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Nel sestiere Dorsoduro, già nel 1224, esisteva un ospedale riservato alla cura dei lebbrosi intitolato a San Lazzaro e, quasi quarant'anni dopo, per evitare il rischio di epidemie, esso fu spostato in un'isola della laguna modificando il nome in Lazzaretto o Isola di San Lazzaro.

Alcuni secoli dopo, si decise di dare assistenza anche ai mendicanti e ai poveri, e fu da qui che nacque il titolo San Lazzaro dei Mendicanti. Poi, questo luogo ospitò anche le giovani fanciulle disagiate a cui veniva loro insegnato un mestiere e, le più dotate, venivano indirizzate alla musica. Presto, San Lazzaro diventò un centro musicale estremamente importante a Venezia e ospitò numerosi concerti vocali e strumentali.

La chiesa venne costruita nei primi anni del XVII secolo ad opera di Vincenzo Scamozzi, che si ispirò al genio del Palladio che realizzò la chiesa delle Zitelle alla Giudecca. I lavori furono ultimati nel 1631 mentre la facciata, ad opera di Giuseppe Sardi, vide la luce solo nel 1673. Al suo interno, si tenevano numerosi concerti e, affinchè questi fossero isolati dal rumore esterno, fu costruito uno spazioso vestibolo per dividere l'interno della chiesa dall'ingresso. Le due aree della costruzione sono separate dal grande monumento funebre di Alvise Mocenigo, politico e ammiraglio durante la Serenissima. Le ragazze si esibivano in palchi ricavati nelle pareti laterali del luogo di culto.

Al suo interno si trovano opere di: Giuseppe Porta detto il Salviati "Annunciazione", di Jacopo Tintoretto "Sant'Orsola e le undicimila vergini" e di Paolo Veronese "Cristo in croce, la Vergine e San Giovanni".

Oggi, il complesso di San Lazzaro è parte integrante dell'Ospedale Civile di Venezia ed il luogo di culto funge da cappella.

 

 

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