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Maestosa e imponente, sorge all'estremo nord di Venezia, in un'area in cui si era soliti trovare orti e giardini. Si tramanda che, proprio in uno di questi campi, venne ritrovata la statua della Vergine e che essa emanasse bagliori miracolosi durante la notte.

L'interno è ornato di capolavori del pittore Jacopo Tintoretto che viveva poco distante e che venne seppellito proprio qui, insieme al figlio.

La maestosa chiesa della Madonna dell'Orto sorge nell'estrema lingua di terra a nord del sestiere di Cannaregio, sul campo omonimo e nei pressi dei campi dei Mori e di Sant'Alvise, area in cui si era soliti trovare orti e giardini. Il campo della Madonna dell'Orto è uno dei pochissimi esemplari rimasti dell'antica pavimentazione veneziana, costituita da fasce in pietra bianca e mattone posizionate a spina di pesce; assimilabile è il selciato presente nel chiostro e nel vicino Campo di Santa Maria in Val Verde (Abbazia).

La chiesa venne eretta dalla comunità degli Umiliati che nel XIV secolo acquistarono un'ampia area tra San Marziale e San Marcuola. Sotto la guida di Frate Tiberio de Tiberi da Parma, venne eretto il luogo di culto e un annesso monastero inizialmente intitolato a San Cristoforo, santo patrono di viaggiatori, pellegrini e traghettatori, probabilmente per via dell'ubicazione della chiesa in prossimità della laguna. Successivamente la chiesa fu dedicata alla Madonna nel 1377, grazie al ritrovamento di una statua della Vergine (attualmente allocata nella cappella di San Mauro) in un orto adiacente la chiesa (tale scultura, realizzata da De Santi, fu ritenuta miracolosa e meta di pellegrinaggio dai fedeli, in quanto si riteneva emanasse strani bagliori durante la notte). 

Dopo la prima costruzione del 1365 la chiesa potè rimanere in piedi grazie alle donazioni alla statua della Madonna e nel 1439 subì la prima ristrutturazione grazie agli interventi di Giovanni Bon e figlio, architetti e scultori, portando alla ristrutturazione esterna ancora in essere oggi. Ci furono altri restauri nel 1841 e negli anni Trenta del Novecento; i danni subiti dall'alluvione del 1966 richiesero ulteriori rimaneggiamenti che furono finanziati da diverse istituzioni e imprese estere e italiane. 

La spettacolare facciata in cotto, il cui portale è stato progettato da Bartolomeo Bon, è una delle più notevoli di Venezia e testimonia la trasformazione di stili architettonici dallo romanico al gotico e dal gotico al rinascimentale. Le aree laterali sono costituite da finestre quadrifore mentre la parte centrale è arricchita da una Madonna con Bambino opera probabilmente di Giovanni Bon, un ampio rosone (realizzato da Bartolomeo Bon), e un arco con sculture in pietra bianca provenienti dalla chiesa di Santo Stefano di Murano. L'interno è strutturato a tre navate suddivise tra loro da massicce colonne in marmo greco; i soffitti sono in legno.

Alla sinistra della chiesa, si trova il campanile con i suoi 56 metri di altezza in mattoni a pianta quadrata (sulla cui cima sono presenti delle statue di Pietro Lombardo) mentre alla destra è presente un piacevole chiostro recentemente restaurato (ciò che si vive in questo luogo è la sensazione di pace, serenità e fede senza eguali; in cui consigliamo una passeggiata). Infine, è presente un sagrato, progettato da Andrea Palladio, che nel passato fu sede della Scuola di San Cristoforo (detta dei Mercanti).

Ciò che rende prezioso questo edificio è sicuramente il nome del pittore Jacopo Robusti detto Tintoretto che viveva poco istante da questo luogo (n. 3399 della Fondamenta dei Mori) e che lavorò all'interno della chiesa per circa trent’anni, lasciandoci alcuni dei suoi migliori capolavori e trovando infine sepoltura nella prima cappella a destra del transetto. Nella stessa cappella sono presenti anche le spoglie del figlio Domenico Robusti, anch'egli pittore.

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Prima pubblicazione: Lunedì, 14 Maggio 2012 — Ultimo aggiornamento: Lunedì, 01 Agosto 2016

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