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La nuova ricerca utilizza un nuovo modello — CoastalDEM — che indica un innalzamento marino tre volte maggiore e più veloce di quanto si pensasse. Zone che prima si ritenevano "salve", diventano oggi ad alto rischio, specialmente nelle aree asiatiche. Lo scopo della ricerca non è naturalmente creare allarme fine a se stesso, quanto evidenziare la dimensione del rischio previsto e la velocità con cui questo potrebbe verificarsi già nel 2050 rispetto ai dati fino ad oggi utilizzati per tali previsioni.

Una nuova analisi delle linee costiere a livello internazionale indica che, secondo il loro modello, l’innalzamento del livello marino collegato al cambiamento climatico può incidere sugli allagamenti territoriali annuali — e sugli episodi di alta marea quotidiani — molto più velocemente di quanto si pensasse nelle precedenti valutazioni.

In pratica la nuova stima avvisa che 200 milioni di persone potranno essere colpite globalmente tra poche decine d’anni, con l'anno 2050 indicato come raggiungimento potenziale del picco, soprattutto se non si attuano azioni immediate, concrete ed efficaci.

Ciò che sottolinea soprattutto questo nuovo documento è come la vulnerabilità di molte zone costiere si debba considerare sottostimata, in accordo con gli autori del report pubblicato su Nature Communications, Scott Kulp e Benjamin Strauss.

Differenze di esposizione al rischio tra la misurazione precedente (in alto) e il nuovo CoastalDEM (in basso) (fonte: New elevation data triple estimates of global vulnerability to sea-level rise and coastal flooding, Nature Communications)

I nuovi risultati si basano su CoastalDEM (DEM è l'acronimo usato per indicare un digital elevation model, un modello digitale di misurazione dell'altitudine), sviluppato da Climate Central e che usa reti neurali basate sul machine learning a miglioramento continuo che permettono di ridurre errori sistemici nei dati SRTM (Shuttle Radar Topography Mission), uno dei DEM più utilizzati per la valutazione a livello internazionale del rischio di allagamento costiero di proprietà della NASA e che, essendo basato su rilevazioni satellitari, incorpora errori di misurazione derivanti dalla presenza di oggetti, come alberi o edifici, che fanno sembrare la linea costiera più alta di quanto non lo sia in realtà.

Il nuovo modello CoastalDEM serve quindi a correggere il più possibile le misurazioni basandosi su un incrocio di dati che, secondo quanto dichiarato da Climate Central, ridurrebbe l'errore di altitudine ad una media di 10 cm. anziché 2 mt. e più, misurati da SRTM.

Quale nuovo scenario si presenta?

Il nuovo scenario conferma come le zone costiere e di conseguenza gli insediamenti urbani ad esse collegati siano ovviamente quelli più ad alto rischio e più soggetti ad allagamenti di notevole portata, specialmente dove si verificano condizioni di subsidenza (abbassamento del suolo), siano esse per cause naturali o antropiche.

L'area asiatica

L'area asiatica è quella che incorpora attualmente il volume maggiore dell'impatto che, nelle nuove previsioni, viene sostanzialmente triplicato:

AreaCoastal DEM (nuovo)SRTM (vecchio)Differenza
Cina93 milioni29 mil.+67 mil.
Bangladesh42 milioni5 mil.+37 mil.
India36 milioni5 mil.+31 mil.
Vietnam31 milioni9 mil.+22 mil.
Indonesia23 milioni5 mil.+18 mil.
Tailandia12 milioni1 mil.+11 mil.

Il Vietnam, così come Mumbai e Alessandria, potrebbe addirittura venire quasi totalmente sommerso dagli allagamenti, rispetto alle precedenti proiezioni che "salvavano" porzioni maggiori di terreno.

Gli Stati Uniti

Negli Stati Uniti si stima che la popolazione presente oggi in ben 252 città costiere — comprese alcune delle zone dove sono presenti realtà immobiliari tra le più costose al mondo, da Miami Beach a Malibu Beach, passando per gli Hamptons — potrà vedere le loro case sommerse dall'acqua. Ma anche zone come Boston, Manhattan, Galveston e le Hawaii sono ad alto rischio.

L'area Adriatica, Da Cesenatico a Grado

La zona costiera che va da Cesenatico a Grado non subisce grandi variazioni rispetto alle misurazioni SRTM e mantiene comunque una dimensione importante, con punte di intrusione nei territori fino anche a 50-60 chilometri dalla costa, dove il Delta del Po e la zona Padana risultano quelle più compromesse in assoluto.

Cesenatico, Cervia, Ravenna, Comacchio, Argenta, Adria, Chioggia, Rovigo, Caorle, San Donà di Piave, Portogruaro, Lignano Sabbiadoro, Grado, Monfalcone e Cervignano del Friuli sono alcune delle città costiere e dell'entroterra ad alto rischio.

L'area Adriatica (a sinistra) e la gronda lagunare (a destra): le zone rosse sono le zone sommerse in caso di allagamento (fonte: Coastal Risk Screening Tool Land Projected To Be Below 10-Year Flood Level In 2050)

E Venezia e la sua laguna?

La Venezia "centrale" risulta meno colpita — rilevazione che tuttavia va gestita con prudenza, conoscendo come funzionano le dinamiche di alta marea in città e considerando che anche il modello CoastalDEM non è da considerare privo di errori — ma il territorio limitrofo acquista nuove zone rosse, prima "salve": Sant'Erasmo, Torcello, Lazzaretto Nuovo, Le Vignole, Mazzorbo, San Servolo, San Francesco del Deserto e Lio Piccolo saranno soggette a potenziali allagamenti totali.

Tutto il litorale del Cavallino, con Punta Sabbioni e Treporti sommerse, fino a Jesolo e oltre saranno sommersi per circa un 85-90%, così come l'Aeroporto di Tessera, l'Isola di San Michele, il Parco San Giuliano, Marghera, Marcon, Dese e Pellestrina.

Chioggia, sebbene non figuri in sè come un'area ad alto rischio, verrebbe comunque circondata dall'acqua per chilometri.

Vale la pena ricordare anche che rispetto al riferimento dello Zero Mareografico di Punta Salute (Z.M.P.S., 1897), utilizzato come riferimento a Venezia anche per la previsione delle maree, attualmente il livello medio del mare è più alto di circa 30 cm. 

Venezia e l'area lagunare (a sinistra) e Chioggia e territorio limitrofo (a destra): le zone rosse sono le zone sommerse in caso di allagamento (fonte: Coastal Risk Screening Tool Land Projected To Be Below 10-Year Flood Level In 2050)

Cosa stanno facendo l'Europa, il Governo Italiano, i governi regionali e quelli locali a riguardo?

Sebbene non emerga molto a livello mediatico è opportuno dire che le istituzioni non sono ferme e da anni stanno lavorando nell'ambito dei cambiamenti climatici, il loro monitoraggio, le strategie di adattamento e mitigazione.

L'Europa dal 1992 ha istituito il Programma LIFE, dedicato alla salvaguardia di ambiente e natura, che comprende anche le azioni relative al cambiamento climatico, e il 28 novembre 2018 ha presentato la sua visione strategica a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra entro il 2050.

Il Governo Italiano ha la propria Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PDF), ha emanato il recente Decreto Clima (la cui dicitura estesa è Misure urgenti per il rispetto degli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell’aria e proroga del termine di cui all’articolo 48, commi 11 e 13, del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189 (decreto-legge)) e sotto al cappello del Programma LIFE, il Ministero dell'Ambiente sta gestendo il Programma per l’ambiente e l’azione per il clima (LIFE 2014-2020) sotto al quale la Regione del Veneto gestisce il progetto LIFE Veneto ADAPT: “Central VENETO Cities netWorking for ADAPTation to Climate Change in a multi-level regional perspective” i cui beneficiari sono Comune di Padova, Città metropolitana di Venezia, Comune di Treviso, Comune di Vicenza, Unione dei Comuni del Medio Brenta, Associazione Coordinamento Agende 21 Locali Italiane, Università IUAV di Venezia, SOGESCA srl con lo scopo di sviluppare e testare un approccio coerente per migliorare le risposte a livello locale e regionale ai cambiamenti climatici, con un focus sui rischi idrogeologici, attraverso un insieme di iniziative che si svilupperanno nell’area del Veneto centrale coinvolgendo le città di Padova, Vicenza, Treviso, l’area metropolitana di Venezia e l’Unione dei Comuni del Medio Brenta (Cadoneghe, Curtarolo, Vigodarzere).

Uno dei progetti che riguardano il Parco Delta del Po e più in generale l'area Adriatica, è il progetto facente capo al Programma europeo Interreg per la cooperazione interregionale (ovvero tra più regioni di nazioni diverse nel territorio europeo) chiamato Change We Care che vede la collaborazione di Italia e Croazia. Lo scopo del progetto è implementare la conoscenza e il monitoraggio degli effetti dei cambiamenti climatici sugli ambienti di transizione e costieri dell’area Adriatica, al fine di pianificare le necessarie misure di mitigazione e adattamento. Il progetto è coordinato dal CNR ISMAR di Venezia e vede coinvolti, oltre alla Regione Emilia-Romagna, la Regione del Veneto, l’ISPRA, l’Ente del Parco Delta del Po Emilia-Romagna, la Regione Friuli Venezia Giulia, l’Università di Zagabria – osservatorio di Hvar, l’Autorità per le aree protette della contea Dubrovnik-Neretva, l’Instituto nazionale croato di oceanografia e pesa, l’Instituto per il coordinamento e lo sviluppo della contea di Split-Dalmatia e l’Autorità del parco di Vran.

Il Comune di Venezia dal 2011 ha aderito al Patto dei Sindaci e dal 2014 fa parte della rete internazionale C40 Cities (Climate Leadership Group Cities) delle città unite per affrontare i cambiamenti climatici. Dal 2012 un proprio Piano di Azione per l'Energia Sostenibile (PAES) e con Delibera di Giunta n. 266/2018 (PDF) l'Amministrazione Comunale si è impegnata ad avvviare la redazione del nuovo Piano di Azione per il Clima (adattamento e mitigazione) entro il 2020 aderendo al programma Deadline 2020 promosso dalla Rete C40 Cities che impegna la Città di Venezia a diventare neutrale nei riguardi delle emissioni di gas serra entro il 2050.

In vista dell'adesione al nuovo Patto Globale dei Sindaci per il Clima e l'Energia per il 2019, il Piano di Azione per il Clima sarà redatto in conformità con quanto previsto per il nuovo PAESC (Piano di Azione per l'Energia Sostenibile e il Clima) per il raggiungimento della riduzione del 40% (minimo) delle emissioni di CO2 entro il 2030.

Questi sono naturalmente alcuni dei vari programmi e piani esistenti, in corso d'opera o in pianificazione.

Cosa possiamo fare noi?

Credere che l'incombenza di risolvere la situazione ricada esclusivamente sulle istituzioni è un pensiero errato: ognuno di noi può e deve fare la propria parte.

La nostra parte in quanto cittadini del mondo, delle nazioni, delle regioni e delle città dove abitiamo, ci spostiamo e viaggiamo può essere suddivisa in 4 aree principali e sopra ad ognuna di esse, come ricorda Luca Mercalli nella nostra recente intervista, c'è una regola base: evitare lo spreco.

Possiamo dare il nostro contributo attraverso l'efficientamento energetico della nostra casa, sia attraverso opere di risanamento e riqualificazione dei nostri immobili, sia attraverso piccoli gesti e cambiamenti quotidiani: ad esempio, sostituire le lampade e l'illuminazione con dispositivi che utilizzano LED a basso consumo, utilizzare riscaldamento e condizionamento solo quando realmente necessario — e in ogni caso usarli con oculatezza —, affidarsi a fornitori che erogano contratti basati su energie rinnovabili.

Cambiare atteggiamento nei confronti del cibo e dei trasporti, ciò significa iniziare a valutare cosa acquistiamo e da dove arriva, evitando quanto non sia in stagione, così da limitare il trasporto di merci dai 4 angoli del pianeta, preferire dove possibile un depuratore d'acqua piuttosto che l'acquisto di bottiglie d'acqua, così come dotarsi di auto e mezzi che consumano meno, preferibilmente elettrici, e sostituire il viaggio con altri mezzi, come bicicletta, treno, tram, metropolitana e autobus, quando l'auto non è strettamente necessaria — la quale spesso è usata ormai più che per abitudine che per reale necessità lungo tutto l'arco dello spostamento.

Ma anche ridurre la carne nella nostra dieta alimentare e l'utilizzo dell'aereo, quando possiamo sostituirlo con mezzi differenti.

Infine la nostra azione sui nostri consumi, più ragionati, meno superficiali e meno dettati dalle mode — chiedendosi sempre "mi serve realmente questo?" — o dalle circostanze — come i regali, che anche in questo caso vengono fatti più per abitudine o per "tradizione" che per reali necessità — che vanno di pari passo con la gestione efficace dei rifiuti, correttamente differenziati e riciclati.

In ogni caso, dobbiamo ricordarci che la nostra domanda generata dalle nostre richieste ha un impatto su tutta una filiera produttiva che inizia dalla materia prima necessaria al prodotto che vogliamo ricevere, fino alla sua consegna a casa nostra, calcolando anche il nostro trasporto quando siamo noi ad andare in negozio a prenderlo per portarlo a casa.

Modifiche/aggiunte:

  • aggiunta: 6 novembre 2019, ore 16:20: aggiunto riferimento Zero Mareografico di Punta Salute (Z.M.P.S., 1897)
  • aggiunta: 9 novembre 2019, ore 12:00: aggiunto riferimento e link a Decreto Clima
(mt)

Riferimenti

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