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Oggi le rive ai piedi del Ponte di Rialto si chiamano Riva del Vin e Riva del Ferro, poco distante si trova anche la Riva del Carbon, ma ciò che pochi sanno è che un tempo i nomi delle due rive erano invertiti e che la Riva del Ferro assumeva un nome ancora diverso, come ci narra puntualmente Marco Antonio Sabellico alla fine del '400 nel suo libro Del sito di Vinegia, descrivendo Rialto:

Ma vassi di qui al luogo onde ora si partimmo et prima che si pervenga al ponte, vi è un portico, ove ferro et altre mercanzie di passo in passo si vendono. Tutta la ripa dà essa maniera di mercanzie, chiamasi Ferraria. Sono ivi piu magistrati della citta, dei quali in un altra opera ampiamente dirassi. Stassi indi il ponte, si come de tutti che sono nella citta è grandissimo, così, non è quasi una hora alcuna del giorno, nella quale per la moltitudine, che di qua et di la passa, non sia stretto il passare.

La ripa, il nome antico per indicare la riva, indicata dal Sabellico col nome di Ferrarìa — ovvero luogo dove avveniva la vendita del ferro e non solo — è quella che oggi viene chiamata Riva del Vin, mentre la Riva del Ferro odierna si trova nel lato opposto del Canal Grande — proprio di fronte a quella del Vin — che un tempo era descritta con il termine Riva della Moneta, grazie alla vicinanza con l'antica Zecca.


Michele Marieschi, Il Ponte di Rialto dalla Riva del Vin, 1740. Olio su tela, 130x196 cm. Museo dell’Hermitage, San Pietroburgo

La Riva del Vin prese il nome, come è facile intuire, dalle imbarcazioni cariche di vino che vi approdavano e vi stazionavano per lo scarico, l'immagazzinamento e la vendita all'ingrosso di questa preziosissima bevanda portata in auge dai mercanti veneziani in tutti i territori dove approdavano per i loro traffici commerciali. Le barche utilizzate per queste operazioni di smistamento e deposito erano in particolare le peàte, ossia quelle barche a fondo piatto e molto largo che trasportavano le botti e le merci più voluminose e pesanti.

Lo stallo presso la riva serviva per consentire all'Uffizio del Dazio del Vin, che qui aveva la sede fino al 1842 quando l'edificio che lo ospitava venne demolito per costruire la Direzione del Lotto, di effettuare tutti i controlli fiscali da parte degli agenti cosiddetti del Palo — così definiti grazie al paletto di legno cui approdavano i battelli assegnati alla verifica della lussuosa bevanda.

Le botti venivano depositate, nella maggior parte dei casi, all’interno dei magazzini nella Fondamenta del Vin oppure trovavano posto a San Luca o alla Giudecca. Prima di essere posti nei magazzini, i barili venivano inventariati scrupolosamente e — dato che era severamente vietato vendere il vino sfuso — finito lo scarico, i barcaioli dovevano ritirare le passerelle per evitare che degli intrusi accedessero ai locali di deposito.

(in copertina un particolare dell'illustrazione ritraente il Ponte di Rialto da una prospettiva originale, riproduzione in fac-simile acquarellata della preziosa edizione ottocentesca Canal Grande e Piazza San Marco, descritti da Antonio Quadri, rilevati e incisi da Dionisio Moretti, edito da Supernova Edizioni)

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