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La più ampia e la più nota Scola veneziana, la cui facciata si mimetizza con le abitazioni vicine, fu costruita per volontà di un gruppo folto di ebrei spagnoli (si parla di più di mille persone). 

Il luogo, che costituisce l'unica sinagoga del ghetto veneziano rimasta sempre attiva tranne negli anni 1943-1945, si affaccia sul campiello delle Scuole e il suo ingresso è rappresentanto da un massiccio portone in legno. 

Fondata nella seconda metà del Cinquecento su richiesta di una comunità ebraica spagnola (probabilmente anche da marrani e ponentini) in fuga dalla penisola iberica e che trovò l'accoglimento da parte della Serenissima che si dimostrò favorevole all'integrazione anche per via delle ingenti possibilità economiche degli spagnoli. Un secolo dopo pare essere stata completamente rifatta con soluzioni che ricordano i lavori di Baldassare Longhena, probabile architetto anche della Scola Levantina, ma i dati ritrovati non risultano essere sufficienti per confermare l’ipotesi.

La sinagoga presenta una grande facciata bianca adornata da un portone ligneo, nella quale spiccano i cinque finestroni ad arco che simboleggiano i libri della Torà, anche se la sua maestosità appare quasi soffocata dalle case che la circondano nel Campiello delle Scuole. Sotto le finestre una semplice lapide, posizionata nei primi anni del dopoguerra, commemora i più di duecento ebrei veneziani deportati nei campi di sterminio; i nomi sono poi elencati nel monumento all'Olocausto in Ghetto Nuovo.

L’architettura interna era originariamente moresca ma risente molto del restauro in stile barocco effettuato successivamente. Nell’atrio troviamo una boiserie, a sinistra è situata la Scola Coanim, adibita ad aula di preghiera e studio mentre, nella parete di fondo, si può scorrere l'elenco degli ebrei veneziani deportati negli anni 1943-1944; le altre pareti sono costellate di targhe che ricordano i tanti ebrei veneziani che si sono adoperati per il bene della Comunità. L'accesso alla Scola è preceduto da una cancellata in ferro battuto e un ampio scalone diviso in rampe.

La sinagoga conserva la disposizione tipica veneziana con l’aròn (armadio sacro) e la tevà (pulpito) posti uno di fronte all’altro ma i vari rimaneggiamenti hanno modificato sostanzialmente le loro strutture; alcune parti della tevà, infatti, sono state trasferite altrove (probabilmente ad Amsterdam). Verso la fine del 1800, venne collocato un organo al posto dell’originario pulpito alterandone la sua funzione e successivamente si cercò di ripristinare le cose e nel 1980 l’organo venne arretrato e nascosto da una pesante tenda per lasciare spazio al coro femminile. Si raggiunge la tevà attraverso due scale in legno e la stessa è posta su un alto basamento, con a fianco colonne corinzie di marmi colorati; la parte finale della stanza è completata da una semicupola di colore azzurro.

I banchi, posti sui lati lunghi della sala uniscono, come di consueto, la zona dell’aròn con il pulpito mentre, sul lato sinistro, una grata di materiale ligneo racchiude l'area dedicata alle donne. Una balaustra semicircolare in legno sorretta da colonne in marmo policromo delimita la zona dell’Arca Santa e sulla porta sono incisi i Dieci Comandamenti. Sul lato destro della sala, vicino ai gradini, è stata posta una piccola lapide che ricorda come nell’anno tra il 1848 e il 1849 gli austriaci, che assediavano Venezia, spararono da Forte Marghera una bomba che colpì la Scola Spagnola, ma miracolosamente «non fece danno, passò con violenza, ma con giudizio».

Un matroneo di forma elittica, che riprende molto quello presente nella Scola Grande Tedesca, si mescola perfettamente con i grandi lampadari olandesi, con le lampade in ottone o in argento e con le tradizionali tende rosse. Particolarmente interessanti sono anche gli inginocchiatoi lignei finemente intagliati.

Frequentata inizialmente dalla sola Comunità Spagnola, la “scola” è oggi il ritrovo principale di tutti gli ebrei veneziani di cui si contano solo qualche centinaia tra ashkenaziti e sefarditi.

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Pubblicato: Venerdì, 30 Gennaio 2015 — Aggiornato: Venerdì, 30 Gennaio 2015

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