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Le prime notizie sulla carriera pittorica di Cima da Conegliano (Giovanni Battista Cima) risalgono al 1489 con la datazione della Pala d'altare eseguita per la chiesa di S. Bartolomeo a Vicenza.

Sulla formazione del pittore non si sa granché, la tradizionale convinzione di un apprendistato presso Giovanni Bellini deriva da Giorgio Vasari, che lo cita brevemente a proposito della vita di Carpaccio. Più recentemente si presume che Cima si sia formato nei territori limitrofi a Conegliano quali Ceneda e Serravalle.

L'ultimo decennio del XV secolo segna la sua affermazione nelle pale d'altare, momento propizio in quanto Giovanni Bellini era impegnato ad eseguire i teleri per la Sala del Maggior Consiglio a Palazzo Ducale. Di tale periodo si possono ricordare il Battesimo di Cristo per la chiesa di S. Giovanni in Bragora, in cui si nota un grande equilibrio fra la figura umana e l'ambiente naturale circostante, e la Madonna dell'arancio, eseguita per il monastero francescano di S. Chiara a Murano (ora presso le Gallerie dell'Accademia). Entrambi i dipinti citati sono fondati su una delle caratteristiche tipiche del pittore e della pittura veneziana dell'epoca: la grande ricchezza di dettagli, basata sulla sua grande conoscenza di zoologia e botanica preludendo sempre ad un significato ulteriore che risultava comunque di chiara interpretazione (almeno per l'epoca a lui coeva).

Segno dell'importanza che Cima aveva acquisito dopo il suo arrivo a Venezia è la trentina di pitture d'altare rimaste (tra pale, trittici e polittici) nonostante la sua morte in giovane età.

Opere degne di menzione del nuovo secolo sono le due versioni dell'Incredulità di San Tommaso (eseguite rispettivamente per la Scuola dei Mureri a Venezia e per la Scuola di San Tommaso dei Battuti a Portogruaro) e l'Adorazione dei Pastori per Santa Maria dei Carmini commissionata da un mercante di stoffe.

Uno dei temi a cui più si dedicò Cima fu quello della Madonna col Bambino, di derivazione bizantina e diffuso a Venezia dal XIV secolo soprattutto con dipinti di piccole dimensioni. Il pittore interpretò tale soggetto in maniera personale, con rimandi alla statuaria veneta coeva oltre che al mondo antico. Comprimario ruolo lo ebbe il paesaggio, divenuto nella sua pittura rappresentazione precisa di luoghi specifici con alternanza di elementi naturali ed artificiali, corredato anche da elementi simbolici.

Per quanto in numero decisamente esiguo rispetto ai soggetti devozionali, figurano nel catalogo di Cima anche temi mitologici tratti soprattutto dalla traduzione in volgare delle Metamorfosi di Ovidio, stampata a Venezia nel 1497.

Cima morì tra il 1517 e il 1518 probabilmente nella sua città natale, Conegliano.

(rb)

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