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Nota in tutto il mondo come Biennale, o Biennale d'arte, è una delle massime esposizioni dell’arte contemporanea. 


Sorta dall’idea di Antonio Fradeletto, Mario De Maria, Augusto Sézanne e dal sindaco della città Riccardo Selvatico, nel corso degli anni è diventata il fiore all’occhiello dell’Italia amante dell’arte e desiderosa di perdersi in essa con il cuore e l’anima.

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Le origini e le prime Biennali


Deliberata dal Comune di Venezia il 19 aprile 1893, per celebrare le nozze d'argento del re Umberto e Margherita di Savoia, la prima Esposizione biennale artistica nazionale fu inaugurata due anni dopo il 30 aprile del 1895. Venne redatto un apposito Statuto che prevedeva l’invito ai maggiori artisti italiani e stranieri lasciando spazio anche alle opere di pittori e scultori italiani non invitati; ogni artista poteva partecipare con massimo due opere mai esposte nel territorio nazionale.


Il Palazzo che ospitò la prima edizione venne eretto in tempi molto stretti ai Giardini pubblici di Castello e alla sua inaugurazione parteciparono i reali di Savoia; il numero dei visitatori alla prima Esposizione Internazionale d'Arte della città di Venezia furono più di 200 mila. Molti i premi e i riconoscimenti ma l'opera che suscitò maggior scalpore, per la tematica considerata scabrosa (un uomo morente circondato da corpi di donne nude) fu il Supremo convegno di Giacomo Grosso, premiato da un referendum popolare.


Nel 1897 si assistette alla seconda Esposizione d’Arte, in concomitanza con l’istituzione della Galleria d'Arte Moderna di Venezia e si decise di convertire i premi in acquisti, a vantaggio delle pinacoteche nazionali e locali. Venne istituito anche un Premio della critica, che da una parte fu d’impulso e stimolo per la produzione di articoli e recensioni, migliorandone il livello, dall'altra segnò una tappa nella storia della critica d'arte contemporanea. Il premio venne assegnato a Primo Levi e un secondo posto ex aequo a Ugo Ojetti e Vittorio Pica.


Considerando i buoni rapporti tra Italia e Germania, le prime biennali videro protagonista l’arte tedesca che già nel 1899 presentò la Giuditta II di Klimt. Cominciarono le prime corporazioni, gruppi di artisti che proponevano le proprie collettive alle esposizioni pubbliche vietando agli associati di esporre in maniera indipendente; la Biennale concesse loro di esibire le opere in proprie sale.


Fu solo due anni dopo che la Biennale si aprì all’arte francese con una Mostra dei paesaggisti francesi degli anni '30, accogliendo opere di Corot e Millet e venti sculture della personale di Rodin. Le arti decorative vennero esposte a partire dalla quinta Biennale (1903) che comportò un’innovazione importante: l'allestimento delle sale espositive comprendenti anche gli arredi.


Con il passare delle edizioni, ci fu un'apertura verso l'arte americana, in particolare Sargent nel 1907 e Barlett nel 1909; sempre nel 1907, partecipò anche il tolstoiano testimone delle tradizioni russe Repin, nonché Bakst, costumista e decoratore di balletti russi.


Sarà solo dal 1910 che le presenze internazionali alla Biennale assunsero una notevole importanza: sarà proprio in quell’anno, infatti, che videro contrapposte la sale dedicata a Klimt con quella riservata a Renoir, ma notevoli furono anche le opere di Courbet e Monticelli.


La corrente dell’Espressionismo, sorta a Dresda nel 1903, varcò le porte di Venezia solo 11 anni dopo la sua nascita e lo stesso Picasso potè trovare posto nel padiglione spagnolo solo nel tardo 1948.


La corrente pittorica italiana vide predominare quella dell'Ottocento, a cui si aggiunse progressivamente lo stile simbolista per poi aprirsi, progressivamente, anche ad altre correnti anche a causa dei reazionari giovani di Cà Pesaro; ciò permise allo scultore Medardo Rosso di poter esporre nel 1914 con una personale.


La cadenza biennale dell’Esposizione veneziana ebbe solo un’interruzione: dal 1914 al 1920, a causa della Grande Guerra.


I primi padiglioni stranieri vennero costruiti a partire dal 1907, il primo in assoluto fu quello del Belgio poi Gran Bretagna, Germania e Ungheria nel 1909, tre anni dopo fu la volta di Francia e Svezia e, dopo solo un anno, il padiglione svedese venne ceduto all’Olanda. Attualmente, nell’area dei Giardini sono presenti 29 padiglioni e le nazioni prive di padiglione espongono in varie sedi dislocate nel centro storico.


La Biennale e le due guerre


Nel primo dopoguerra, il nuovo Segretario Generale della Biennale Vittorio Pica, si interessò particolarmente agli impressionisti e nel 1920 nei padiglioni francese, olandese e svizzero vennero esposte, le opere di artisti del calibro di Cézanne, Matisse, Van Gogh e Hodler. Pica, nel 1922, presentò la prima retrospettiva di Modigliani e organizzò una mostra di scultura nera; per motivi di salute, dovette dimettersi 4 anni dopo.


Un anno importante il 1928: venne inaugurato il primo Archivio della Biennale, denominato Istituto Storico d'Arte Contemporanea. Nel 1930, la Biennale venne trasformata in Ente Autonomo e il suo controllo passò dal Comune di Venezia a quello dello Stato fascista.


A causa del secondo conflitto mondiale, all’edizione del 1942 parteciparono solo 10 nazioni mentre vennero saltate le successive due, 1944 e 1946.


La prima edizione post guerra del 1948 vide una rivisitazione delle avanguardie e furono esposti 19 quadri di Pablo Picasso e la collezione Peggy Guggenheim. I partecipanti di questa edizione furono solamente quindici a causa dei problemi sorti a seguito delle devastazioni della guerra, ma nonostante le assenze i presenti poterono contare su importantissimi nomi della sfera artistica contemporanea e non: da Morandi a de Chirico, arrivando ai grandi protagonisti dell’arte della seconda metà dell’Ottocento e della prima del Novecento, spaziando così dagli impressionisti agli austriaci Kokoschka e Schiele, da Henry Moore a Ensor e da Arturo Martini a Mino Maccari


L’edizione del 1948 fu importante anche perché segno l’arrivo di Rodolfo Pallucchini in qualità di Segretario Generale, incarico che ricoprì per le successive cinque edizioni della Biennale del dopoguerra. Pallucchini riuscì a definire così lo sviluppo delle grandi avanguardie europee, tranne quella del Dadaismo, rendendo di facile comprensione alla popolazione italiana le connessioni alla base dell’arte della sua epoca. L’edizione seguente del 1950 segnò la piena affermazione del Cubismo, del Futurismo, dei Fauves e Balue Reiter grazie alle corrispondenti esposizioni, ma ciò che caratterizzò il successo della rassegna fu la scoperta e il grande successo, dei pittori messicani Joe Orozco, Diego Rivera, David Siqueiros e Rufino Tamayo, i maestri del Muralismo centroamericano.


Gli anni Cinquanta e Sessanta


La Biennale del 1952 viene invece ricordata per aver portato alla riscoperta il Divisionimo di Previati e Segantini e il Puntillismo francese di Signac e Seurat, oltre alla splendida esposizione di stampe di Henri Toulouse-Lautrec allestita nelle Sale Napoleoniche. Nell’ambito americano, Jackson Pollock la fece da padrone indiscusso. Due anni dopo, nel 1954, l’Esposizione Internazionale d’arte fu invece contrassegnata dalla definizione dei caratteri primari del Surrealismo, oltre che dalle straordinarie mostre dedicate a Gustave Coubert, Edvard Munch, Paul Klee e Renee Magritte


Nel 1956 Pallucchini lasciò il posto a Gian Alberto Dell’Acqua, che tenne l’incarico di Segretario Generale fino al 1968: furono questi gli anni della diffusione dell’arte contemporanea, ma soprattutto dei grandi critici capaci di muovere il mondo della cultura a loro piacimento. Fu grazie ai critici internazionali che il movimento informale ebbe la sua esplosione alla Biennale del 1960, con Hans Hartung ma in particolar modo con il nostrano Emilio Vedova.


Particolarmente originale fu l’edizione del 1964, che vide l’exploit dell’americano Robert Rauschenberg e della successiva Pop Art in tutto il vecchio continente. Di rimando completamente differente fu la Biennale del 1966: Optical Art, arte Cinetica e Programmata, installazioni presso i Giardini, ma in particolar modo Franco Fontana e la sua rivoluzionaria visione dell’arte. Ma fu sicuramente l’edizione del 1968 a segnare un momento di particolare importanza per la cultura internazionale: la contestazione investì completamente l’Esposizione d’Arte di Venezia, e molti paesi vi aderirono coprendo o girando le opere dei loro artisti-simbolo. Il Padiglione Centrale ospitò una straordinaria mostra intitolata Linee di ricerca, con autori quali Kazimir Malevich, Marcel Duchamp, il già citato Rauschenberg e tanti altri. Nell’ambito italiano di grande impatto fu il Premio assegnato a Gianni Colombo e a Pino Pascali, il maestro dell’arte contemporanea scomparso troppo presto, appena un mese prima della grande manifestazione.


Gli anni Settanta e Ottanta


La contestazione del 1968 ebbe forti ripercussioni negli anni a seguire: nel 1970 vennero aboliti i Gran Premi, che sarebbero stati ripristinati solo nel 1986. Si decise inoltre di non organizzare mostre monografiche e celebrative, optando per quelle dedicate prevalentemente a una tematica ben definita e adeguata agli stili contemporanei. Il nuovo Segretario Generale fu Umbro Apollonio. L’edizione 1972 venne caratterizzata dalla figura di Mario Penelope, eletto l’anno precedente Commissario Straordinario per le Arti Figurative, ma il momento più emblematico fu quello relativo all’opera di Gino De Dominicis il quale, contro l’opinione comune, decise di introdurre un ragazzo affetto dalla sindrome di down avente al collo un cartello nel quale era stampata la scritta “Seconda soluzione di immortalità: l’universo è immobile”. Ma tutti gli anni ’70 vennero scanditi da eventi scandalosi e tumultuosi: nel 1974 venne dedicata l’edizione al Cile, dimostrando che la Biennale poteva divenire lo strumento più efficace di protesta culturale verso i drammi politici del Mondo contemporaneo. Artisti italiani e internazionali realizzarono opere nell’intera città di Venezia, soprattutto murales rimandanti la loro solidarietà nei confronti del popolo cileno.


Nel 1976 vennero inaugurati l’ASAC, L’Archivio Storico delle Arti Contemporanee, e l’Archivio della Biennale, mentre il tema scelto per l’Esposizione fu Ambiente e Arte. L’edizione del 1978 segnò il lavoro di Luigi Scarpa nell’ambito delle arti visive: il tema scelto fu Dalla natura all’arte e prese spunto dalla citazione di Kandinskij “grande astrazione, grande realismo”. Il Padiglione Centrale venne curato da Achille Bonito Oliva, il quale definì il percorso espositivo attraverso sei punti centrati su dipinti di Kandinskij stesso, Pietr Mondrian, Giorgio De Chirico, Umberto Boccioni, Robert Rauschenberg, Marcel Duchamp, George Braque e Pablo Picasso.


I favolosi anni ’80 della Biennale vennero definiti dal pensiero del neo nominato Giuseppe Galasso alla guida della storica Esposizione mentre Luigi Carluccio venne inserito nell’ambito dello sviluppo delle Arti Visive. Quella del 1980 venne segnata da innumerevoli manifestazioni artistiche sparse in tutta la città: dalla mostra dedicata a Balthus nella Scuola Grande di San Giovanni Evangelista a quella sull’arte moderna cecoslovacca allestita a Ca’ Pesaro, passando per la grande iniziativa “Aperto ‘80” negli ex Magazzini del Sale, una sezione speciale dedicata alle giovani leve artistica che ebbe particolare riscontro anche negli anni a seguire. Proprio in questa nuova sezione esposero i futuri maestri della transavanguardia, Mimmo Paladino, Francesco Clemente, Nicola De Maria, Sandro Chia, Enzo Cucchi.


Il titolo dell’esposizione del 1982 fu “arte come arte: persistenza dell’opera” ma molto importanti furono la mostra dedicata a Consantin Brancusi e quella dedicata a Egon Schiele. Nel 1984 arrivò il celeberrimo architetto Paolo Portoghesi, che fu a capo dell’istituzione fino al 1992. L’esposizione principale venne dedicata alla Vienna artistica dalla Secessione fino alla fine dell’Impero Asburgico, allestita però a Palazzo Grassi, ma la totalità della Biennale fu contrassegnata dalla tematica legata al rapporto tra arte e storia. L’Esposizione Internazionale d’Arte del 1986 ebbe come tema principale l’arte e la scienza. Essa venne divisa in due settori principali: “tra passato e presente” e “nell’età delle scienze esatte”. Il Padiglione americano venne inserito nell’ambito del controllo del MOMA e della Solomon Guggenheim Foundation. L’ultima esposizione degli anni ’80 venne invece intitolata “Il luogo degli artisti”. Protagonista assoluto fu Jasper Johns, mentre nel settore giovanile le luci si accesero sulla figura di Barbara Bloom.


Gli anni Novanta


L’ultimo decennio del secolo passato si aprì con l’esposizione del 1990, diretta da Giovanni Carandente. Essa venne intitolata “Dimensione Futuro”, ed ebbe come tematica principale nel padiglione centrale “Ambiente Berlin”, una straordinaria mostra dedicata a tutti quegli artisti che avevano vissuto nella Berlino precedente alla caduta del Muro. Bonito Oliva organizzò invece una mostra alla Giudecca intitolata “Ubi Fluxus ibi Motus”. Molto criticate alcune opere, in particolar modo quella inerente al dramma dell’AIDS esposta dal gruppo statunitense Grand Fury (che destò scalpore tra le file degli ecclesiastici) e quella di Damien Hirst avente come soggetto una carcassa di mucca sezionata. La Biennale successiva ebbe quarantacinque paesi partecipanti, e tantissimi omaggi ai grandi artisti (pittori e non) degli anni passati e presenti, come Francis Bacon, John Cage e Peter Greenaway. tale edizione avvenne nel 1993, quindi un anno in ritardo rispetto ai canoni storici, al fine di far coincidere la successiva con il centenario della storica Esposizione che fu quindi nel 1995. Essa venne affidata per la prima volta a un direttore straniero, nello specifico Jean Clair. Vennero fatte esposizioni eterogenee in tutta la città, tutte con differenti tematiche culturali. Il 1997 fu l’anno di Germano Celant, il famosissimo storico dell’arte italiano. La tematica principale venne sviluppata attorno al futuro, al presente e al passato, facendo incontrare idealmente artisti di diverse generazioni e sviluppi lavorativi. Il 23 Gennaio dell’anno successo venne approvati il decreto legislativo di trasformazione della Biennale in “società di cultura La Biennale di Venezia”. Vennero in tal modo sviluppati sei settori specifici: architettura, arti visive, cinema, teatro, musica e infine danza. 


Gli anni recenti


La prima Biennale del nuovo millennio avvenne nel 2001, con il titolo “Platea dell’Umanità”. Tra le maggiori opere esposte quella di Joseph Beuys, “La fine del XX secolo”. La Biennale del 2003, sotto il comando di Francesco Bonami, venne intitolata “Sogni e Conflitti – La dittatura dello spettatore” ed ebbe un fortissimo seguito di visitatori, arrivando a oltre 260.000 biglietti venduti. Nel 2005 si tenne la Cinquantunesima Esposizione Internazionale d’Arte , e per la prima volta nella storia della Biennale furono due donne al vertice delle principali mostre allestite rispettivamente ai Giardini e all’Arsenale con il titolo di “Esperienza dell’arte” e “Sempre più lontano”. Il richiamo di visitatori fu sempre più maggiore, arrivando a toccare quasi 920.000 interessati tra le sedi ufficiali e quelle sparse per la città lagunare.


La Biennale del 2007 registrò uno dei massimi afflussi della storia dell’Esposizione: con 76 Padiglioni nazionali e 34 Eventi nel centro cittadino, essa fu l’esposizione più visitata del Paese ricevendo un altissimo consenso di pubblico nell’ultimo trentennio di vita della Biennale. Il 2009 è la volta di “Fare Mondi – Making Words”, Biennale curata dallo svedese Daniel Birnabum e forte dell’unione sotto un’unica tematica delle due storiche sedi dell’Arsenale e dei Giardini,ottenendo ragguardevole successo il Padiglione Italia, totalmente rinnovato e raddoppiato. La Biennale del 2011, curata dalla critica Bice Curinger, venne intitolata “Illuminazioni”, ebbe un grandissimo seguito di pubblico, superando i 440.000 visitatori con un incrementi di circa il 18% rispetto alla precedente Biennale. I Paesi partecipanti furono ottantanove, mentre gli artisti che per primi parteciparono alla storia esposizione d’arte furono circa trentadue. Oltre ai percorsi ufficiali e alle decennali mostre al di fuori delle sedi predisposte in origine ebbe grandissimo successo la serie di incontri chiamata “Meetings on Art”, che permise al pubblico di entrare in contatto con il mondo delle arti da parte di autorevoli personaggi quali Patti Smith, Laurie Anderson, Germano Celant, Ulrich Obrist e tantissimi altri esponenti del grande e misterioso universo dell’arte.   

(ar)

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