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Si può incontrare la Chiesa di San Felice percorrendo Strada Nova; l'intonaco delle sue facciate risulta danneggiato dalla salsedine e lascia intravedere i mattoni sottostanti.

Fu la sede religiosa dove venne battezzato Clemente XII e la parrocchia dove nacque il generale Marcantonio Bragadin, noto per le sue dolorose vicissitudini con i turchi.

Si narra che l'origine della chiesa dedicata a San Felice martire sia molto antica, intorno al X secolo, per mano della famiglia patrizia Gallina, proveniente da Jesolo o dalla zona di Treviso. Il primo atto pubblico ufficiale risalirebbe invece al 1177 e già nel 1123 Prospero de Marin diede avvio alla riedificazione della costruzione nel frattempo crollata. Il 15 luglio 1267 la chiesa venne consacrata dal patriarca di Grado Angelo Maltraverso in presenza di alcuni vescovi tra cui quelli di Caorle e Jesolo. Diverse volte venne rimaneggiata e l'ultima rifabbricazione pare risalire alla prima metà del XVI secolo. Nello specifico, tra il 1535 e il 1555, la chiesa venne ricostruita su disegno d'artista di scuola codussiana per poi essere nuovamente consacrata nel 1624 dal patriarca veneziano Giovanni Tiepolo

A partire dal 1432, forse anche prima, i parrocchiani partecipavano attivamente all'elezione del prete della chiesa ed è proprio in quell'anno che risale la bolla pontificia di Eugenio IV che, su preghiera del patriarca Lorenzo Giustiniani, ratificò la nomina di pre' Benedetto Ogniben a pievano della chiesa di San Felice martire, scelto con voto dai convicini della parrocchia. Si presume che questa pratica restò in essere fino al 1807 quando la guida della chiesa passò ad un parroco di nomina patriarcale.

La pianta del luogo di culto presenta uno schema centrale con due facciate adiacenti e di dimensioni quasi equivalenti. Una dava sul canale San Felice mentre l'altra su una stretta calle che, dopo i lavori urbanistici ottocenteschi, divenne l'attuale Strada Nova. La facciata principale è divisa in tre parti da lesene con struttura statica composta di capitelli; i finestroni a tutto sesto laterali e quello centrale rotondo, oltre alla statua sopra al portale d'ingresso, sono gli unici elementi che donano movimento all'edificio.

Quattro grandi pilastri interni alla chiesa sostengono le arcate della cupola di ampie dimensioni; il luogo risulta essere quasi completamente spoglio, ornata da altari neoclassici di marmo greco e per il resto appare completamente bianca. Delle opere presenti nel luogo, si segnala la pala del terzo altare attribuita a Jacopo Tintoretto in età giovanile e raffigurante "San Demetrio armato". Di minore importanza, sono presenti opere di Lattanzio Querena, Domenico Cresti e Giulio Del Moro.

Una lapide sopra la porta della sacrestia sancisce un fatto destinato ad entrare nella storia: nella chiesa di San Felice ci fu il battesimo di Carlo Rezzonico (29 marzo 1693) divenuto successivamente papa Clemente XII.

Nella parrocchia di San Felice nacque e visse Marcantonio Bragadin, generale e politico durante la Serenissima Repubblica di Venezia che venne nominato rettore della fortezza veneziana di Famagosta, nell'Isola di Cipro. Durante l'assedio della città cipriota da parte delle truppe ottomane capitanate da Lala Kara Mustafa Pascià, nel 1571 la città si arrese e la flotta veneziana firmò la resa ottenendo dal capo turco la promessa di salvare la vita ai cittadini di Cipro e ai veneziani. Mustafa Pascià non mantenne la parola data e, oltre a mettere a ferro e fuoco la città, torturò per giorni il capitano veneziano scuoiandolo vivo pubblicamente nella piazza principale. La pelle di Bragadin fu portata a Costantinopoli e conservata in una botte nell'Arsenale della città di Instambul; grazie al coraggio e a un pizzico di fortuna, lo schiavo veneziano Gerolamo Polidori riuscì a riportare in patria le spoglie del generale. Tuttora i suoi resti sono conservati nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo. 

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Prima pubblicazione: Lunedì, 13 Aprile 2015 — Ultimo aggiornamento: Venerdì, 31 Marzo 2017

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