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Sinora abbiamo dovuto scegliere tra le poche scritture femminili redatte nella lingua dei dotti, il latino, ignoto alla gran parte degli uomini e delle donne che era esclusa da questo genere di alfabetizzazione e istruzione.

La grande svolta per l’entrata delle donne, non più in punta di piedi e a fatica nella letteratura ma con pienezza, avveniva con l’autorizzazione a esprimersi nei circuiti letterari attraverso la “lingua madre” (XII secolo), i volgari, superando pertanto la frattura tra lingua parlata comunemente, appresa tra le pareti domestiche dalle donne di casa, e la comunicazione scritta.

Da questo momento in poi il panorama dei testi femminili si andrà infittendo e le donne potranno disporre della loro voce e ambire a produrre letteratura. Incontriamo così varie tipologie di testi di donne, ballate, canzoni, racconti, preghiere, in forme originariamente orali, che hanno fatto parlare di “femminilizzazione” della lirica medievale, fruita non solo in ambiti aristocratici bensì nelle performance pubbliche: dalle chansons de toile, in lingua d’oil, chiamate così perché la breve e triste storia d’amore, era raccontata da donne intente a tessere al telaio o a cucire, alle “canzoni delle malmaritate”, che narrano le speranze delle giovinette rivolte al futuro sposo, seguite poi dall’amarezza per un marito imposto o ingannatore e per i patimenti della vita coniugale. O ancora le cantigas de amigo di ambiente galiziano, brevi composizioni in rima incentrate sul tema dell’attesa del ritorno dell’amato partito per mare e della nostalgia muliebre o la versione arabo-andalusa in dialetto mozarabico, chiamata khargia.

Si tratta di un universo di voci e testi femminili in lingua materna solo in parte trasferito su pergamena o carta, poiché usualmente prodotto, consegnato e trasmesso per via orale, a cui sovente attingevano anche gli uomini, riversandolo in scrittura e permettendo in tal modo la sua conservazione. Si staglia così a firma femminile o maschile una tradizione testuale di lunga durata che ruotava attorno al tema dell’amore ma anche allo sguardo e alla critica delle donne sul mondo degli uomini.

E per ultimo non voglio scordarmi del patrimonio di testi delle troviere (trobadoritz), poetesse e musiciste.

Alcune di esse erano molto note: le conosciamo attraverso la fortuna delle loro composizioni raccolte in manoscritti prodotti anche al di fuori dell’area francese, specialmente a Venezia, e circolati in altre aree. L’immagine che propongo, tratta dal Canzoniere occitanico del XIII conservato presso la Bibliothèque Nationale de France, Ms Fr. 854, f. 141, riguarda Beatritz, comtesse de Die, una trobairitz di lingua d’oc della fine de XII secolo, ecco un assaggio di una composizione: Sono caduta in grave angoscia/ Per un cavaliere che ho avuto,/ e voglio sia sempre saputo/ che l’ho amato a dismisura….

(tp)

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