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Nel Medioevo il termine usura indicava qualsiasi interesse preteso per prestiti in denaro o in natura.

A Venezia, tale attività fu inizialmente svolta dai Cristiani nei monti di Carità, i quali però vennero ben presto considerati contrari ai dettami della religione cristiana e quindi chiusi. La chiusura dei Monti di Pietà rappresentava un importante problema nella città lagunare in quanto erano numerose le persone che vi facevano uso, per cui tale lavoro venne imposto, unitamente ad altri obblighi, alla comunità ebraica.

Nel Concilio Lateranense del 1215 vennero proibite agli ebrei tutte le attività e i mestieri già svolti dai cristiani. Considerando inoltre le competenze e le capacità in possesso degli ebrei che — a differenza dei cristiani, in maggioranza analfabeti anche nei ceti più elevati — sapevano leggere, scrivere e “far di conto”, essi rappresentavano le persone ideali per svolgere quella che la Chiesa (ma anche la normativa ebraica) considerava un’attività scomoda e indegna: il prestatore di denaro.

All’interno del ghetto vennero quindi istituiti tre banchi di pegno: rosso, verde e nero, presumibilmente per via del colore delle ricevute che gli ebrei consegnavano al cliente.

La gran parte dei prestiti si basava sul bene dato in garanzia e custodia, per cui tali oggetti dovevano essere conservati in un luogo ben protetto e salvaguardato da eventi quali incendi, furti e rapine. I prestatori non potevano accettare qualsiasi cosa in pegno, infatti alcuni oggetti quali armi o articoli religiosi erano vietati dalla legge. Trascorso un anno, la merce in pegno non riscattata veniva alienata sotto il controllo dei messi della Serenissima.

I banchi non erano liberi di applicare autonomamente il tasso di interesse sui prestiti, essendo questi concordati con il Senato della Serenissima: venne imposta una percentuale che variava dal 12% al 5%, inferiore al tasso applicato in altri luoghi. Esso variava in funzione della garanzia offerta: in pratica, nella garanzia di firma il tasso era superiore rispetto a quello applicato su pegno.

In Campo del Ghetto Nuovo è ancora visibile l’insegna del banco di pegno rosso. Una curiosità: alcuni studiosi, pur non esistendo fonti ufficiali che lo testimoniano, ritengono che il modo di dire “andare in rosso” risalga proprio all'atto di recarsi al banco di pegno per chiedere un prestito.

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Pubblicato: Mercoledì, 29 Gennaio 2014 — Aggiornato: Mercoledì, 29 Agosto 2018