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Si narra che il primo corno ducale, il prezioso copricapo del doge, venne donato nell‘864 dalla badessa del convento di San Zaccaria e che, per riconoscenza, ogni anno il capo di Stato si recasse in questo luogo di culto.

Sicuramente questa chiesa ha avuto un ruolo di spicco nella storia e nella tradizione veneziana: al suo interno, oltre ad esserci opere di inestimabile bellezza, potrai trovare le spoglie di numerose personalità note e le reliquie di altrettanti santi.

La nascita e la prosperità di questa chiesa durante i suoi albori furono garantite da due figure storiche importanti: il Doge Giustiniano Partecipazio e l’imperatore orientale Leone V; alla morte del primo, per volontà testamentale vennero lasciate al convento la maggior parte degli averi del defunto. Anche Leone V sembra abbia sostenuto economicamente la costruzione del tempio, si racconta inoltre che per sua volontà venne inviato a Venezia il corpo di San Zaccaria, sepolto all’interno della chiesa che da esso ne prende il nome.

Una prova di questa sorta di rapporto tra l’edificio ed il potere era l’annuale visita del secondo giorno di Pasqua: il Doge, accompagnato dalla signoria, dagli ambasciatori esteri e dalla popolazione in processione, si recava a visitare la chiesa; la leggenda vuole che il corno ducale – simbolo per eccellenza del potere dogale – venne donato da papa Benedetto III ad Agostina Morosini, badessa di San Zaccaria, la quale lo donò a sua volta al Doge Pietro Tradonico (il quale per tragica fatalità venne assassinato dopo essere uscito dalla chiesa di San Zaccaria). Tale ricorrenza durò fino alla caduta della Repubblica.

Furono molti gli interventi di restauro e ricostruzione apportati all’edificio nella sua lunga storia. Alcune fonti riferiscono che a metà del X secolo venne deciso il restauro del vecchio fabbricato, tuttavia sono pochi gli elementi in grado di testimoniarne l’effettivo lavoro svolto; a quello stesso periodo viene attribuita la cripta tuttora esistente, la quale venne costruita sullo stesso modello adottato a San Marco, con due file di colonnine che scandiscono lo spazio in tre navate ed il basso soffitto a crociera.

Un secondo intervento è attestato tra il 1170 ed il 1174 e pare che proseguirono oltre (come sembrano testimoniare le urne degli altari laterali della cappella maggiore che recano la data “1176”), probabilmente furono dovuti al famoso incendio del 1106, durante il quale anche la chiesa di San Zaccaria subì danni. Il presbiterio venne ricostruito completamente nel 1443 (due anni dopo venne aggiunto il coro ligneo sulle pareti laterali sul modello della chiesa dei Santi Giovanni e Paolo); assieme ad esso, vennero edificate le nuove absidi in stile gotico fiorito mentre i vecchi elementi romanici della chiesa andaranno scomparendo poco a poco. Vennero rinnovate le tre cappelle principali, di cui quella centrale, dedicata a San Tarasio, sopravanzava le due laterali meno profonde; osservando il catino absidale è possibile ammirare gli affreschi dell’artista fiorentino Andrea del Castagno ritraenti i santi Zaccaria, Giovanni Evangelista, Giovanni Battista (che era figlio del santo votivo), Matteo e Marco, tutti disposti intorno alla figura centrale del Padre Eterno.

Nonostante questi ultimi interventi, le pareti portanti del tempio destavano preoccupazione per lo stato di decadenza in cui si trovarono, spingendo le monache a chiedere insistentemente prima al doge ed in seguito a Papa Callisto III di intervenire per salvaguardare il tempio. Così nel 1456 ottennero una sovvenzione straordinaria per iniziare sia i lavori di restauro della chiesa vecchia che quelli di costruzione della chiesa nuova. A dispetto della consuetudine di costruire un nuovo edificio sopra una struttura preesistente, si decise di costruire la nuova chiesa sul terreno adiacente, in modo che le strutture, sviluppate longitudinalmente, fossero parallele, ma che tramite la sovrapposizione della navata laterale sinistra di quella vecchia con quella destra della nuova formassero un blocco unico.

Ad Antonio Gambello affidarono la progettazione della nuova chiesa, il quale morì nel 1481; due anni più tardi Mauro Codussi venne eletto proto magistro: sotto la sua direzione verrà mantenuto lo schema concepito originariamente dal Gambello, ossia uno schema a tre navate divise in tre crociere, di cui la maggiore termina in un’abside con base pentagonale. Codussi inserì nel disegno una doppia cupola (una interna emisferica ed un’altra lignea esterna alta il doppio con rivestimento in piombo) posta all’incrocio dei due bracci della pianta a croce latina. Per la facciata vennero impiegati il marmo e la pietra nera di Verona al fine di ottenere un gioco cromatico basato sul contrasto.

Sono molte le opere custodite all’interno della chiesa, oltre alle decorazioni composte da artisti del tempo, come ad esempio l’altare sinistro composto nel XV secolo da Pietro Lombardo, oppure le statuette ed il tabernacolo che furono scolpiti da Alessandro Vittoria (egli scolpì quasi tutte le sculture presenti all’interno del tempio). Tra i dipinti conservati invece spicca la "Sacra conversazione" dipinta da Giovanni Bellini nel 1505 mentre nella cappella dedicata a Sant’Atanasio (presente nella chiesa vecchia lungo la navata sinistra), si trova la "Madonna col Bambino e Santi" di Jacopo Palma il Vecchio.

L’importanza di questa chiesa è attestata anche dal fatto che molte personalità di spicco sono state seppellite al suo interno (tra i tanti l'urna contenente le spoglie del senatore Marco Sanudo), oltre alle molte spoglie e reliquie di santi: oltre a San Zaccaria sono presenti Santo Stefano, San Gregorio, San Teodoro, San Leone, Santa Sabrina, San Pietro, San Claudio, San Tarasio, San Nereo, Sant'Achilleo e San Pancrazio.

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Prima pubblicazione: Martedì, 15 Maggio 2012 — Ultimo aggiornamento: Mercoledì, 23 Agosto 2017

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