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Un'area verde ampia e ricca di vegetazione, arte e cultura. Al loro interno troviamo la Biennale d'Arte, numerose sculture, composizioni floreali, una serra e molte altre cose da scoprire. Una delle aree ideali dove rilassarsi e leggere un buon libro.

Per i Veneziani sono semplicemente "i giardini", perché sebbene ci siano molti giardini e aree verdi nel centro storico e nelle isole, questi sono i giardini per definizione. "Ci troviamo ai giardini" o "Alla fermata dei giardini", sono espressioni comuni che si riferiscono sempre a quest'area verde.

Essendo posizionati nel sestiere di Castello, zona ancora tra le più popolari della città, sono usati ancora spesso come zona dove rinfrescarsi nel periodo più caldo, chiacchierare del più e del meno, portare i bimbi al parco giochi nel suo interno. Ma anche leggere un buon libro, o ascoltare buona musica.

Ciò che colpisce entrando ai Giardini, soprattutto nel periodo più caldo, è il profumo avvolgente dei fiori e delle piante che si unisce alla ricchezza visiva dei colori delle case sullo sfondo e le aiuole decorate.

Conosciuti anche come "giardini napoleonici" per esser stati realizzati sotto il dominio di Napoleone Bonaparte o come "giardini della Biennale" in quanto una buona parte di essi rappresenta una delle sedi dell'Esposizione Internazionale di Arte. 

I lavori all'area furono avviati nel 1808 su progetto di Gianantonio Selva in collaborazione con Pietro Antonio Zorzi; a quel tempo, una parte della zona era stata bonificata mentre un'altra ospitava chiese e conventi dedicati a San Domenico, San Nicola di Bari, Sant'Antonio Abate e alla Concezione della Vergine. Per poter ultimare la realizzazione dei giardini, gli edifici religiosi presenti furono rasi al suolo e molti dei materiali di risulta furono utilizzati per realizzare una collinetta sulla quale venne costruito un bar che poi venne trasformato in padiglione della Biennale d'Arte.

Oggi i Giardini occupano un'area di circa 60.000 mq. e comprendono la zona verde di Riva dei Partigiani, di Via Garibaldi e di viale Trieste. Della complessiva area, circa 42.000 mq. sono assegnati alla Biennale ed è proprio in questo luogo che fu realizzata la prima Esposizione Internazionale d’Arte contemporanea nel 1895. Nei Giardini della Biennale sono presenti il padiglione centrale e i 29 padiglioni appartenenti ai relativi paesi ospitati, progettati da alcuni grandi architetti contemporanei come Alvar Aalto (Finlandia, anno 1956, che costruì un prefabbricato completamente in legno), Josef Hoffmann (il padre della Secessione austriaca, anno 1934), Gerrit Thomas Rietveld (maestro del movimento Neoplasticista olandese, anno 1954) e il famoso architetto italiano Carlo Scarpa che si occupò del progetto "Il giardino delle Sculture" intorno al padiglione centrale, della biglietteria e del padiglione Venezuela. Il padiglione centrale, risalente al 1894, inizialmente concentrava al suo interno tutte le attività espositive della Biennale ma, quando la manifestazione vide riconosciuto il proprio prestigio, le nazioni cominciarono a costruire un proprio padiglione indipendente, a partire da quello belga costruito nel 1907.

La restante parte dei Giardini di circa 18.000 mq, in mano al Comune, conservò la destinazione d'uso di verde pubblico; sono poco più di un centinaio le specie naturali presenti al suo interno (tra le altre, tigli, bagolari, platani, ligustri, allori, pittospori e eponimi), alcune delle quali rare.

Le varie bellezze naturali arboree sono magnificamente mischiate ad alcune statue di personalità rilevanti e sculture in ricordo di importanti eventi storici. In particolare, all'interno dei Giardini pubblici, sono presenti, tra le altre, statue dedicate a: Giuseppe Verdi (di G. Bortotti), Francesco Querini (di Achille Tamburini), Pier Luigi Penzo (di Francesco Scarpa Bolla), Riccardo Selvatico (di Pietro Canonica), Richard Wagner (di Schaper),  Giosuè Carducci (di Annibale De Lotto), Giuseppe Garibaldi (di Antonio Benvenuti). Per quanto riguarda i monumenti commemorativi di imprese eroiche e/o storiche, spiccano: il Monumento ai soldati di terra e di mare, realizzato da Augusto Benvenuti del 1885, che ricorda l'intervento dell'esercito in occasione della disastrosa inondazione del 1882 e che dal 1951 ricorda anche l'alluvione del Polesine, il Monumento alla Partigiana veneta che omaggia le quattro donne venete che parteciparono alla liberazione dal nazifascismo (scultura realizzata da Augusto Murer nel 1961) il cui basamento, a pelo d'acqua, fu disegnato da Carlo Scarpa.

Nel 1894, a lato dei Giardini, venne realizzata una serra nota con il nome di Serra Margherita che aveva lo scopo di costituire un "tepidarium in vetro e ferri" atto ad ospitare le palme e le altre piante decorative utilizzate per l'Esposizione Internazionale d'Arte contemporanea. Per circa un secolo, il luogo diede lavoro a generazioni di giardinieri e permise di mantenere in vita specie rustiche sensibili al freddo che altrimenti sarebbero morte durante l'inverno, di curare piante destinate alle aiuole comunali e per soddisfare i desideri floreali della nobiltà veneziana dell'epoca.

Negli anni novanta del secolo scorso, la serra venne dismessa e per i successivi 10 anni subì un rapido declino. I recenti interventi restaurativi operati dal Comune riuscirono a far tornare la serra all'antico splendore, assicurando agli abitanti la possibilità di usufruire del luogo non solo per attività botaniche o naturalistiche ma anche come occasione di intrattenimento culturale e come momento di incontro.

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Pubblicato: Lunedì, 18 Maggio 2015 — Aggiornato: Mercoledì, 03 Maggio 2017