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Sul ferro da gondola, propriamente detto ferro da prùa, circola ormai da tempo un significato che lo lega alla rappresentazione di alcuni simboli di Venezia. Sarà vero?

Sempre più spesso circolano con insistenza una o più immagini unitamente a scritti, che vogliono dare un significato ben preciso alla forma con cui viene forgiato il cosiddetto ferro da gondola, più propriamente ferro da prùa, che si trova posizionato nella parte anteriore della gondola (la prua, appunto).

Cosa si dice oggi sul ferro da prua e sul suo significato

Il racconto più completo vuole che simbolicamente i sestieri siano rappresentati dai sei "denti" anteriori del ferro mentre il "dente" posteriore rappresenta l'isola della Giudecca, la forma a "S" ricalca il percorso del Canal Grande, il piccolo arco sopra l'ultimo "dente" in alto ricorda il Ponte di Rialto e l'ampia voluta superiore indica insieme il Bacino di San Marco e il Corno Ducale — copricapo del Doge — . Tutto l'insieme rappresenta la versione stilizzata della città. Ultimamente si sono aggiunte anche le isole di Murano, Burano e Torcello, rappresentante da piccole decorazioni inserite tra un dente e l'altro del pettine.

Il racconto viene poi distribuito con alcune piccole varianti — dove ad esempio le decorazioni tra un dente e l'altro non sono le isole, ma i chiodi del crocifisso biblico —, ma la sostanza è questa descritta.

Sarà vero? Per scoprirlo, facciamo insieme un piccolo viaggio nel tempo.

L'evoluzione del ferro da prua nel tempo

La gondola è presente in laguna da svariati secoli, insieme ad altre tipologie di imbarcazioni, ed è arrivata alla forma con cui la vediamo oggi non priva di modifiche. Con essa, anche il ferro da prua.

Il nostro viaggio inizia con le lancette spostate al 1500 e ad accompagnarci è la celebre veduta di Venezia a volo d'uccello di Jacopo de' Barbari, conosciuta per la sua precisione e attenzione al dettaglio, tale da renderla un documento ancora oggi importantissimo per lo studio della città.

In questo dettaglio possiamo vedere una gondola provvista del tipico fèlze (quella sorta di cappottina per riparare le persone dal sole durante il trasporto), che non usa i ferri da prùa e da poppa.

Poiché l'immagine precedente potrebbe sembrare confusa, in questo altro dettaglio si possono notare ulteriori gondole senza ferri (una con il fèlze, una senza con il passeggero).

In questa incisione di Cristoph Krieger del 1598 si può vedere che la gondola (qui portata da due gondolieri) utilizza ora due ferri, identici, che ricordano più elementi di protezione che decorativi.

Una incisione anonima ci porta ora nel 1600.

Qui l'imbarcazione acquista una forma più vicina a quella odierna, con il ferro da prua simile ad oggi. Si può notare che i cosiddetti "denti del pettine" sono in tutto solo quattro.

Dal '600 ci spostiamo in avanti di un secolo e approdiamo al secolo più conosciuto da tutti, il 1700.

Il più che famoso Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto, ci regala come sempre una splendida fotografia d'epoca del 1730, dove i "denti del pettine" sono 7 e si può notare che sono distribuiti in modo diverso da oggi, con l'ultimo dente che arriva quasi al pelo dell'acqua.


Giovanni Battista Brustolon ci offre una veduta notturna di una processione davanti alla Basilica di San Pietro di Castello, del 1763. Il ferro qui porta in tutto solo 6 "denti", anche qui con l'ultimo a pelo d'acqua.

Siamo sempre nel 1700 e qui possiamo notare due ferri diversi tra loro.

Quello a sinistra richiama molto la versione odierna, dove si possono osservare varie decorazioni, comprese quelle tra un dente e l'altro. Tuttavia, in questo oggetto il ferro è privo della parte che dovrebbe rappresentare un tratto del Canal Grande, in cui è invece presente una forma in legno che chiaramente serve a sostenere il ferro stesso.

A destra, abbiamo un ferro ancora diverso, senza pettini ma riccamente decorato: la parte alta rappresenta il corno dogale (il copricapo del doge) che indica l'appartenenza alla famiglia Dolfin.

Il significato tra fantasia e realtà

Prima di concludere potremmo ancora chiederci: perché mai i Veneziani avrebbero dovuto dare importanza solo alle isole di Murano, Burano, Torcello e Giudecca, per di più solo in tempi relativamente recenti? Nella storia veneziana ci sono anche altre isole importanti: basti pensare a Poveglia, San Servolo e ancor più al Lazzaretto Vecchio e al Lazzaretto Nuovo, dove i Veneziani hanno di fatto gestito e bloccato con efficacia le epidemie di pestilenza.

Non solo, perché scegliere l'isola della Giudecca quando appartiene già al sestiere di Dorsoduro (tranne una breve parentesi di indipendenza in tempi recenti)?

Anche la stilizzazione del corno dogale non trova molte fondamenta su cui trovare stabilità: basta osservare le immagini appositamente affiancate per vedere che la forma del corno è molto diversa. Inoltre, sapendo quanto i Veneziani fossero consapevoli della forza dei simboli e come li utilizzassero con padronanza, sembra piuttosto difficile che abbiano deciso di coniare un simbolo così poco intuitivo e così lontano dal copricapo dogale, richiamando invece molto di più altre figure conosciute, quali asce e alabarde.

In conclusione, quindi, siamo di fronte ad un bel racconto ma, al momento, rimane solo un racconto senza prove storiche.

Riferimenti

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