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Uno dei luoghi più preziosi e importanti di Venezia, non solo per la magnificenza delle sale interne e dell'architettura esterna, ma anche perché in questo edificio veniva coniata la moneta veneziana più conosciuta al mondo: lo Zecchino d’oro. Un piccolo assaggio della complessa attività della Zecca è solo intuibile dai pochi oggetti rimasti: un torchio del XVIII secolo e gli antichi forzieri della Repubblica.

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La Zecca era il luogo dove si coniavano le monete della Repubblica e si custodiva il tesoro dello Stato e i depositi dei privati.

Il palazzo, collocato in Piazza San Marco fin dalla seconda metà del XIII secolo, era inizialmente in legno. Dopo un grosso incendio verificatosi nel 1532 venne deciso di rifarlo in pietra d'Istria e ne fu incaricato Jacopo Sansovino, che realizzò l’opera tra il 1537 e il 1547.

All'inizio l’edificio aveva solo un piano, decorato a piano terra da un bugnato rustico e in stile dorico nel piano superiore. Nel 1558 si decise la costruzione di un altro piano, di ordine ionico. Il tetto venne costruito con lastre di piombo. All’interno si trova un cortile con 30 arcate, dove si trovavano le fornaci, le botteghe fabbrili e i magazzini. Nel cortile fu eretto un pozzo monumentale, opera di Danese Cattaneo, e disegnato da Sansovino stesso.

Marco Antonio Sabellico, nel suo libro Del sito di Vinegia, narra:

Sono nella parte di sopra l'osterie et di sotto molte taverne et più venditori di cotte vivande, nella fine del portico è una gran porta che nella cecca conduce, ove di continuo oro et argento in gran copia da copioso numero d'artefici vi si batte.

— Passi di: Marco Antonio Sabellico. “Del sito di Vinegia. La più antica guida di Venezia” (disponibile in formato cartaceo ed e-book).

Il pozzo si può vedere ora nel cortile di Ca' Pesaro. Nella Zecca veniva coniata la moneta veneziana più conosciuta: il Ducato d’oro, o Zecchino. Data la sua purezza (oro al 997/1000) la moneta diede anche il nome all’oro puro, l’oro zecchino.

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Nel 1588, quando Vincenzo Scamozzi completò la Libreria Sansoviniana verso il molo, si dotò la Zecca di un'entrata che la collegasse al porticato. Venne così creato un passaggio in corrispondenza alla diciassettesima arcata del porticato, dove vennero posti due giganti realizzati da Gerolamo Campagna e Tiziano Aspetti, a simbolica difesa della Zecca. Il passaggio conduce poi ad un severo portale con due Telamoni.

Dell’attività della Zecca sono rimasti: un torchio del XVIII secolo, visibile al piano terra, e gli antichi forzieri della Repubblica, in legno rivestito di ferro con borchie, al primo piano.

Galleria immagini

Il Ducato d'oro, o Zecchino, di Ludovico Manin (1789 - 1797)

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