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Del complesso monastico e religioso dedicato a Santa Chiara oggi ne è rimasta memoria solo grazie a ciò che potrebbe essere l'attuale testimone del muro di cinta della vecchia isola originaria. Qui il racconto dell'abadessa di Santa Chiara del 1592 narra della consegna del Santo Chiodo, con cui furono trafitti i piedi di Cristo.

L'area dove oggi ha sede la Questura della Polizia di Stato, era in origine una delle numerose isole che componevano la Venezia dei periodi più antichi. Secondo le memorie, nell'anno 1236 quest'isola fu data ad una certa Costanza da Giovanni Badoer — insieme alle sue cugine Maria e Lavinia, figlie di Pietro — perché vi erigesse una chiesa e un monastero, chiesa che in origine portava il nome di Santa Maria Madre del Signore, le cui monache Francescane si chiamavano suore di San Damiano per il primo monastero di Francescane, sotto il titolo fondato da Santa Chiara ad Assisi. Successivamente le monache decisero di cambiare nome, prendendo il nome della Santa, che si estese anche alla chiesa diventando così Chiesa di Santa Chiara.

Il complesso fu eretto grazie al contributo dei nobili Polani e Bernardo.

A causa di un rallentamento significativo della disciplina, il patriarca Antonio Contarini, agli inizi del XVI secolo, effettuò delle riforme interne dividendo in due classi le antiche monache Conventuali da quelle nuove Osservanti, giunte dai monasteri della Croce e del Sepolcro. Venne mantenuta la divisione fino al 1565, momento in cui, sotto il governo dell'abbadessa Gabriela Molin, il monastero divenne un solo corpo di monache Osservanti. Nove anni dopo, il convento andò in fiamme insieme alla chiesa. Entrambi vennero ricostruiti e la chiesa consacrata nuovamente il 27 aprile 1620.

Il 21 giugno 1806, in esecuzione del decreto del Regno napoleonico d'Italia 8 giugno 1805, il convento divenne proprietà del Demanio e le suore trasferite nel monastero di Santa Croce. Tredici anni dopo, il convento diventò un ospedale militare mentre la chiesa ed il campanile furono rasi al suolo.

Della chiesa — oggi abbattuta e della cui traccia si tramanda grazie ad opere come VENETIE MD, la celebre veduta prospettica di Venezia di Jacopo de' Barbari — si è a conoscenza della presenza al suo interno di cinque altari e capolavori di Antonio Vassilacchi, Jacopo Palma il Giovane e Giovanni Battista Lorenzetti. Le Gallerie dell'Accademia ospitano un polittico di particolare rilevanza di Paolo Veneziano, che fu custodito prima nella Chiesa di Santa Chiara e poi collocato nel monastero omonimo.

Suor Maria Felice dalla Vecchia, che fu abadessa di Santa Chiara dal 1592 al 1595, tramanda la narrazione di un evento curioso che interessò il complesso religioso, avvenuto secondo le cronache nell'anno 1262 durante il quale un pellegrino consegnò alle religiose del monastero Santa Chiara una cassettina in rame insieme ad un anello chiedendo loro di conservarli e di consegnarli unicamente a colui che sarebbe giunto nel posto con un anello identico, e a nessun altro.

Passarono tuttavia molti anni e nessuno venne a reclamare la scatola la quale offrì alle monache di che raccontare, vedendola splendente per molto tempo e sentendo nell'aria armonie celesti, nonché scampando miracolosamente ad un terribile allagamento. Tutto questo indusse le monache ad aprire il cofanetto e verificarne il contenuto, rivelandone un chiodo e una scritta: era il chiodo con cui furono trafitti i piedi del Salvatore in croce e il pellegrino in realtà era Re Luigi di Francia travestito.

Il chiodo divenne quindi oggetto di venerazione, trasferito successivamente a San Pantalon.

Attualmente l'area dove un tempo sorgeva il complesso monastico risulta oggi drasticamente modificata, perdendo ogni riferimento di isola a se stante.

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Prima pubblicazione: Sabato, 15 Agosto 2015 — Ultimo aggiornamento: Venerdì, 29 Settembre 2017

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