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Qui venivano ospitate e assistite le persone affette da malattie incurabili per il tempo, come la sifilide. Era anche luogo dove le donne, di vari ceti sociali, potevano apprendere  la musica e il canto, creando coriste e strumentiste conosciute in tutta Venezia per la loro bravura. 

L'ex Ospedale degli Incurabili si presenta come un'ampia costruzione di origine Cinquecentesca su due piani con bianca facciata e basamento ricoperto di pietra d'istria, ubicato presso la Fondamenta delle Zattere dello Spirito Santo, tra il Ponte degli Incurabili e la Chiesa dello Spirito Santo. L'ingresso principale è caratterizzato da un monumentale portale che consente l'accesso su un chiostro di notevoli dimensioni con colonnato su tutti i lati, all'interno del quale trovano posto, uno per angolo, quattro pozzi. All'interno, in alcune sale, sono visibili soffitti lignei o decorati con stucchi e si delinea la pianta ovale di un piccolo luogo di culto, di cui restano poche decorazioni e l'altare.

La costruzione venne fondata nel 1522 per volontà di due devote signore veneziane, Maria Malipiero e Marina Grimani — con il benestare di Gaetano da Thiene — che già avevano dato rifugio a tre sfortunate ragazze di San Rocco affette da malattia venerea, la sifilide. Anche se oggi questa complessa infezione sessualmente trasmissibile causata dal batterio Treponema pallidum è potenzialmente controllabile dai sistemi sanitari attraverso l’assunzione di antibiotico, al tempo era classificabile tra le malattie incurabili dato che portava alla morte.

Inizialmente la fabbrica fu costruita di ridotte dimensioni e in legno, poi già l'anno successivo alla fondazione venne eretta una chiesetta e gradatamente vennero ampliati gli spazi: nel 1600 venne consacrata a San Salvatore.

Il progetto originario dell’ospedale fu, secondo alcuni, di Jacopo Sansovino ma sembra essere più accreditata la versione che lo attribuisce ad Antonio Zentani; l’effettiva realizzazione, avvenuta tra il 1572 al 1591, porta invece il nome di Antonio Da Ponte, noto per il la ricostruzione del Ponte di Rialto.

Inizialmente il luogo venne realizzato con lo scopo di accogliere i malati incurabili poi, con il passare del tempo, venne aperto anche ai bambini, orfani o abbandonati, istruendoli nella fede cristiana, nelle arti e nei mestieri. Vennero incaricati alla gestione dell’ospedale San Girolamo Miani prima e San Francesco Saverio poi, affiancato da altri religiosi. Dodici nobili donne vennero arruolate per l’assistenza delle inferme e delle giovani fanciulle mentre gli ospiti maschili dell’ospedale erano assistiti da persone specializzate salariate.

All’interno di questo luogo, come negli altri Ospedali veneziani, le donne avevano modo di apprendere anche la musica e il canto, divenendo conosciute per la loro bravura in tutta Venezia. La maggior parte delle ragazze coriste e strumentiste, denominate putte dai Veneziani, appartenevano a famiglie modeste ma a queste venivano aggiunte anche allieve paganti, dette a spese, provenienti da famiglie nobili; questo incrocio sociale fu importante per le giovani donne ospitate nell'Ospedale. Ogni bambina dotata musicalmente veniva istruita alle basi della musica, fino ai sedici anni. Solo coloro che dimostravano dei talenti potevano accedere a livelli di insegnamento superiore. 

Dopo aver ricoperto la funzione di nosocomio e orfanotrofio, nel 1819 l’edificio divenne distretto militare e successivamente tribunale minorile. Fu durante il presidio militare che la chiesa venne privata di ogni oggetto sacro e degli arredi, trasformata in deposito e poi nel 1831 definitivamente demolita.

Dal 2004, dopo una profonda ristrutturazione eseguita da architetti quali Roberto Cecchi e Antonio Foscari, lo stabile è pienamente utilizzato per le attività dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, divenendone sede principale didattica, direzionale e amministrativa; al suo interno, hanno sede anche la biblioteca (dove un tempo era ubicata la chiesa) e l’importante fondo storico dell’Istituzione. L'altra sede dell'Accademia, posizionata sull'Isola di San Servolo, ospita la Scuola di Nuove Tecnologie per l’Arte (NTA) con laboratori, aule didattiche e spazi espositivi.

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Pubblicato: Mercoledì, 15 Agosto 2018 — Aggiornato: Martedì, 18 Settembre 2018