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Figlio di Jacopo e fratello di Giovanni, Gentile Bellini nacque a Venezia agli inizi del 1429; la data di nascita la si presuppone dal testamento del 6 febbraio della madre Anna, che temeva per la sua vita in vista dell'imminente parto.

Nella firma della perduta pala d'altare eseguita per la cappella Gattamelata della chiesa padovana del Santo, compaiono i due nomi dei fratelli Bellini con quello di Gentile per primo, segno di primogenitura. Tale ipotesi è suffragata anche da Gentile da Fabriano, che lo indica quale primo figlio di Jacopo, e da Francesco Negro, contemporaneo al nostro artista e che lo definisce come maior natu.

La formazione di Gentile avvenne quasi sicuramente presso la celebre bottega del padre, suggestionato anche dal cognato Andrea Mantegna e dall'ambiente padovano.

La sua prima opera firmata risale al 1465 ed è il ritratto di San Lorenzo Giustiniani, realizzato per la chiesa della Madonna dell'Orto e ora conservato alle Gallerie dell'Accademia, in cui già emergono le sue abilità di ritrattista.

L'anno successivo arrivò la prima commissione da parte delle scuole veneziane. Quella di San Marco, infatti, volle che Gentile eseguisse due tele con la fuga degli Ebrei dall'Egitto, distrutte però poco dopo da un incendio del 1485. Allo stesso periodo risale anche il primo lavoro per Palazzo Ducale. Per la cappella di S. Nicolò, Gentile eseguì la Pietà tra i SS. Marco e Nicola.

Nel 1472 il pittore eseguì il Cardinale e due confratelli che venerano la reliquia sulla porta del tabernacolo della Scuola della Carità, in occasione della consegna del reliquiario con una scheggia della Croce che il cardinale Bessarione aveva donato alla confraternita nel 1463.

Due anni dopo, la Signoria affidò a Gentile il restauro della pitture nella sala del Maggior Consiglio, eseguite precedentemente da Gentile da Fabriano e da Pisanello. In cambio di tale lavoro, l'artista ricevette la prima senseria vacante del Fondaco dei Tedeschi che lo impegnava ad eseguire il ritratto per ogni nuovo doge eletto oltre che dargli il titolo di pittore ufficiale della Repubblica. Sfortunatamente l'incendio del 1577 distrusse tutte le effigi da lui realizzate.

La fine del decennio vide un incarico molto importante per Gentile. La Signoria lo mandò a Costantinopoli a realizzare il ritratto di Maometto II, che aveva richiesto un bon depentor, chi sapia retrazer. Per il sultano, il pittore dipinse anche una veduta di Venezia e immortalò anche gli uomini della corte.

Il ritorno in laguna vide Gentile di nuovo impegnato alle migliorie di Palazzo Ducale, affiancato dal fratello e da altri artisti nella realizzazione della lotta tra Alessandro III e Federico Barbarossa.

L'ultimo decennio del secolo vide il pittore occupato nell'esecuzione del ciclo della Leggenda della Croce per la scuola di San Giovanni Evangelista insieme a Vittore Carpaccio e a Lazzaro Bastiani. Nel medesimo periodo si offrì anche di rifare la decorazione per la Scuola Grande di San Marco, richiesta accettata solo nel 1504. L'impegno di Gentile per questo lavoro però, non poté esser terminato a causa dei suoi sempre più frequenti acciacchi.

Nel testamento del 19 febbraio 1507, quindi, il pittore chiese al fratello Giovanni di terminare per lui l'opera iniziata, offrendogli in cambio il libro di disegni del padre ricevuto a sua volta in eredità. Quattro giorni dopo le sue ultime volontà (poi esaudite dal fratello), Gentile Bellini morì e fu sepolto, secondo Marin Sanudo, nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo. 

(rb)

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Prima pubblicazione: Mercoledì, 22 Maggio 2013 — Ultimo aggiornamento: Sabato, 05 Ottobre 2013

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