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Sant'Ignazio di Loyola (1491-1556) è da considerare il fondatore dell'ordine dei Gesuiti e fu proprio lui a portarlo a Venezia nel 1523 durante un suo pellegrinaggio verso Gerusalemme; due anni dopo, tornò nella città lagunare, per esser ordinato sacerdote, con 9 amici facenti parte de la "Compagnia di Gesù". Rimase nella città dei dogi solo fino al 1537 doverndo partire poi per Roma ma ormai l'ordine aveva messo radici molto forti con numerosi seguaci (pochi anni dopo fu istituito il primo collegio gesuita nell'area oggioccupata dalla Chiesa della Salute). A causa della forte anima autonomista della Serenissima che non vedeva bene la curia papale, nel 1606 papa Paolo V pose l'Interdetto (una specie di scomunica che avrebbe posto Venezia al di fuori della Chiesa comportando un divieto di officiare riti religiosi a Venezia) e i Gesuiti furono espulsi. 

Prima di passare ai Gesuiti, questo luogo di culto, nel 1200 circa, era in mano ai Crociferi, così come un monastero e un ospedale. A causa dei loro costumi non approvati dalla curia, alla fine del 1400 i Criciferi vennero espulsi dal convento e cercarono di far subentrare monache francescane ed altri religiosi ma niente da fare. Nel 1514 lo stabile fu preda delle fiamme e Pio V donò nuovamente i beni ai Crociferi, credendo in un loro comportamento consono. Ciò non avvenne e per cui molti di loro proprietà vennero soppressi da Alessandro X.

Fu papa Alessandro VII che abolì definitivamente l'ordine dei Crociferi e donò i relativi beni mobili e immobili alla città che, come segno di rinoscenza, vendette per 50.000 ducati ai Gesuiti l'intero complesso ricevuto in dono, costituito da una chiesa, un ospedale e un convento. Ma il complesso monumentale dei Crociferi non era sufficiente per legittimare la presenza dei Gesuiti su suolo lagunare, per cui nel 1715 la chiesa fu abbattuta e fu costruito un nuovo tempio ideato da Domenico Rossi (1657-1737) il quale dovette sottostare ad una serie di dettami e schemi tecnici molto rigorosi al punto che si parlò proprio di "stile gesuita". La chiesa vennè titolata a Santa Maria Assunta e venne finanziata dalla recente famiglia patrizia friuliana Manin; la consacrazione avvennè nel 1728. 

La facciata è costituita da due ordini, quello inferiore composto da 8 colonne sulle quale si appoggia l'architrave del secondo ordine. Ogni colonna sorregge una statua e a queste ultime se ne aggiungono altre 4 presenti in altrettante nicchie sino a costituire i "Dodici Apostoli". L'obiettivo è di far convogliare lo sguardo dei fedeli verso l'alto e verso il timpano dove è presente l'opera di Giuseppe Torretti (1664-1743) "l'Assunzione della Vergine Maria"; lateramente, è presente lo stemma della famiglia Manin.

La pianta rispecchia la tipica forma gesuitica, a croce latina, con tre cappelle per lato nel braccio più lungo e transetto e presbiterio a fondo piatto con a fianco altre due cappelle; l'interno è molto luminoso grazie alla presenza di finestre lateriali e frontali. Lungo tutto il corridoio della navata sono presenti i minuscoli "corretti", che, attraverso delle grate, permettevano agli ospiti del convento, di affacciarsi. Nel punto dove è presente l'altare dedicato alla Santissima Trinità, la navata si restringe per la presenza di quattro colonne che sostengono la volta a crociera; le pareti laterali, i marmi e i pavimenti sono stati decorate verso il 1725 -1731 con una decorazione bicolore, bianco e verde.

Il campanile risulta essere l'unico elemento che risale alla costruzione eretta dai Crociferi (ad eccezione della cella campanaria che è del Settecento); nel campo omonimo, successivamente alla chiesa, è ancora presente l'antico convento.

Galleria immagini

Il portale d'entrata della chiesa.
Scritta presente nel campo rappresentante il complesso monumentale dei Gesuiti.
La facciata della chiesa.

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