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Il 20 febbraio 1958, dopo lungo dibattito, viene approvata la cosiddetta Legge Merlin sulla chiusura delle "case chiuse". Una legge discussa e osteggiata anche dalle stesse donne, oggetto di interesse anche negli anni a venire.

10 anni, una gestazione lunga quella della legge sulla chiusura delle case di tolleranza italiane.

Grazie alla tenacia e alla determinazione della senatrice Angelina Merlin — meglio conosciuta come Lina —  la cui battaglia per il suo riconoscimento dell'abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui inizia nel 1948, quando entra a pieno titolo nel Senato italiano. Con un ritardo di ben 53 anni dalla prima nazione europea ad emanare una legge in merito, la Gran Bretagna (allora era uno stato membro dell'Europa) la legge italiana viene approvata il 20 febbraio 1958 ed entra in vigore il 4 marzo dello stesso anno, con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Facendo un passo indietro, il motivo di questo lungo periodo per l'approvazione della proposta in legge è dovuto al fatto che  la proposta della senatrice Merlin suscita molti malumori tra le persone (tra cui Indro Montanelli), non solo tra i frequentatori delle case di tolleranza, ma anche tra la maggioranza dei partiti, nell'opinione pubblica più in generale e persino tra le donne. Questo attrito va indubbiamente collocato in un periodo storico e culturale ben preciso, unitamente al fatto che la percezione all'esterno dei luoghi di piacere risulta diversa da quanto in realtà accade all'interno delle mura di quel tempo: in apparenza sembrano ambienti tranquilli e sicuri, regolamentati dallo Stato e tassati (e in alcuni casi usati anche come luoghi per monitorare i facinorosi durante il Fascismo), ma molto spesso le donne al loro interno non si prostituiscono per scelta, venendo sfruttate e maltrattate.

Quello che la senatrice Merlin desidera realizzare con la nuova legge non è certo estirpare la prostituzione, ben sapendo che è un argomento che ha antiche radici storiche (a Viterbo si trovano riferimenti già dal 1251), ma eliminare la regolamentazione e lo sfruttamento della prostituzione da parte dello Stato nonchè tutelare i familiari delle donne che lavorano con il proprio corpo. Il motivo che spinge la sua determinazione nell'impresa sono infatti le decine di lettere che riceve da parte delle donne "impiegate" nelle case di tolleranza e che chiedono di essere aiutate. Non è quindi una posizione prettamente culturale o di credo religioso — nonostante la presenza del Vaticano nel territorio italiano —, ma una scelta di provvedere alla risoluzione di un problema concreto e preciso che si verifica dietro le mura dei luoghi del piacere.

La prostituzione, esistente sin dai tempi dell’antica Grecia, in Italia viene regolamentata a partire dal 1859, quando Camillo Benso, conte di Cavour, autorizza l’apertura di case controllate dal Regno d'Italia per esercitare la prostituzione in Lombardia. Un anno dopo, con il Regolamento del servizio di sorveglianza sulla prostituzione nascono le “case di tolleranza” (chiamate così perché lo Stato le tollerava) fissandone le tariffe, una licenza necessaria per l'apertura, le tasse da pagare e i controlli medici periodici sulle meretrici per limitare le malattie sessualmente trasmissibili.

Al giorno d'oggi sono varie le nazioni nel mondo (53 secondo una ricerca del 2018) che regolamentano e rendono legale la prostituzione, anche attraverso luoghi dedicati, e la stessa Legge Merlin è periodicamente soggetta ad interesse e referendum per la sua abolizione o per una revisione più aggiornata e al passo con i tempi, essendo figlia, appunto, di un periodo storico ben preciso.

Il tema della prostituzione rimane un argomento delicato e difficile da trattare, che da un lato si scontra con culture diverse e credo religiosi, ma anche con aspetti più seri come lo sfruttamento e la violenza sulle donne, l'impatto della stessa sull'uguaglianza di genere e i traffici illeciti che genera. Dall'altro lato ci sono anche i diretti interessati che chiedono di non criminalizzare la prostituzione come scelta di vita per la libera espressione della propria sessualità.

Una legge, quindi, probabilmente destinata ad essere periodicamente rimessa in discussione e forse oggetto di revisione in futuro, che resta sicuramente un passo importante nella storia italiana legato ad una figura femminile forte e determinata.

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