Palazzo Gritti Dandolo, per molti solo Palazzo Gritti, è appartenuto a due famiglie veneziane, i Gritti e i Dandolo, come testimoniano i loghi delle rispettive dinastie affissi sulla facciata verso il Canal Grande. 

La famiglia Gritti rientra nel gruppo di nobili di nuova casata, non si è a conoscenza se discenda dai primi immigrati in laguna o venga da Candia (Creta); altri, invece, riconducono le origini alla città di Bergamo, anche se non è da escludere la presenza di diversi rami dello stesso cognome senza per questo avere dei punti di connessioni genealogiche tra veneti e lombardi. A Venezia, a partire dal XIII secolo, Gritti compare tra il gruppo ristretto di famiglie detentrici del potere, i suoi membri ricoprirono cariche importanti e diede alla città un doge: Andrea.

La famiglia Dandolo, invece, ha origini antiche nel patriziato veneziano, in quanto fu una delle 12 casate che elessero il primo doge di Venezia nel 697. Nonostante si abbiano notizie certe della presenza di membri della famiglia già nel X secolo, viene considerata una vera e propria genealogia solo a partire dal XI secolo, eleggendo Domenico Dandolo il capostipite della casata. La dinastia ricoprì un ruolo di particolare rilevanza nella città lagunare e, tra XII e XV secolo, in svariati ambiti, dal religioso all'amministrazione pubblica, dalla marina alla politica. I Dandolo diedero alla città di Venezia ben 4 dogi: Enrico, Giovanni, FrancescoAndrea.

Per quanto riguarda le origini dell'edificio, sono quasi nulle le informazioni sui suoi passaggi di proprietà e i suoi rimaneggiamenti, certamente è stato eretto nel XVII secolo sopra ad una precedente costruzione in stile gotico.

La costruzione è composta da due parti, quella affiancata a Palazzo Memmo Martinengo Mandelli caratterizzata da un bel portico con tre arcate, originariamente del XVI secolo ma riedificato nel XIX, e una parte più estesa la cui facciata è aperta al centro da due grandi pentafore con coppie di monofore ai rispettivi lati, sia al primo che al secondo piano. Ogni finestra è corredata da balcone, anche se quelle del secondo piano risultano leggermente più basse rispetto a quelle del primo. Sul tetto, guardando dalla laguna, sono visibili almeno due abbaini.

Leggi anche