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Sin dalle origini, fu zardin di grande prestigio e come da tradizione sviluppato lungo un asse prospettico principale.

Il giardino venne elogiato anche dallo scrittore Gianjacopo Fontana, per la sua cura dei particolare, l'eleganza a paesaggio e l'imitazione delle aree verdi inglesi. 

Il giardino si trova nei pressi del ponte delle Guglie, e appartiene all’omonima residenza patrizia Savorgnan, oggi sede di un istituto scolastico.

Agli albori l'area verde fu progettata dall'architetto Giuseppe Sardi, ideatore anche dell'omonimo Palazzo, ma nel corso degli anni subì diverse modificazioni legate alle mode del momento e alle esigenze dei vari proprietari che vi succedettero. Tra i vari interventi apportati al parco, da sottolinerare quello di inizio Ottocento per mano di Pietro Chezia, conosciuto per le sue opere architettoniche in ambito teatrale, in particolare nella riedificazione del Teatro di San Benedetto.

Il giardino che si può ammirare oggi, liberamente aperto al pubblico, è una parte dell’ultima variazione sostanziale avvenuta nel 1826 per opera dell'allora padrone di casa Francesco Galvagna, noto barone che decise di trasformare quello spazio verde secondo il gusto inglese. Per prima cosa, venne ampliato fino a giungere in Calle della Misericordia e la sua ampiezza, ben superiore a quella attualmente visitabile, comprendeva un'ampia pavimentazione erbosa e morbide collinette a livelli sfalsati. Della vegetazione, attualmente sono presenti circa 200 esemplari tra alberi di Leccio, noto per il suo particolare legno dal quale si ricava il tannino utile per il trattamento di cuoi e pelli, di Ginkgo–biloba, di Gelso da carta, le cui foglie sono pelose e ruvide, Bagolaro, Acero, Tiglio, Magnolia, Ippocastano, Spinacristo, Tasso, Platano, e molti altri ancora. 

Il giardino Savorgnan rappresenta un esempio di quei numerosi parchi di ricche residenze che conservavano al loro interno serre amovibili atte a proteggere dal freddo invernale le specie arboree più delicate. A partire dal XVI secolo, l'apertura di nuove rotte commerciali, influirono anche sulle abitudini dei nobili che cominciarono a collezionare piante rare che avevano bisogno di un riparo dalle intemperie; vennero così disposte delle serre, delle semplici strutture la cui trave orizzonale era incastrata nel muro e appoggiava su un montante verticale. In alcuni frangenti, addirittura, per garantire un certo clima venivano stese delle stuoie o delle assi e veniva riscaldata la temperatura con dei braceri. Ancora oggi, in calle Riello, sono visibili delle piccole mensole in pietra d'Istria che fungevano da appoggio per i montanti orizzontali delle serre di Savorgnan.

Oggi il giardino è di proprietà del Comune e della Provincia di Venezia, compresa la zona verde di palazzo Manfrin. Si estende su una superficie di circa 9.500 metri quadrati e, oltre agli elementi antichi presenti — tra gli altri anche un'antica edicola e una vera da pozzo entrambe immerse nella vegetazione — è presente un'area giochi per i bambini.

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Pubblicato: Giovedì, 08 Ottobre 2015 — Aggiornato: Martedì, 14 Novembre 2017