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Il convento fu importante per la sua biblioteca, considerata una delle più rilevanti dell'epoca, con mobilio di particolare pregio a sostenere antichi manoscritti e soffitto a cassettoni decorato a mano.

L'intero complesso riuscì a sopravvivere agli editti napoleonici in quanto per un breve periodo fu adibito a carcere politico per i condannati Carbonari, tra i quali vennero rinchiusi anche Silvio Pellico e Pietro Maroncelli.

Il cenobio di San Michele venne istituito nel XIII secolo, passando da una forma eremitica iniziale a una successiva conventuale. Il primo insediamento in isola, da parte dei Camaldolesi, risale al X secolo e solo tre secoli dopo si decise di realizzare un luogo che accogliesse i monaci e li coinvolgesse in una esperienza di vita comune; la permanenza dei religiosi nell'isola copre il primo decennio del XIX secolo.

L'aumento del numero dei monaci nel convento portò poco a poco all'ampliamento del complesso monumentale, una prima volta nel 1436 su volere dell'abate Paolo Venier che fece erigere il chiostro piccolo con le prime 22 arcate che vennero poi aumentate con ulteriori 36, nel 1453, da Maffeo Gerardo. Entro i primi vent'anni del Cinquecento sono stati costruiti i dormitori (ala maggiore), dal 1523 al 1526 è stato il turno della foresteria e poi dal 1569 al 1575 fu la volta del pianterreno, con l'appartamento abbaziale, la biblioteca e l'archivio.

L'attuale costruzione cinquecentesca è stata diverse volte rimaneggiamenta nell'Ottocento, anche a causa di un disastroso uragano che si abbatte su alcune aree del monastero. Con la soppressione degli ordini religiosi, per mano di Napoleone Bonaparte, il piano superiore venne trasformato nel Collegio dei nobili, con tre camerate e alcune celle utilizzate dai frati, in grado di accogliere fino a trenta ospiti mentre il piano inferiore divenne cappella e aule scolastiche. Quando il luogo venne preso in gestione dal Comune, il piano terra si trasformò in luogo di servizio per le attività cimiteriali: cella mortuaria, sala anatomica, gallerie per tombe e altro. A partire dal 1817 venne eliminata anche la destinazione d'uso di Collegio dei nobili e venne dato in custodia al domestico Nicola Bonafede, stipendiato dal Comune.

Oggi del refettorio, dell'appartamento dell'abate, dell'archivio e dell'ospizio non rimane niente, se non alcune incisioni mentre la libreria nell'Ottocento venne spostata nell'ala orientale per lasciare posto ai convittori del Collegio dei nobili; recentemente, lo spazio dedicato alla biblioteca è stato ristrutturato e viene utilizzato dal gruppo che gestisce il Cimitero. Del piano superiore resta la pavimentazione alla veneziana in tutta la superficie dell'ala a forma di U (dove dormivano i frati) mentre, nella parte che si affaccia sul chiostro piccolo dove c'erano le celle dei novizi, il corridoio presenta il pavimento alla veneziana ma dentro le celle è posato un semplice tavolato di legno.

Nell'ala occidentale, sopra al timpano triangolare che sormonta il portale che consente l'accesso alla stanza del capitolo, compare il busto di papa Gregorio XVI che si distinse nell'ordine dei camaldolesi per i risultati ottenuti in campo teologico e linguistico. Di notevoli fattezze il grandioso orologio del XVIII secolo, lavorato a mano a stucco da Filippo Parodi, allievo del Bernini. Sono due i chioschi presenti: quello piccolo e quello grande, entrambi selciati in pietra di Monselice verso il 1735.

Il chiostro piccolo, composto da 58 arcate, ha la pianta leggermente irregolare, tetto basso con la maggior parte delle colonne in pietra d'Istria mentre quelle angolari in marmo greco; le basi sono semplici con foglie in stile romanico. Durante un importante intervento di ristrutturazione eseguito da Antonio Forcellini tra il 1896 e il 1897 sono stati messi in luce la travatura intagliata originale che era stata nascosta nel XVII secolo. La vera da pozzo centrale venne fabbricata nel 1709 da Nicolò Fiornetini alla quale venne aggiunta un'arcata in ferro battuto con carrucola. Percorrendo un esiguo corridoio si giunge in un chiostro a tre lati che accoglie il giardino di magnolie mentre superando sette gradini si incontra uno spazio circolare delimitato da 38 piccole cappelle che corrisponde al vigneto-frutteto dell'antico monastero.

Il chiostro grande, invece, è stato realizzato da Giovanni Buora con il supporto di Manfredo di Paolo da Bissone, rinomato lapicida. Con la sua estensione centrale funge da grande corridoio del piano superiore, nel lato occidentale verso Murano fino al nuovo edificio; il corridoio principale è intersecato più volte da dei corridoi minori. Il progetto previde 33 arcate che poggiano su colonne in stile ionico e piedistalli uniti da muretto e dal centro della U si vede il chiostro piccolo e il giardino. Da questo chiostro si accede al monastero, con l'ingresso e la scala principale a ovest e mentre a est si trova una piccola corte che un tempo potrebbe essere stata la farmacia e una sala minore da cui si accedeva all'ala dedicata ai novizi.

Il Convento di S. Michele in Isola è stato definitivamente chiuso nel 2008 e la sua biblioteca interamente trasferita all'interno del Convento di San Francesco della Vigna.

Il Convento di San Michele come luogo di cultura

L’isola di San Michele, tra la fine del XIV secolo e tutto il secolo successivo, accolse numerosi monaci calligrafi e miniaturisti realizzando uno scriptorium dove trascrivere manoscritti da destinare alla biblioteca del monastero o alla vendita; venne perfino istituita una scuola con cattedre di studi umanistici, teologici e filosofici.

Nel monastero di San Michele vissero e lavorarono, tra gli altri: Fra' Mauro da Venezia, il famoso cartografo che realizzò il mappamondo oggi conservato nella Biblioteca Nazionale Marciana; il veneziano Nicolò Malerbi, traduttore dal latino all’italiano dell’edizione integrale della Sacra Scrittura; il bresciano don Bernardino Gadolo che sovrintese all'edizione di una monumentale Bibbia latina con glosse e un commento del francescano Niccolò di Lira, che venne poi stampata a Venezia nel 1495 presso l'editore Paganino Paganini.

La prima sostanziale acquisizione della biblioteca avvenne nel 1690 quando furono assegnati ai monaci molti libri provenienti dal monastero camaldolese di Santa Maria delle Carceri presso Este.

Nel Settecento il monastero visse un momento di importante attività giornalistica seguita da don Angelo Calogerà che si occupò del periodico trimestrale Raccolta d'opuscoli scientifici e filosofici, stampato a Venezia dal 1728. A partire dal 1755, nella redazione del giornale, vennero annoverati collaboratori del calibro di Lodovico Antonio Muratori, Fortunato Mandelli, Girolamo Baruffaldi e Gasparo Gozzi.

Giambenedetto Mittarelli, erudito benedettino che studiò nel convento, passò alla storia per la sua pubblicazione Annales Camaldulenses in nove volumi in folio che narra la storia dei camaldolesi dal 907 al 1764. Diede inoltre un forte impulso alla biblioteca conventuale in quanto raccolse numerosi manoscritti e libri rari e li catalogò: questo consentirà alla biblioteca di essere considerata fra le più importanti di Venezia. L’attività di catalogazione e acquisto di nuovi manoscritti e incunaboli continuò con passione e dedizione da Fortunato Mandelli che compilò l'elenco generale dei libri della biblioteca, corredato da un indice con un breve riassunto di ciascuna opera. A fine Settecento si registrava la bellezza di 2352 manoscritti e 1203 incunaboli. Don Placido Zurla si dedicò alla filosofia e alla teologia e nel 1806 illustrò il planisfero di Fra' Mauro; otto anni dopo pubblicò l'opera Di Marco Polo e degli altri viaggiatori veneziani più illustri e nel 1822 Dei vantaggi dalla cattolica religione alla Geografia e scienze annesse.

Nel 1806 la consistenza della biblioteca era di circa 40.000 volumi (tra questi anche opere di pregio tra le quali la Bibbia impressa a Magonza nel 1462 da Giovanni Fust e Pietro Schöffer) pur essendo già stata privata dai francesi, nel 1797, di 20 incunaboli e altrettanti manoscritti oltre ad un gruppo di 500 libri. Quattro anni dopo il monastero venne soppresso, la biblioteca sigillata e già nel 1811 il patrimonio librario risultava ridotto a 17.454 volumi: 12 manoscritti ed il planisfero di Fra' Mauro vennero trasferiti nella Biblioteca Nazionale Marciana, altri volumi furono destinati all'Accademia delle Belle arti di Venezia e quasi mille libri in materie scientifiche e letterarie passarono al liceo di Santa Caterina di Pisa. Altre opere finirono alla scuola del Genio di Modena, alla scuola di Marina di Venezia ed al Ministero della Guerra di Milano, così come nel monastero di San Gregorio al Celio per volere di Placido Zurla e Mauro Cappellari.

Nel 1829 la biblioteca fu riaperta dai frati Minori: padre Sigismondo da Venezia fu il primo bibliotecario che si occupò per tutta la sua esistenza ad accrescere la consistenza libraria e di manoscritti e alla loro catalogazione per classi e ordine alfabetico e numerico, contrassegnando i volumi con la sigla S.M. (San Michele) sormontata da una corona. Nel 1865 si contavano circa 600 codici di opere dei monaci camaldolesi, circa 700 manoscritti dei secoli XIII-XV e 300 incunaboli.

Varie le donazioni ricevute dal monastero da parte di: Tommaso da Cremona, Giorgio Attico di Atene, Giambenedetto Tassis, cardinale Domenico Grimani, somasco Giannantonio Moschini così come i fondi librari provenienti dai conventi di San Bonaventura di Venezia, San Francesco del Deserto, Santa Maria delle Grazie di Valdagno, San Giuseppe di Vicenza, Santo Spirito di Feltre, San Francesco di Ceneda. In particolare, tra i volumi trasferiti da Padre Crescenzio, bibliotecario di San Francesco di Ceneda, era presente un testo straordinario ed unico: il primo volume stampato in arabo del Corano, perfettamente conservato.

Con la soppressione italiana degli ordini religiosi del 1867 l'intera collezione fu prelevata dal convento di San Michele e trasferita presso la Biblioteca del Museo Correr, dove ancora è conservata; era da composta 4.285 opere .

Nel 1869 venne avanzata la richiesta di riaprire al pubblico la biblioteca di San Michele quale sezione staccata della Biblioteca del Museo Correr ma l’azione non ebbe seguito. Dopo un periodo di difficoltà, il bibliotecario padre Gianfrancesco Ghedina da Venezia riavviò l’acquisizione di nuove opere tra le quali quelle di monsignor Giovanni Ghezzo, don Agostino Catullo, cappellano del penitenziario femminile della Giudecca, Romolo Layet e don Giuseppe De Cecco, monsignor Giuseppe Chiussi, don Federico Longo, canonico del Capitolo di San Cipriano e cooperatore della parrocchia di San Pietro Martire di Muran, monsignor Ferdinando Apollonio arciprete della Basilica di San Marco, padre Antonio Maria Vellico da Dignano d'Istria, padre Ignazio Beschini da San Giovanni Ilarione e del padre Gianfrancesco Bovo di Monselice.

La consistenza attuale della biblioteca è di circa 19.000 volumi a stampa, 10.000 opuscoli e un numero imprecisato di riviste il tutto riferito agli argomenti biblico, storico, letterario, agiografico, ascetico, teologico-dogmatico, morale e giuridico. Padre Vittorino Meneghin, l'ultimo bibliotecario di San Michele, ha completamento rinnovamento il catalogo generale, con entusiasmo e dedizione, valorizzando in particolare il fondo dei manoscritti, degli incunaboli, delle cinquecentine e dei libri di pregio, allestendone i relativi cataloghi.

Dal 2008 la biblioteca è stata interamente trasferita presso la Biblioteca di San Francesco della Vigna.

Galleria immagini

Accesso al chiostro — (Archivio Venipedia/Bazzmann)
Vista del chiostro verso la chiesa — (Archivio Venipedia/Bazzmann)
Particolare del campanile della chiesa — (Archivio Venipedia/Bazzmann)
Particolare della vera da pozzo — (Archivio Venipedia/Bazzmann)
Vista d'insieme su chiostro e campanile — (Archivio Venipedia/Bazzmann)
Particolare del chiostro — (Archivio Venipedia/Bazzmann)
Particolare della vera da pozzo — (Archivio Venipedia/Bazzmann)
Particolare del colonnato — (Archivio Venipedia/Bazzmann)
Passeggiata interna del chiostro — (Archivio Venipedia/Bazzmann)
Particolare di colonna — (Archivio Venipedia/Bazzmann)
Particolare del colonnato — (Archivio Venipedia/Bazzmann)
Particolare del colonnato —(Archivio Venipedia/Bazzmann)

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Pubblicato: Venerdì, 19 Agosto 2016 — Aggiornato: Domenica, 15 Luglio 2018