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La chiesa fu eretta verso la metà del XI secolo e dedicata a Sant'Apollinare, vulgo S. Aponal, grazie alle donazioni delle famiglie ravennate Rampan (o Rampani) e Scievola (o Sievoli). Subì alcune ristrutturazioni che ne modificarono l'aspetto originario: la prima avvenne verso la metà del XV secolo mentre la seconda verso la fine del XVI secolo.

Nei primi anni del XIX secolo sotto il dominio napoleonico, a causa dei decreti eversivi, fu soppressa e spogliata di tutte le sue opere e venne convertita in ricovero notturno dei poveri, poi officina da saldatore e falegname, magazzino, carcere per i detenuti politici, deposito e spaccio di carbone, infine bottega da rigattiere. Nel 1840 fu acquistata da una confraternita di fedeli che, dopo i necessari interventi di manutenzione, la riaprirono alle celebrazioni nel giugno del 1851. Nella metà del XIX secolo risulta anche che la chiesa ospitasse ben quattro corporazioni: le arti dei mandoleri, venditori di mandorle e produzione del suo olio, dei corderi, costruttori di funi, dei venditori di farina e dei tajapiera, artigiani che lavoravano la pietra e il marmo con lo scalpello.

Risale sempre a questi anni il bell'arco lombardesco, trasportato dalla chiesa di S. Elena in isola, che costituiva parte del monumento eretto al generale Vittore Cappello, realizzato da Antonio Dentone (1480). Attualmente, tale monumento raffigurante Sant'Elena con Vittore Cappello in ginocchio d'innanzi ad ella, è visibile nella chiesa dei SS. Giovanni e Paolo.

Con la morte dell'ultimo confratello, ricominciò il declino di questo luogo che oggi è nuovamente chiuso al culto e adibito a deposito dell'archivio del Comune.

Tre i personaggi celebri legati a questo posto: Bianca Cappello che vi visse, il pittore Alvise Benfatto che vi morì e infine il poeta Luigi Carrer che vi nacque.

Nel vicino sotoportego de la Madona è visibile una curiosa iscrizione che dichiara la presenza di papa Alessandro III, definendo che egli, la prima notte prima di incontrare l'Imperatore Federico Barbarossa, arrivò in città in incognito e dormì nella pubblica via. Se ci si ferma a guardare — oltre alla targa — si scorgerà anche un capitello con grate in ferro e vetro che custodisce una statuetta di un uomo di chiesa sdraiato intento a dormire.

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