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Inizialmente luogo di culto e di accoglienza per crociati e pellegrini di ritorno dalla Terrasanta, divenne poi il primo ospedale pubblico al mondo nonché luogo di tecniche d'avanguardia per la prevenzione di malattie infettive.

Trasformato poi in magazzino militare oggi è un testimone importante di un patrimonio storico-monumentale di grandissimo interesse, oltre che il luogo dove è prevista la nascita del Museo Nazionale di Archeologia della Città e della Laguna di Venezia.

L'isola del Lazzaretto Vecchio è un'isola della laguna centrale con una superficie di circa due ettari e mezzo di cui 8.500 metri quadrati edificati.

Tra il 2004 e il 2008 è stata interessata da rilevanti interventi di restauro strutturali nella prospettiva di valorizzazione futura tramite l'allestimento del Museo Nazionale di Archeologia della Città e della Laguna di Venezia, in collegamento con il Lazzaretto Nuovo. Il Museo della Città potrebbe divenire il luogo dove conoscere l'origine di Venezia e la vita della popolazione veneziana tra il Quattrocento e il Seicento.

Nell'isola del Lazzaretto Vecchio sono stati rinvenuti infatti oltre mille scheletri umani, di cui solo una cinquantina sono stati ad oggi in parte analizzati — alcune delle quali sembrano indicare l'assenza di carie, l'altezza media di 1,65 metri della popolazione con alcune punte oltre il metro e ottanta, nonché la tendenza ad ammalarsi di artrite, tubercolosi e sifilide, anche se meno frequente —, in parte accompagnati da oggetti come monete, preziosi, dadi da gioco, crocifissi e piccoli contenitori, riconducibili anche a popoli stranieri come spagnoli, cinesi e africani.

Oggi è possibile visitare l'isola in alcune aperture straordinarie—o su appuntamento concordato con l'Archeoclub, che ne ha la gestione. Si possono visitare i grandi edifici storici – con il lato occidentale dedicato al priorato e il restante riservato ai grandi tézoni che ospitavano i malati –, le testimonianze pittoriche alle pareti, i suoi pregevoli manufatti lapidei, tra i quali le due vere da pozzo dei sec. XV-XVI. Dalla loggia del Piorato si può godere di un'assoluta pace con vista sulla laguna, spaziando dalle rive del Lido di Venezia fino a San Marco, passando per l'Isola di Poveglia.

Nel Lazzaretto Vecchio si trova una piazza, una delle poche eccezioni del territorio rispetto ai più tradizionali campi e campielli: Piazza del Priorato (o Priorado).

La storia

La trasformazione in lazzaretto ha inizio con l’anno 1423 quando, sotto il dogado di Francesco Foscari e con decreto del Senato, la Repubblica di Venezia istituisceper la prima volta al mondoun luogo destinato alla cura e all’isolamento dei malati di peste, chiamato ospitale. Viene così individuata l’isola di Santa Maria di Nazareth come luogo utile allo scopo, grazie anche alla posizione poco distante dal Lido di Venezia. L'ordine religioso e la relativa chiesa sarà spostata in quella che oggi è la chiesa degli Scalzi, vicino all'attuale stazione dei treni.

Sull’isola preesistevano la chiesa dedicata alla Vergine, si narra risalente al XIII secolo, oltre ad alcune strutture ricettive ed assistenziali realizzate per i crociati e i pellegrini di ritorno dalla Terrasanta. Con il passare dei secoli questi luoghi vennero progressivamente sotto-utilizzati fino a giacere in uno stato di abbandono, anche per il numero sempre più inferiore di fedeli che vi risiedevano: fu uno dei motivi che spinse il Senato alla decisione di fondare qui un lazzaretto. Nel 1429 vennero allestite 80 camere destinate al ricovero degli appestati e, dopo soli 60 anni, un inventario di robe di Nazareto redatto nel 1484 dimostra che i posti letto censiti erano ben 209.

L'anno 1485 fu una data storica: per la prima volta uno Stato stabilì tramite legge la creazione di un ospedale pubblico. Prima di questa data i luoghi di cura e trattamento dei malati erano gestiti dagli ordini monastici e da benefattori, in cui lavoravano soltanto gli stessi religiosi e dei volontari.

Il nome originale del luogo fu Nazarethum, riprendendo la nominazione del complesso religioso pre-esistente, che col passare del tempo, in parte per la volgarizzazione del nome, in parte sembra per similitudine verso la vicina isola dedicata a San Lazzaro (degli Armeni) — protettore dei lebbrosi e dei malati contagiosi — utilizzata come lebbrosario fin dal XIII secolo, assume la denominazione di Lazzaretto, che prese la denominazione completa di Lazzaretto Vecchio dopo la metà del 1400 per distinguersi dal Lazzaretto Nuovo e che fu dedicato totalmente alla quarantena.

Durante i secoli il Lazzaretto Vecchio venne progressivamente ampliato mediante imbonimenti dei bassifondali circostanti, destinato per lungo tempo al ricovero dei malati di peste conclamata, per poi trasformarsi gradualmente in contumacia preventiva per gli equipaggi e per le milizie provenienti dall’Oriente. Le funzioni di quarantena e di disinfezione delle mercanzie provenienti dal Levante presero avvio già nella seconda metà del Cinquecento, come dimostrato dalle scritte di carattere commerciale presenti sugli intonaci interni del tézon grando o tézon vecchio.

La parola quarantena nasce proprio qui dove le merci venivano gestite da apposite procedure di controllo, disinfezione e isolamento per quaranta giorni, un arco temporale ritenuto utile per assicurarsi che le malattie infettive presenti sulle merci e sulle persone venissero debellate. I navigli infetti o sospetti venivano invece confinati tra il porto di Malamocco e l'isola di Poveglia, nei canali di Fisolo e Spignon.

Il maggiore ampliamento avvenne nel Seicento durante l’ultima epidemia di peste del 1630-31, comportando l’occupazione di una parte di prato e l'innalzamento di capannoni in muratura lungo il perimetro nord e sud-est. Ogni capannone è costituito di almeno un’apertura destinata esclusivamente all'isolamento delle merci.

Nei primi decenni dell’Ottocento, le autorità sanitarie decisero di cambiare rotta, di non investire per rinnovare il luogo già in essere ma di realizzare un nuovo centro sanitario sull’isola di Poveglia; il Lazzaretto Vecchio nei casi di necessità continuò a svolgere le sue funzioni almeno fino alla metà del XIX secolo, per divenire poi, prima parzialmente e poi in via esclusiva, magazzino militare. Quest’ultimo cambiamento di destinazione d’uso portò all’abbattimento di alcuni edifici: la chiesa, il campanile e quanto restava degli edifici medievali e i due torresini da polvere. Inoltre, le téze porticate sono state tamponate per lo stoccaggio e l’areazione delle merci, rialzando il pavimento per preservarlo dalle acque alte.

La presenza militare cessa nel 1960 per essere sostituita da quella di un canile gestito da volontari che riuscirono a garantire la conservazione dei manufatti. Nei primi anni del XXI secolo la Soprintendenza Archeologica del Veneto ha avviato una serie di restauri radicali che hanno garantito la tutela fisica delle strutture, anche se – in assenza di una custodia continuativa e di nuovi utilizzi permanenti – iniziavano ormai ad essere oggetto di furti e vandalismi.

Dal 2013 la vigilanza dell’isola è stata affidata all’Archeoclub di Venezia con compiti di custodia e manutenzione, anche ai fini di fruizione pubblica: nel 2014 l'isola è già stata aperta al pubblico quattro volte mentre nel 2015 sono stati sei gli appuntamenti, anche grazie alla presenza di una installazione della Biennale d'Arte.

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Pubblicato: Mercoledì, 25 Maggio 2016 — Aggiornato: Giovedì, 15 Settembre 2016

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